Le ragioni del fascismo sommerso

Focus

La suggestione del ventennio è legata al desiderio più o meno consapevole di semplificare la rappresentazione delle cose

Nei vari decenni dell’ormai lungo dopoguerra, accanto ai militanti di estrema destra, non pochi elettori o persino attivisti di forze politiche democratiche nutrivano un atteggiamento indulgente e talora addirittura nostalgico verso il ventennio. Forse più nel centro-sud e nei paesini, più in alcune realtà che in altre. E non mi riferisco tanto al fenomeno, noto e studiato, della frequente continuità fra i notabili “di prima” e quelli “di dopo”. No; alludo alla “pancia” del nostro e di altri Paesi. Forse le pulsioni e i rigurgiti di fascismo non sono legati solo a pochi facinorosi; trovano piuttosto un substrato culturale favorevole in una sorta di fascismo sommerso.

E, di nuovo, non parlo solo di una mentalità caratterizzata dalla xenofobia, dall’intolleranza o magari da principi ultraconservatori, bensì proprio di come ci si ponga nei confronti dell’esperienza storica incarnata da Benito Mussolini. Quasi fosse un fiume carsico, si tratta di un fascismo pronto di tanto in tanto a riemergere.

Come farvi fronte? Traggo qualche motivo di riflessione, ad esempio, da ciò che di recente hanno scritto, in riferimento ad altro, Biagio de Giovanni e Daniele Garrone (docente alla Facoltà valdese di Teologia). Il filosofo si soffermava sulla perdita di potere del significato delle parole, per dir così, e sulla frattura fra le parole e le cose. Ecco: cosa evocano oggi, poniamo, vocaboli come liberale o socialista? Molto poco. E più in generale le argomentazioni razionali, basate proprio sul collegamento di termini e concetti, sembrano “armi” spuntate. Per prevalere, parrebbe importante piuttosto sopraffare l’altro, rumoreggiare, confondere. Il chiasso prende il posto della comunicazione. E talora, come nella “neolingua” di cui ci narrava Orwell, le parole finiscono per significare il loro contrario. Garrone, dal canto suo, poneva l’esigenza di ridar linfa alla cultura politica. Il venir meno dei due grandi partiti dell’Italia post-bellica, la Dc e il Pci, non ha comportato un approccio più “laico” e razionale ai problemi. Si sono anzi acuiti gli atteggiamenti opposti. Si tratta, dunque, di tornare a ragionare e a discernere, in risposta alle sfide di un mondo mutevole e complesso.

Ecco; forse la suggestione del ventennio è legata anche al desiderio più o meno consapevole di semplificare la rappresentazione delle cose. Ed è una spinta da contrastare con decisione, giorno per giorno.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli