Le peggiori fake news della campagna elettorale (tutte contro Pd e centrosinistra)

Focus

Siamo ancora una volta di fronte all’ennesimo caso di becero populismo da cui Lega e M5s non hanno voluto prendere le distanze

Dal post indignato in cui un deputato votano al posto dei loro colleghi assenteisti ai benefici concessi ai migranti; dalla finta cugina di Matteo Renzi assunta come portaborse fino alla notizia secondo la quale le schede elettorali inviate agli italiani residenti all’estero sarebbero prive dei simboli dei partiti di centrodestra.

La campagna elettorale che si è appena conclusa, oltre ad essere condita da roboanti (e irrealizzabili) promesse di centrodestra e M5S, è stata avvelenata da molte fakenews. Quasi tutte con lo stesso obiettivo politico, come vedremo più avanti, ovvero danneggiare il Pd e il centrosinistra.

In poco più di un mese le notizie false trattate dalla polizia postale sono state oltre 130. Più di tre al giorno. Molte delle quali palesemente lanciate sul web nel tentativo di condizionare il voto di domani. Un fenomeno che dilaga ormai da tempo e che Democratica ha denunciato in più occasioni, anche con la pubblicazione di quattro report sulla disinformazione.

L’allarme è chiaro da tempo, al punto che il capo della polizia Franco Gabrielli, lo scorso 18 gennaio, aveva presentato un nuovo servizio on line della Polizia postale per permettere ai cittadini di segnalare le false notizie veicolate sul web. Un servizio chiamato “red button”, a cui finora hanno risposto in tanti (oltre 600 i messaggi di denuncia).

La bufala dei richiedenti asilo africani

L’ultima bufala in ordine temporale, si legge sul sito del commissariato online, riguarda un post secondo il quale una delegazione di richiedenti asilo africani, ospitati nella città di Piacenza, avrebbe incontrato il Prefetto della città emiliana per richiedere l’assegnazione di 2mila euro mensili per le proprie esigenze personali.

Qualche giorno fa era stata invece una presunta mail del ministero dell’Interno a destare confusione, una richiesta ai cittadini di partecipare a un sondaggio sullo Ius Soli in cambio di premi in denaro. In realtà “malware” per infettare i computer e rubare i dati personali.

Le regole da seguire diffuse dal Dipartimento di polizia

Sul sito del Dipartimento di polizia sono state ribadite alcune regole fondamentali per non imbattersi in fake news: “Di fronte alla diffusione “virale” delle notizie è sempre importante: in caso di titolo particolarmente sensazionale, leggere bene il contenuto dell’articolo che potrebbe non corrispondere per usare il titolo come “acchiappa clic”; verificare l’effettiva datazione della notizia e se l’indirizzo (Url) corrisponde al reale indirizzo web del giornale/quotidiano. Se si è accertato che la notizia è falsa non divulgarla ulteriormente”.

Le bufale sugli stranieri

Le fake che riguardano i migranti sono quelle si diffondono con maggiore velocità e permeabilità. Come dimostrano questi due esempi.

  1. A inizio febbraio su molti siti è comparso l’annuncio secondo cui l’Agenzia delle Dogane in Liguria avrebbe indetto un bando di concorso per l’apertura di una tabaccheria favorendo “gli immigrati/profughi rispetto ai cittadini italiani”.
  2. Sempre a febbraio, quando il dibattito politico era incentrato sui fatti di Macerata, viene invece diffusa la notizia secondo cui “Don Biancalani, parroco di un paese in provincia di Pistoia e noto per il suo impegno in favore dei migranti, ringrazia Allah per gli stranieri e prova amore per il presunto assassino della giovane”. Notizia condita con foto del parroco abbracciato a due ragazzi di colore.

Le notizie false contro il Pd

Spesso, come accennato, la diffusione delle fake ha l’obiettivo politico di danneggiare il Partito democratico e il centrosinitra. Lo dimostrano i recenti report sulla disinformazione pubblicati da Democratica, nei quali diventa chiaro come la galassia che ruota attorno alle bufale più virali sia formata sopratutto da supporter del Movimento 5 Stelle o dalla destra estrema di Salvini.

Il mese scorso sui social circolava la notizia secondo cui le schede elettorali inviate agli italiani residenti all’estero sarebbero state prive dei simboli dei partiti di centrodestra. Una notizia chiaramente falsa, smentita dalle fonti ufficiali, ma sufficiente a scatenare il sentimento dell’antipolitica e a indignare il web, dove si leggevano frasi come: “Vanno arrestati tutti”.

La bufala contro Ettore Rosato. Quando le smentite non sono sufficienti

Spesso infatti la smentita ufficiale non basta e non riesce ad avere lo stesso eco di una notizia falsa, arginandone la diffusione. Ne è un esempio il caso del deputato che vota al posto dei loro colleghi assenteisti di cui è stato vittima il capogruppo dem alla Camera, Ettore Rosato. In un video viene mostrato un parlamentare che stringe mani e distribuisce dei biglietti, ma la voce narrante ne stravolge il contesto e ne trasforma il significato sostenendo che il parlamentare stesse introducendo delle tessere di presenza per i colleghi assenti. Palese bufala come dimostrato da Democratica qui.

E come se non fosse già sufficiente l’enorme diffusione su WatshApp, l’attivista del M5S Antonio Donnarumma posta il video su Facebook con la grave e pesante accusa: il protagonista del video è Rosato del Pd”, amplificandone così la diffusione. Nel giro di poche ore il post raggiunge circa 20mila condivisioni ottenendo più di 400mila visualizzazioni. In pratica quasi mezzo milione di persone hanno visto questa conclamata fake news pensando che Rosato fosse un “furbetto del cartellino”. E sotto il video, centinaia di commenti indicibili carichi di rabbia e indignazione verso l’esponente del Pd.

In conclusione non è chiaro quanto tali notizie possano influire sul voto di domani. Ma una cosa è certa: non saranno completamente inoffensive vista l’enorme diffusione virale che hanno riscontrato. E qui siamo ancora una volta di fronte all’ennesimo caso di becero populismo che tenta fomentare l’odio e rompere anziché costruire. Un populismo disfattista da cui, purtroppo, alcune forze politiche come Lega e Cinquestelle non hanno voluto prendere le distanze in questa anomala campagna elettorale.

 

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