Le elezioni dell’incertezza

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Cosa possa uscire dalle urne in un contesto del genere non lo sa nessuno

Il Presidente del Governo Pedro Sanchez, a cui spettava per Costituzione di decidere lo scioglimento delle Camere, ha optato per nuove elezioni il 28 aprile, dopo la bocciatura della legge di bilancio avvenuta nei giorni scorsi.

E’ necessario in primo luogo ricordare che Sanchez non aveva vinto le elezioni e disponeva solo di 84 deputati su 350, cioè guidava un Governo di minoranza pur essendo il leader del secondo partito. Per inciso: anche in Spagna come nelle altre democrazie parlamentari, con qualunque sistema si voti e qualsiasi alleanza nel caso si componga, nessuno ha mai messo in discussione che la persona che guida il partito, sia esso di sinistra o di destra, sia anche, nel caso, il leader del Governo, per assicurare un rapporto saldo e non conflittuale tra partito, parlamentari ed esecutivo.

L’ascesa di Sanchez si è legata ad una particolare votazione parlamentare su mozione costruttiva (ossia volendo abbattere il Presidente del Governo devi indicarne un altro) ai danni del predecessore Rajoy. Particolare perché ha eluso la logica che sta dietro a questo tipo di mozione e che spesso viene reclamizzata per introdurla in altri Paesi, sovrastimandone l’importanza. La mozione costruttiva vorrebbe una cosa precisa, ossia che la caduta di un Governo non fosse solo dettata da una somma di critiche in negativo, non sommabili tra di loro, ma da una proposta positiva condivisa. Invece nel voto a favore di Sanchez il 31 maggio 2018 vi fu una convergenza momentanea in negativo contro Rajoy, anche per le condanne per corruzione relative all’illecito finanziamento del Pp, con Podemos, con i regionalisti baschi e persino i secessionisti catalani di Erc e Pdecat. In realtà fu una sfiducia semplice mascherata da costruttiva: soprattutto i secessionisti catalani non avevano alcuna intenzione di condividere il programma di Sanchez.

A quel punto logica avrebbe voluto che Sanchez andasse rapidamente ad elezioni, forte della nuova posizione istituzionale, come peraltro aveva fatto capire. Invece ha provato a dare alcuni segnali di dialogo ai secessionisti per cercare di governare in modo effettivo. Tuttavia, questi ultimi, nel momento in cui si apre il processo ad alcuni dei loro dirigenti per il tentativo eversivo, sono in una logica a somma zero: non si accontentano di concessioni generiche, ma vogliono arrivare ad aperture proprio sulla secessione e anche di condizionamento sul processo. Richieste ovviamente irricevibili per qualsiasi Governo, nonostante una certa cedevolezza romantica irrazionale presente in vari media italiani per la deriva secessionista catalana. Per questa ragione, almeno ora, di fronte alla bocciatura della Finanziaria a causa della convergenza di tutte le altre forze politiche, Sanchez non ha perso altro tempo, come pure avrebbe potuto, anche grazie all’esercizio provvisorio che comunque non crea un vuoto, e ha scelto la strada di elezioni prima possibile.

Cosa possa uscire dalle urne in un contesto del genere non lo sa nessuno. E’ però indubbio che in un sistema che si è frammentato con ormai cinque forze politiche nazionali (da sinistra a destra: Podemos, Psoe, Ciudadanos, Pp e Vox) Psoe e Ciudadanos sono le due più avvantaggiate perché entrambe, a differenza delle altre, hanno almeno in astratto, numeri permettendo, due possibilità coalizionali. Il Psoe può stipulare un accordo post-elettorale sia con Podemos sia con Ciudadanos. A sua volta Ciudadanos può allearsi sia col Psoe sia col Pp e con Vox (con eventuale appoggio esterno di quest’ultimo). Anche per questo motivo Sanchez e Rivera appaiono al momento i più sereni nell’affrontare l’incertezza, oltre al leader di Vox Abascal, il cui bilancio sarà comunque molto positivo per reazione al conflitto catalano.

L’accelerazione coglie invece, al momento, più impreparati Podemos e Pp. Fermi restando due problemi: il primo è che il sistema è diventato più rigido perché essendo diventati secessionisti i due partiti catalani è diventato strutturalmente più difficile utilizzarli per appoggi esterni agli esecutivi e per accordi puntuali di programma come era sempre accaduto nei decenni precedenti; il secondo è che la formula Psoe-Ciudadanos è divenuta comunque più difficile perché c’è una maggiore polarizzazione destra-sinistra come si è visto nella formazione del governo andaluso, dove Ciudadanos che prima aveva consentito la formazione di un esecutivo socialista ora ha accettato un governo a due col Pp col sostegno esterno dell’estrema destra di Vox.
Più di questo, al momento, prima che la campagna elettorale inizi, non si può ragionevolmente dire.

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