Dietro il teatro, la bonaccia del nuovo Caf

Focus

L’Italia di oggi sprofonda verso crisi e isolamento così come l’Italia politica di allora (fine Prima Repubblica) si avviava al suo drammatico tramonto

Chissà se Salvini e Di Maio sanno di essere mediocri imitatori di una delle stagioni insieme più stabili e litigiose della Prima Repubblica, quella che prima del crollo di Tangentopoli vide la DC e il PSI reggere le sorti del paese attraverso una continua sequela di conflitti unita ad una solida spartizione del potere?

Il confronto tra gialloverdi e “pentapartito” suona azzardato – e certamente poco rispettoso della qualità di quelle ultime classi dirigenti socialiste e democristiane, che con tutti i loro limiti ci appaiono gigantesche rispetto alla banda di mistificatori che oggi guida l’Italia – ma nondimeno è un confronto che può aiutare a capire il gioco delle parti orchestrato da Lega e Cinque Stelle.

La giornata di oggi chiude platealmente il finto psicodramma andato in scena nelle ultime settimane: non ci sarà nessuna crisi di governo, non ci sarà nessun voto anticipato (almeno nel breve periodo, ma forse neanche in quello medio), non ci sarà nessun cambiamento sostanziale nella composizione dell’esecutivo.

Lo scandalo del RussiaGate – e dunque il sospetto che il nostro ministro dell’Interno sia ricattato da una potenza straniera ostile all’Unione europea e alle alleanze di cui fa parte l’Italia – è stato sostanzialmente insabbiato da un’accorta e spregiudicata gestione politica e comunicativa: Salvini non verrà in Parlamento per rispondere agli interrogativi sollevati dall’opposizione, Conte ha coperto (di noia) i traffici orchestrati da collaboratori di Salvini, Lega e Cinque Stelle hanno messo in piedi un’operazione congiunta di distrazione di massa che con il caso Bibbiano ha permesso di spostare l’attenzione pubblica da un enorme tema di sicurezza nazionale ad una speculazione politica infame (perché giocata sulla pelle di bambini) ma particolarmente efficace.

Il tutto si è svolto sullo sfondo di uno spettacolo quotidiano di dichiarazioni di fuoco incrociate tra leghisti e grillini, che si sono reciprocamente accusati di essere privi di dignità e non meritevoli di fiducia. Salvo poi ricomporre il tutto attraverso il più classico degli scambi di potere: Salvini garantisce a Di Maio la sopravvivenza del governo senza troppi scossoni incassando Tav e complicità sul RussiaGate, Di Maio guadagna cospicui tempi supplementari per la propria carriera politica in cambio del cedimento strategico sulla Tav. Come nella prima repubblica, ma molto peggio che nella prima repubblica.

Perché ai tempi del Caf i due principali contendenti erano capaci di negoziare qualche compromesso di sostanza, pur dicendosene di tutti i colori. In questo caso, al contrario, lo spettacolo somiglia più ad uno show sado-maso con un servo e un padrone impegnati a rappresentare tutte le variabili della sottomissione. Eppure un tratto comune tra gli ultimi anni tranquilli della Prima Repubblica e la stagione gialloverde c’è: la stabilità sostanziale di un quadro politico litigioso. E se l’ultima legislatura prima del diluvio di Tangentopoli, la decima della storia repubblicana, durò fino al limite dei canonici cinque anni (dal luglio 1987 all’aprile 1992), la legislatura gialloverde potrebbe avere una dinamica del tutto simile. Con moltissimo rumore di fondo a coprire una spartizione del potere puntuale e meticolosa, mentre l’Italia di oggi sprofonda verso crisi e isolamento così come l’Italia politica di allora si avviava al suo drammatico tramonto.

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