Le contraddizioni dei nuovi ministri targati Lega

Focus

I due esponenti del Carroccio nel loro passato hanno assunto posizioni poco coerenti con i ministeri che adesso guideranno

Nel rimpastino di governo deciso in casa leghista, la salviniana di ferro Alessandra Locatelli, deputata nonché vicesindaco di Como, prenderà il posto dell’altro salviniano Fontana, il quale invece andrà a sostituire la poltrona di Paolo Savona agli Affari Europei. Ma i due esponenti del Carroccio sono davvero le figure giuste per rappresentare quelle importanti caselle?

In primo luogo risulta paradossale il fatto che la neo nominata Locatelli sia costretta a giurare di fronte a un presidente della Repubblica che solo un anno fa criticava fortemente. Come ogni leghista che si rispetti, infatti, anche la Locatelli si muove nel solco del populismo intransigente, quello che se la prende con chiunque, anche con le alte cariche dello Stato pur di accaparrare qualche voto in più. Lo scorso anno appoggiò la crociata promossa dai colleghi Grimoldi e Zoffili per la rimozione dei ritratti del presidente Mattarella dagli uffici comunali del comasco. “Chiederemo a tutti gli amministratori della Lega in Lombardia di rimuovere immediatamente dai loro uffici pubblici la foto di Mattarella, che non rappresenta più un garante imparziale dei cittadini”, scrivevano i tre leghisti. E sempre per seguire il solco del populosmo acchiappa voti, va ricordato come la Locatelli un paio di anni fa sostenne il diniego di donare cibo ai clochard nella sua città. Per non parlare della sua pagina Facebook, ormai contenitore di post e di re-post contro i migranti, contro le Ong e contro Carola Rackete. Vedremo come si comporterà ora nell’importante ruolo di ministro della Famiglia. Certo, fare peggio dell’uscente Fontana, che un giorno sì e l’altro pure attaccava la comunità gay, sarà difficile.

L’altra casella, quella degli Affari Europei, è stata riempita proprio dall’ex ministro della Famiglia. Si tratta di una casella cruciale in questo momento storico per l’Europa, in cui c’è bisogno di portare avanti dossier delicati come la riforma di Dublino. Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che sorgono alcuni dubbi sul ruolo del leghista. Quando infatti era europarlamentare, Fontana si astenne (come tutta la Lega) alla proposta presentata dalla Commissione nel 2016 e approvata nel novembre 2017 dal Parlamento europeo (il M5S votò addirittura contro). Tutt’ora quella proposta è rimasta bloccata dal Consiglio europeo, proprio per il veto della Lega di Fontana, che assieme al blocco di Visegrád si oppone a quella riforma tanto utile all’Italia.

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