Lazio, Grasso e D’Alema per appoggiare Zingaretti. E Fassina…

Focus

A destra c’è Gasparri ma bisogna accontentare “Seggio Pirozzi”

Più sì che no. Per quanto riguarda l’appoggio di LeU a Nicola Zingaretti la bilancia sembra pendere sul sì, anche se la decisione finale spetta alla assemblea regionale del lazio fissata per sabato prossimo.

Le parole pronunciate oggi da Stefano Fassina, finora il più irriducibile oppositore della convergenza su Zingaretti, lasciano aperto uno spiraglio nuovo: “Non abbiamo pregiudiziali, abbiamo però punti programmatici da affermare. Con lo stesso criterio con cui lo facciamo a livello nazionale, chiediamo una correzione di rotta nel Lazio, in tre settori: sanità, trasporti e urbanistica. Abbiamo fatto richieste molto chiare a Zingaretti, ma le risposte arrivate fin qui non sono ancora adeguate”: dove quel sottolineare di “non avere pregiudiziali” ma di voler valutare il programma in politichese di solito significa che la porta è aperta.

D’altra parte il Mdp del Lazio – che è più forte di Sinistra italiana –  è favorevole a proseguire la sua esperienza di governo con Zingaretti. Alla riunione di sabato farà sentire il suo peso.

Ma non si tratta solo degli esponenti della regione. Quanto soprattutto di Pietro Grasso – che stima molto il Governatore del Pd – e persino di Massimo D’Alema che stanno spingendo per la conferma di Zingaretti.

E’ chiaro che siamo davanti alla prima prova di leadership del presidente del Senato. Che si trova in questa partita alleato di un D’Alema ‘machiavellico’ che punta a far perdere il Pd in Lombardia e a far vincere Zingaretti nel Lazio per dimostrare che Mdp è decisivo: e far pesare questo dato all’indomani del 4 marzo, naturalmente in chiave anti-Renzi.

Certo, per gli uomini di Mdp bisogna fare i conti con la netta chiusura ad ogni rapporto con il Pd che viene da Nicola Fratoianni, il più duro in questa fase, che punta a far perdere Renzi ovunque, nel Lazio, in Lombardia, nei collegi uninominali. Non che non ci sia una coerenza in questa linea dal suo punto di vista: per lui Zingaretti e Gori pari sono. 

Non così per Mdp. Dove addirittura sarebbe in corso un ripensamento della linea anti-Gori, perché dopo il forfait di Maroni la Lombardia è tornata ad essere contendibile. Far sfumare le quotazioni dell’attuale sindaco di Bergamo per un calcolo “nazionale” potrebbe essere una scelta mal vista dai bersaniani lombardi.

Tornando al Lazio, Zingaretti in ogni caso si troverà di fronte una Roberta Lombardi da giorni in affanno e sicuramente Maurizio Gasparri, Forza Italia ma con fortissimi e storico legami con la destra romana e laziale. Fra i piedi la destra ha ancora la candidatura del sindaco dj Amatrice Sergio Pirozzi. Il quale potrebbe fare un paso indietro dalla Regione per farne uno in avanti in Parlamento: è per questo che c’è chi ha coniato il perfido soprannome “Seggio Pirozzi”.

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