Stanno giocando con i soldi degli italiani

Focus

La strategia è aumentare lo scontro con l’Ue fino alle elezioni europee con l’idea che più moniti e bocciature arrivano da Bruxelles e più gli italiani diventeranno euroscettici

Il 2,4% non è più un tabù: è iniziata l’inevitabile retromarcia del popolo anche sulla manovra. Dopo l’uscita dall’euro, i vaccini, le sanzioni alla Russia, l’Ilva e il Tap, ora forse è arrivata anche l’ora della retromarcia anche sulla sbandierata manovra che doveva portare il deficit al 2,4% per fare spesa clientelare senza investimenti. Una linea del Piave indifendibile fin dal primo giorno, ma sufficiente per gli esponenti della maggioranza per feste e spot elettorali su balconi e barconi e per lanciare un controproducente guanto di sfida all’Unione europea al grido di “me ne frego” e “tiro dritto”.

Se fosse reale la volontà manifestata ieri dal Governo di arrivare a un compromesso con la Commissione europea prima dell’avvio della procedura di infrazione sarebbe comunque una buona notizia. Ma non si può ignorare il balletto di questi mesi e credo che sia importante chiarire bene, anche per poter rispondere alle critiche verso l’Europa, che spesso si annidano anche nei mondi che frequentiamo tutti i giorni, quali sono le regole europee e perchè dobbiamo rispettarle.

Martedì scorso la Commissione europea ha bocciato ufficialmente la manovra italiana raccomandando al Consiglio di aprire una procedura di infrazione. Nel documento (http://europa.eu/rapid/press-release_IP-18-6462_it.htm) si conferma “l’esistenza di un’inosservanza particolarmente grave” delle raccomandazioni rivolte all’Italia a luglio 2018.

Questo lo abbiamo letto tutti ma in concreto cosa significa? E, soprattutto, perché sui giornali si spiega la gravità di questa notizia mentre dal Governo fino a ieri rispondevano sprezzanti e alla fine sembra che non succeda mai niente?

La verità è che la lunghezza delle procedure europee e i tanti passaggi che queste prevedono incoraggiano le illusioni della maggioranza leghista e grillina e di quanti credono alle loro proposte, a volte fantasiose e non basate sulle possibilità reali.

La convinzione di molti in Italia è che l’Unione europea abbaia ma non morde. Quella della procedura di infrazione però è un po’ come la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene”. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.

Inoltre dobbiamo sottolineare che cedere oggi invece che dopo le elezioni europee e a procedura avviata limita i danni, anche se non li cancella. Infatti se anche il negoziato con Bruxelles si dovesse chiudere ad esempio su un deficit al 2,1% sarebbe comunque il peggior negoziato della storia: per ottenere quello che avremmo potuto avere mesi fa con un atteggiamento più realistico e costruttivo, puntando subito ad esempio al 2% e con misure per gli investimenti, Lega e Movimento 5 Stelle hanno bruciato miliardi di euro di aumento di spread. I quattro decimali di differenza tra il 2 e il 2,4%, “numerini” senza importanza per i nostri governanti, valgono poco più di 7 miliardi di euro, che è una stima conservativa di quanto pagheremo l’anno prossimi di interessi maggiorati sul debito. Se poi si conta la diminuzione della ricchezza delle famiglie causata dal ribasso dei Btp e il peggioramento di corsi azionari e obbligazionari si arriva a una perdita di 145 miliardi di euro. La stima è di Bankitalia.

Una follia, che è la ripetizione in grande di altre follie sovraniste, come gli 80 milioni di euro di spese in più sprecati da Luigi di Maio per dare il via libera con due mesi di ritardo a un accordo sull’Ilva già fatto dal Governo precedente.

Le illusioni europee

In particolare le illusioni del Governo sono: uno, siccome le procedure di infrazione sui conti pubblici nella storia europea non hanno mai portato a sanzioni questa volta non succederà neanche all’Italia. Due, dopo le elezioni europee di maggio si farà in tempo a correggere la manovra e a riparare i danni fatti in questi mesi. Tre, la bocciatura della Commissione europea e la sfiducia degli investitori che fa salire lo spread sono due cose scollegate, per cui basta tenere d’occhio il secondo.

Le regole europee

Il principio alla base delle regole europee sui conti pubblici, cioè del Patto di Crescita e Stabilità e di tutte le normative per rafforzarlo compreso il Fiscal Compact, è che in un’unione monetaria la bancarotta di un Paese danneggia tutti gli altri. Per questo durante la crisi i Paesi europei, compresa l’Italia, hanno dovuto sborsare circa 500 miliardi di euro per finanziare cinque piani di salvataggio di altrettanti Paesi. Nessun governo europeo ha voglia di dover spiegare ai propri contribuenti che devono sborsare altri soldi per pagare le promesse impossibili di Salvini e Di Maio. Se lo spread e i relativi interessi sul debito dovessero aumentare ancora l’Italia potrebbe trovarsi nella condizione di non riuscire a finanziarsi sui mercati e a dover ricorrere al Fondo salva-Stati, cioè la cassa comune. Ecco perché gli inviti dei due vicepremier italiani a farsi gli affari loro agli altri Paesi dell’eurozona, che appoggiano compatti la procedura di infrazione contro l’Italia, sono insensati: è esattamente quello che stanno facendo.

Le tappe:

  • Tutti gli Stati membri sono tenuti a inviare la bozza della legge di bilancio per l’anno successivo alla Commissione entro il 30 ottobre. E’ il cosiddetto Semestre Europeo.
  • Dopo vari moniti e osservazioni informali la Commissione esprime con un parere ufficiale la propria posizione. E’ quello che ha fatto martedì 21 novembre raccomandando al Consiglio, cioè agli Stati membri, di aprire una procedura di infrazione.
  • I ministri delle Finanze europei ne discuteranno nelle riunioni del 3-4 dicembre e in quelle successive.
  • Una volta avuto il via libera dai ministri la Commissione può aprire la procedura di infrazione, al più tardi entro il 22 gennaio.
  • Allo Stato membro in questione si possono dare da tre a sei mesi di tempo per correggere la manovra prima di applicare concretamente le sanzioni.

In concreto a Palazzo Chigi i cultori del “sovranismo con i soldi degli altri” stanno contando sul fatto che per fare manovre correttive c’è tempo fino a luglio. La strategia è aumentare lo scontro con l’Ue fino alle elezioni europee con l’idea che più moniti e bocciature arrivano da Bruxelles e più gli italiani diventeranno euroscettici e correranno a votare Lega o Movimento 5 Stelle per difendere la Patria.

Ci sono però alcuni fattori che il Governo non ha ben calcolato:

  • Primo: gli italiani non sono scemi. Nello scontro con l’Ue sulla manovra la maggior parte dei cittadini ha capito benissimo che chi difende i nostri risparmi è la Commissione e non i partiti sovranisti. Per questo continua ad aumentare il consenso all’euro anche tra chi continua a dire di voler votare i partiti di maggioranza. Molti si sono illusi di poter dare un voto di protesta a costo zero, ma quando si renderanno conto dei costi reali ci penseranno due volte prima di affidarsi ai populisti. E’ lo stesso processo che sta avvenendo in Gran Bretagna con la Brexit.
  • Due: anche se è vero che in teoria c’è tempo fino a luglio prima di arrivare alle sanzioni concrete e che queste non sono mai state comminate prima, è anche vero che questa è una situazione senza precedenti perché lo sforamento dei parametri non è la conseguenza di una situazione economica di crisi reale, ma è una scelta politica di sfida alle regole che garantiscono la stabilità e il benessere di tutti. Questa volta la reazione di Stati membri e Commissione potrebbe essere sorprendentemente veloce. I modi per far pagare all’Italia le sue scelte sono virtualmente infiniti. Inoltre i paragoni con Francia e altri Paesi sono fuori luogo perché si tratterebbe della prima procedura aperta dopo l’approvazione del Fiscal Compact e questa potrebbe essere la prima volta che viene applicata la procedura di infrazione per debito eccessivo.
  • Tre: le stime sui tempi fatte da Palazzo Chigi sono in realtà un azzardo sulla pelle degli italiani, perché se ci dovesse essere un peggioramento repentino del clima economico internazionale (guerre commerciali, conflitti, petrolio ecc.) l’Italia finirebbe velocemente sull’orlo della bancarotta e, dal momento che il debito italiano è molto più grande di quello della Grecia, negli scenari peggiori non basterebbero la buona volontà e gli aiuti dei Partner Ue per salvarci dalla bancarotta e dall’uscita dall’euro, e quindi dall’Ue.
  • Quattro: anche se tutto fila liscio fino alla europee e poi il Governo, o un nuovo Governo Lega-Forza Italia, fa marcia indietro in tempo per evitare le sanzioni europee, nessuno ci potrà togliere le altre “sanzioni” dei mercati e della politica europea: interessi maggiorati sul debiti di minimo 6 miliardi di euro e riforma dell’eurozona fatta senza e contro l’Italia. Senza contare i tantissimi dossier europei in cui un’Italia senza più una voce credibile dovrà accettare le decisioni prese dagli altri. Anche qui come con la Brexit sarà una corsa degli altri Paesi a spartirsi le spoglie.

Se guardiamo fuori dall’Italia ci accorgiamo che il copione dei populisti euroscettici è sempre lo stesso, ma viene ripetuto con attori e contesti diversi: promesse mirabolanti e irrealistiche, negoziati impossibili e poi le retromarce poco dignitose che lasciano ai cittadini un esoso conto da pagare.

“Brexit means Brexit”, aveva scandito Theresa May all’inizio del suo mandato. Peccato che dopo due anni di negoziati ha dovuto accettare le regole del mercato interno europeo e l’impossibilità per la Gran Bretagna di siglare accordi commerciali con Paesi Terzi. Un suicidio politico ed economico che difficilmente otterrà il via libera del Parlamento inglese, ma che nel frattempo è già costato un mucchio di soldi all’economia della Gran Bretagna e molti posti di lavoro volati dall’altra parte della Manica.

Domenica la parabola del sovranismo italiano e britannico si sono incontrate nel vertice di Bruxelles. Conte e May ne sono usciti con le ossa rotte e non è difficile prevedere che entrambi non hanno di fronte una lunga carriera politica. Quello che resterà invece, e molto a lungo, saranno i sacrifici richiesti ai cittadini per riparare i danni delle avventure sovraniste.

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