Le mani sullo sport

Focus

La furia statalista (e poltronista) di Lega e Cinque Stelle non si ferma neppure davanti allo sport, creando un precedente unico al mondo

Ha il sapore della grande beffa il fatto che il governo abbia provato a salvare, agli occhi dell’Unione Europea, la devastante manovra economica, spiegando che verranno ricavati ben 18 miliardi dalle privatizzazioni. Oltre che una previsione irrealistica, infatti, è uno scenario che sembra essere lontano anni luce dalla realtà di un governo che, invece, ha come tratto distintivo quello di uno slancio statalista (o poltronista, termine che, in questo caso, coincide) senza precedenti. Dall’aerospazio alla telefonia, per non parlare di tutti i ruoli istituzionali e di garanzia.

In questo contesto, ciò che sta succedendo sul fronte sportivo ha dell’inquietante. E’ un argomento che, anche a causa delle molteplici mostruosità che questa maggioranza sta trasformando in realtà, non è trattato con il giusto rilievo dagli organi di informazione mainstream. Ma non per questo può essere considerato meno grave. La Legge di Bilancio contiene infatti una disposizione secondo la quale la società “Coni servizi” diventa “Sport e salute”, gli amministratori della quale non sono nominati dal Coni stesso, ma direttamente dalla autorità governative competenti in materia. Come fa notare Sabino Cassese sul Corriere della Sera, “neanche Mussolini si era spinto tanto”.

Se questo provvedimento divenisse legge, tutte le attività strumentali del Coni saranno nella mani del governo, che potrà quindi indirizzare la attività sportive mediante l’uso dello strumento finanziario. E’ un caso che non ha precedenti, non solo in Italia, ma anche nel mondo, dove vige da sempre la regola per la quale lo sport ha una sua autodisciplina globale, non statale né, tanto meno, governativa. Se non verranno apportate correzioni in sede parlamentare, sarà il trionfo di una visione autarchica e nazionalistica che non potrà che fare male. Allo sport italiano, che sicuramente ha bisogno di essere riformato, senza improbabili ritorni a suggestioni del passato, e al Paese, che non merita tutto questo.

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