Le 10 cose più importanti successe (e dette) all’Assemblea del Pd

Focus

La proclamazione del segretario, le parole di Renzi, gli interventi di Orlando ed Emiliano, l’elezione delle cariche interne: l’Assemblea del Pd in 10 punti

Il nuovo Pd ha preso forma all’hotel Marriott di Roma in una domenica di maggio. Matteo Renzi ha arringato i mille delegati freschi di elezione dicendo che “per il Pd il 2017 dovrà essere un anno dedicato al Paese, come una specie di servizio civile”.

Ecco, in dieci punti, le cose più importanti successe e dette a Roma.

1. Il presidente della commissione Congresso Roberto Montanari ha ufficializzato i risultati delle primarie, eccoli:

Votanti totali 1.838.938, voti validi 1.817.412
Renzi: voti 1.257.091, pari al 69,17% dei voti validi.
Orlando: voti 362.691, pari al 19,96% dei voti validi.
Emiliano: voti 197.630, pari al 10,87% dei voti validi.

Lo stesso Montanari ha poi proclamato Matteo Renzi segretario nazionale del Partito Democratico.

2. Renzi/1 – “Nessuno del Partito Democratico ha messo o metterà in discussione il governo della Repubblica guidato da Paolo Gentiloni. Lo diciamo da cinque mesi e lo ribadiamo qui. Io sono contento del lavoro che fa il governo, soprattutto perché sta concludendo un lavoro cominciato da noi e lasciato a metà a causa del No al referendum. Noi siamo quelli che stanno dalla parte del governo”. Capitolo chiuso (soprattutto per i giornali)? Speriamo di sì.

3. Renzi/2 – “La legge elettorale è un capitolo sul quale il Pd non farà la parte del caprio espiatorio, non ci faremo prendere in giro dagli altri partiti. Le altre forze politiche hanno bocciato il referendum istituzionale dicendo che in sei mesi avrebbero messo a posto il Paese. Non è vero, hanno riportato il Paese nella palude. Oggi quelle forze politiche hanno una responsabilità davanti al Paese, noi abbiamo fatto varie proposte e ci siamo sentiti dire sempre e solo dei no. La responsabilità di questo stallo non è nostra, non saremo noi a farci inchiodare da una classe dirigente che aveva fatto promesse agli italiani sapendo che non le avrebbero mantenute”. Un messaggio al Parlamento (e anche al presidente Mattarella).

4. Renzi/3 – Il nuovo segretario ha spiegato come si immagina il Pd per l’immediato futuro. Un partito con grandi riferimento internazionali (Obama, per esempio), con i piedi ben radicati nel territorio (per esempio il sindaco di Castelvolturno Dimitri Russo), e che compia un cambio di passo sul web (c’è grande attesa di capire come sarà la nuova piattaforma Bob). Ma soprattutto, per il 2017, Renzi pensa “per il Pd una sorta di servizio civile per il Paese, portando con noi tre parole: la parola lavoro, la parola casa, parola mamme“.

5. Renzi/4 – “Mettiamoci le magliette gialle che tanto successo hanno avuto a Milano e ripartiamo da Roma. Domenica prossima andiamo per le strade e ripuliamo la città”. Se questo è lo spirito, il Pd può cominciare a pensare di creare un’alternativa alla disastrosa gestione M5S della Capitale.

6. L’intervento di Andrea Orlando è stato abbastanza duro. Il ministro della Giustizia ha invitato Renzi a riflettere sugli errori compiuti durante la precedente gestione e intimato il Pd a farsi carico della mediazione da trovare sulla legge elettorale. E poi ha parlato di alleanze: “Un nuovo centrosinistra può nascere non se diciamo ‘tu sì o tu no’, ma se facciamo un programma e lo poniamo all’attenzione di chi ci sta. Dirò una cosa forse impopolare: io sono stato contro la scissione ma a Berlusconi continuo a preferire Bersani. Il Pd, senza un’alleanza di centrosinistra, è condannato all’isolamento o ad avere un rapporto privilegiato con Berlusconi“.

7. Michele Emiliano ha detto di aver condiviso tutto quanto affermato da Orlando ma il suo intervento è stato (inaspettatamente) molto più “tenero” di quello di chi lo ha preceduto. Ha garantito a Renzi “lealtà sui programmi” e lo ha invitato “a far vedere anche un po’ di sofferenza perché gli italiani non hanno bisogno di superuomini”. Ha rivendicato la sua appartenenza alla “comunità del Pd, che nel 2007 ho contribuito a fondare”. Eloquente, “ironico e commosso” il saluto rivolto allo stesso Renzi in chiusura del suo intervento: Hasta la victoria, segretario!.

8. Matteo Orfini viene riconfermato presidente del Pd con 60 astenuti e 16 contrari sui mille delegati presenti. Barbara Pollastrini e Domenico De Santis sono eletti vicepresidenti con un voto contrario e dieci astenuti. Nel ruolo di tesoriere nazionale viene confermato Francesco Bonifazi con undici astensioni e nessun voto contrario. Polemico Orlando, che avrebbe chiesto il riconteggio e che ha dovuto registrare la spaccatura della sua corrente: dei “suoi” 212 delegati solo una minoranza ha seguito l’indicazione di non sostenere la nomina di Orfini nel ruolo di presidente.

9. Il dibattito che si è sviluppato dopo gli interventi di Renzi, Orlando ed Emiliano non è stato particolarmente vivace. Da “circolino rosso” solo l’intervento di Emanuele Fiano che ha parlato così del futuro: “Ho vissuto nella seconda metà degli anni ’90 la speranza di un centrosinistra unito contro una destra aggressiva. Ma quelle coalizioni non esistono più e comunque non finirono molto bene“.

10. Sono stati eletti gli organismi decisionali del Partito Democratico, in particolare la Direzione nazionale, composta da 120 membri, più 20 di diretta nomina del segretario. “Se la volta scorsa quei 20 nomi li avevo scelti tra i sindaci del Pd, oggi li scelgo tra i millennials, i ragazzi a cui la nostra azione politica deve guardare”, ha detto Renzi. La nuova Direzione è stata votata con tre voti contrari e sei astenuti. E’ stata nominata anche la Commissione di garanzia e Maurizio Martina è stato eletto vicesegretario unico del Partito Democratico.

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