Le mani del governo sui risparmi. Anche Bankitalia nel mirino

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La maggioranza gialloverde vorrebbe riformare via Nazionale per provare a gestire le riserve auree

Il governo gialloverde è alla ricerca disperata di risorse per disinnescare la procedura d’infrazione e nel mirino ora c’è addirittura Bankitalia. Non si tratta soltanto di tagliare i servizi ai cittadini, come ha messo in evidenza ieri Democratica, o al ricorso della Cassa depositi e prestiti come se fosse un bancomat. Nel disperato tentativo di rispondere alle critiche dell’Ue senza aumentare le tasse, il governo gialloverde vuole puntare direttamente ai dividendi di Palazzo Koch. Tanto che il responsabile economcio dem Antonio Misiani parla di “un governo alla frutta, che sta raschiando disperatamente il fondo del barile: dopo aver messo le mani sul salvadanaio dei risparmi postali (1 miliardo di #Cdp), adesso è il turno di #Bankitalia. Non sanno più cosa inventarsi”.

Nell’assestamento di bilancio che il governo varerà mercoledì prossimo ci sarà infatti parte dei dividendi di Bankitalia. La strategia è semplice: si contabilizza tutto quello che c’è di buono all’interno dei conti dello Stato. Ma se la manovra (ai limiti del consentito) dovesse convincere la Commissione a disinnescare la procedura, difficilmente riuscirà ad esaudire i desideri propagandistici di Salvini (vedi ad esempio Flat tax).

Ma c’è un altro aspetto, tutt’altro che rassicurante, su cui starebbe puntando la maggioranza: riformare Bankitalia per arrivare magari a mettere le mani sulle riserve auree.

C’è infatti una proposta di legge firmata da Lega e M5S il cui obiettivo è quello di ridurre gli spazi di autonomia di Palazzo Koch. Una revisione che darebbe spazio alle preferenze dei partiti, come evidenzia Federico Fubini dalle colonne del Corriere della Sera. Si pensi per esempio al sistema di nomine, che con la nuova legge permetterebbe al governo di scegliere direttamente il direttore generale e uno dei suoi tre vice, mentre invece allo stato attuale vengono nominati dal Consiglio superiore della stessa Bankitalia.

Si tratterebbe insomma di una riforma che comprometterebbe l’indipendenza dell’Istituto perché darebbe al Parlamento pieni poteri sullo statuto di via Nazionale. E l’impressione è che dietro tale riforma ci sia il disegno di poter mettere le mani sull’oro di Bankitalia. Il che non è affatto un buon segnale pensando al futuro del nostro Paese: perché dovrebbe essere necessario costruirsi un cuscinetto del genere? Si sta forse prendendo seriamente in considerazione un abbandono della moneta unica? D’altra parte se il presidente della Commissione Bilancio continua a parlare di minibot come moneta alternativa all’euro, qualche dubbio legittimo comincia a venire anche ai meno sospettosi.

Il punto è che una riforma dello Statuto potrebbe consentire al Parlamento di gestire quei quasi mille miliardi di riserve in capo a Bankitalia, oggi invece amministrati da un organo interno di via Nazionale.

E in questo senso va ricordato come a marzo il presidente della Commissione finanze del Senato, Alberto Bagnai, abbia fatto votare una mozione in cui si chiedeva un intervento legislativo chiarificatore sulla natura delle riserve auree.

Staremo a vedere. Intanto, tornando all’imminente partita con Bruxelles, come si diceva, i gialloverdi (con l’acqua alla gola) hanno pensato di usare Cassa depositi e prestiti per racimolare altre risorse. Si tratta di un dividendo aggiuntivo di quasi un miliardo (960 milioni), che si andrebbe ad aggiungere ai dividendi già programmati. È giusto sottolineare come gli utili di Cassa depositi e prestiti siano costituiti in gran parte dal risparmio postale dei piccoli risparmiatori, in particolare anziani e pensionati. Ma soprattutto, basterà una al governo basterà una mossa del genere per superare incolume l’estate? Quel che è certo è che si stanno mettendo in piedi operazioni molto creative e rischiose. Con il risultato che in autunno tutte le criticità torneranno a galla.

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