“Dovete ridare 49 milioni”: però Salvini fa il bullo

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Il vicepremier sbeffeggia la decisione della giustizia: “Il popolo è con me”

Se questa è la fine della Lega, come aveva detto nei giorni scorsi il sottosegretario Giorgetti, non è dato sapere. Ma un dato è certo: le sentenze vanno rispettate, tutte. Anche se riguardano un partito di governo. E oggi che il tribunale del Riesame ha confermato la sentenza della Cassazione stabilendo che la Lega ha truffato lo Stato, e i quindi i cittadini italiani, per 49 milioni di euro, per il carroccio si apre un problema serissimo.

La somma, enorme, è nata dall’appropriazione di rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010 per cui sono stati condannati in primo grado Umberto Bossi, l’ex tesoriere Francesco Belsito e tre ex revisori dei conti. Proprio a seguito di queste condanne, circa 3 milioni di fondi della Lega Nord sono stati da subito sequestrati in via preventiva, ma troppi ancora sono quelli che mancano all’appello.

Da qui la decisione del Tribunale del Riesame che ha disposto, “il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta anche delle somme di denaro che sono state depositate sui conti correnti e depositi bancari intestati o comunque riferibili alla Lega Nord successivamente alla data di notifica ed esecuzione del decreto di sequestro preventivo emesso dal tribunale di Genova in data 4 settembre 2017, fino a concorrenza dell’importo di 48.969.617 euro”. In parole povere: si devono sequestrare tutti i beni, anche quelli futuri, del partito, ovunque si trovino. Ora bisognerà capire, dai dettagli della sentenza, come la procura potrà procedere al sequestro. Ma la strada è segnata e non basterà cambiare un nome per cancellarla.

Secondo le stime oggi nelle casse del partito rimangono “soltanto” 5 milioni: che fine hanno fatto tutti gli altri? Salvini non ha mai saputo dare risposte convincenti lasciando sospesi troppi interrogativi che sarebbe davvero il momento di sciogliere. Come sono stati spesi i soldi? Perché sono stati spesi e non restituiti all’erario, visto che dagli atti del processo di Genova risulta che quell’ammontare era nelle casse della Lega quando Umberto Bossi fu scalzato e sostituito da Roberto Maroni e poi da Salvini? Perché il ‘Capitano’ non si è costituito parte civile nel processo che è stato fatto contro la precedente dirigenza?

Il leader della Lega continua ad ostentare tranquillità mista a stizza e la reazione sui social per aizzare i suoi fedelissimi, non lascia dubbi: il colpo è arrivato forte e chiaro. E non poteva essere altrimenti. In quale altro Paese europeo (e non solo) sarebbe possibile per un partito appropriarsi di un somma così ingente e non subire alcuna conseguenza? In quale altro Paese il ministro degli Interni può candidamente dichiarare che il consenso popolare vale più di una sentenza della magistratura? Oltre a pretendere risposte dalla Lega, rimaniamo in attesa anche di una qualsiasi dichiarazione da parte degli alleati di governo. Per ora dal Movimento 5 Stelle soltanto un silenzio complice.

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