Le donne in piazza: il ddl Pillon va respinto

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Il testo in commissione giustizia al senato. Il sottosegretario M5s Spadafora aveva detto: “Non arriverà mai in aula, è archiviato”

È iniziato, srotolando due lunghissimi striscioni di 50 metri l’uno contenenti la lista dei nomi propri dei primi 150mila firmatari della petizione che su change.org chiede il ritiro del ddl Pillon, il presidio lanciato in piazza Montecitorio a Roma da D.i.Re-Donne in Rete contro la violenza, Casa internazionale delle Donne, Non Una Di Meno, Cgil, Arci, Rebel Network, Udi-Unione donne in Italia, Cismai-Coordinamento italiano servizi maltrattamento infanzia. Tra le donne presenti sit-in Francesca Koch, della Casa internazionale delle donne, Raffaella Palladino, presidente di D.i.Re, la deputata Rossella Muroni, la senatrice Monica Cirinna’, e l’arrivo a sorpresa della cantante Fiorella Mannoia.

In piazza anche il Pd. Tra le prime a parlare la senatrice dem Valeria Valente: “Crediamo sia una protesta importante – spiega – alla quale guardiamo con rispetto”. Poi la parlamentare sottolinea l’importanza “di unire la voce esterna di tante associazioni a quella interna al Parlamento” e ricorda che il Pd si batterà per “il ritiro del provvedimento”. Infine Valente si rivolge a M5s di “concretizzare” le “tante dichiarazioni fatte contro il ddl Pillon”.

Dopo il convegno sulla famiglia di Verona, infatti, sembrava che il Ddl Pillon potesse essere archiviato. Il sottosegretario Spadafora, in quota M5s, giorni fa ha detto che il provvedimento “ non arriverà mai in aula, è archiviato “, ma lo scontro tra i due partiti di governo è in corso, e visti i precedenti il provvedimento potrebbe arrivare in aula. Per questo le opposizioni continuano la protesta.

“Oggi siamo al dunque – afferma Valente- vorremmo capire se passeranno dalle parole ai fatti, vedremo la posizione dei senatori cinquestelle e vedremo se sono pronti ad aggiungere la loro voce alla nostra che però – precisa – può essere solo quella del ritiro. Questo disegno di legge non può essere emendato perché intriso di una cultura profondamente distante dal nostro punto di partenza”.

Se il Ddl dovesse essere approvato, imporrebbe ai coniugi con figli che hanno deciso di divorziare un percorso, a pagamento, con la figura del mediatore familiare nell’intento di cercare una mediazione tra i due per evitare il divorzio. Nel caso in cui la mediazione fallisse, entra in gioco la “bigenitoralità perfetta”: affido e mantenimento dei figli vengono divisi equamente tra madre e padre, così come i costi e il tempo.

“Il ddl Pillon è un buon punto di partenza – è l’opinione di Matteo Salvini – il diritto di famiglia va rivisto. Forse Spadafora non lo sa, ma è pieno di bambini che vengono usati dagli adulti per i propri litigi e non è giusto”.

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