Le consultazioni come un reality: che orrore

Focus

Le comunicazioni alla stampa sono ormai propaganda e comizietti. Il pubblico segue il tutto come fosse Un posto al sole

Le consultazioni del Presidente della Repubblica, uno dei momenti istituzionalmente più delicati e in un certo senso solenni sono diventate, nell’era dell’intreccio fra tv e social, una sorta di reality show ad uso e consumo di masse enormi di cittadini-utenti, un canovaccio da Un posto al sole scandito persino con sapienza di tempi televisivi ed effetti scenici – la porta che si apre come se fosse la sigla della nuova puntata: “Vediamo ora che succede, se si lasciano o si fidanzano”, e giù i pareri del “pubblico” via Twitter e degli esperti via maratone televisive.

Ieri dunque abbiamo visto un demagogo come Salvini utilizzare le comunicazioni alla stampa dopo il colloquio con Mattarella per un comiziaccio dei suoi come se si trovasse in una festa della Lega a Brambate: una sconcezza che ha inzaccherato il senso delle consultazioni e delle successive comunicazioni alla stampa, che servono essenzialmente per informare su ciò che la delegazione ha riferito al Presidente.

Abbiamo visto anche che i leader dei partiti maggiori non si sono concessi alle domande dei giornalisti. Talvolta era già successo in passato ma forse si poteva dare spazio a un paio di domande, evitando di dare l’impressione di voler parlare ai propri elettorati – quello si fa con i comizi nelle piazze.

Fra una consultazione e l’altra montano come le onde in tempesta tweet, post, interviste tv, scoop dei siti, spesso condizionando gli attori politici e ancora più spesso frastornando il pubblico (non) pagante. I giornalisti – è il loro mestiere – inzuppano il pane nel minestrone di parole talvolta facendosi essi stessi protagonisti della vicenda spesso impersonando questa o quella parte: e assistiamo a lunghi pomeriggi televisivi – la maratona di Mentana ormai è un classico che come la Settimana Enigmistica vanta un gran numero di imitazioni – con giornalisti e politici a cui il pubblico ormai si è affezionato, come accade con le soap.

È la politica-spettacolo, e non ci si può far niente, meno che mai rivangare i tempi andati quando la politica era in bianco e nero e anzi non si vedeva proprio, al massimo se ne leggeva il giorno dopo sui giornali. Però magari funzionava meglio.

Ma la domanda è questa: è tollerabile che questa soap opera spettacolo venga allestita (anche) al Quirinale? Che la Sala alla Vetrata sia diventata uno studio televisivo?

Forse sarebbe meglio abolire queste sfilate propagandistiche e tenere riservati i colloqui con il Capo dello Stato. 

Il volto tirato e anzi drammatico che Sergio Mattarella ha mostrato ieri sera all’Italia forse ha tradito anche la sofferenza di un grande uomo di Stato alle prese con un mondo nel quale dominano più i riflettori che i pensieri, più i cellulari che le idee, più l’apparire che l’essere: e deve essere un mondo che non piace, a uno come lui.

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