Le politiche di Trump rischiano di far perdere agli Usa l’assegnazione di Mondiali e Olimpiadi

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Il presidente della Fifa Gianni Infantino: “Presentare una candidatura per l’organizzazione di una competizione Fifa significa consentire a tutti di entrare in quel Paese”

Donald Trump e i suoi provvedimenti che hanno di fatto chiuso le frontiere per i cittadini di 6 stati a maggioranza islamica – Iran, Siria, Sudan, Libia, Yemen e Somalia – rischiano di costare caro agli Stati Uniti. Infatti se dovessero essere confermati gli ordini esecutivi del presidente candidature all’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2026 e di Los Angeles per le Olimpiadi del 2024 sarebbero fortemente a rischio.

E’ stato il presidente della Fifa Gianni Infantino, per la candidatura mondiale, ad avvisare l’amministrazione Usa: “Presentare una candidatura per l’organizzazione di una competizione Fifa significa consentire a tutti di entrare in quel Paese, altrimenti non sarebbe un Mondiale. Poi ognuno può decidere se richiedere o meno l’organizzazione”. Infantino ci tiene a precisare che la sua non è una critica a Trump, “per il quale ho enorme rispetto”.

Ma non è solo la chiusura delle frontiere a pesare sull’eventuale decisione della Fifa di escludere gli Usa dalla corsa ai mondiali 2026. Sì perché a presentare la candidatura sarebbero infatti Usa, Canada e Messico insieme, quindi la realizzazione del muro tra Usa e Messico – altro progetto di Trump – sarebbe un ulteriore ostacolo all’assegnazione della Coppa del Mondo.

Discorso analogo sussiste per l’assegnazione delle Olimpiadi 2024. Nessun Paese con restrizioni alle frontiere può ospitare un evento che prevede la presenza di cittadini di tutti gli stati. Così la candidatura di Los Angeles – unica avversaria di Parigi nella corsa alle Olimpiadi 2024, dopo il ritiro di Roma e Budapest – è fortemente a rischio. Dunque Parigi aspetta con lo champagne in mano, dopo aver brindato per il ritiro della favorita Roma – a causa della decisione della giunta Raggi – ora potrebbe vedersi assegnata i Giochi senza nessuno sforzo, ma solo a causa di errori o politiche degli altri Paesi.

 

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