Lega e M5s stanno già litigando di nuovo

Focus

Il vertice richiesto da Di Maio non ci sarà a breve. Intanto un emendamento leghista allo Sblocca Cantieri riaccende lo scontro

Nel suo atteso discorso al Paese, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiesto ai due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, di chiarire se intendono proseguire con l’esperienza di governo o mantenere i toni visti in campagna elettorale, magari auspicando il voto anticipato. Un discorso di 60 minuti che ha la sostanza – e anche la forma – politica di un aut aut. 

La risposta è arrivata a breve, ma mentre a parole c’è l’impegno ad andare avanti, nei fatti le liti sono già riprese.

 “Il governo va avanti se tutti mantengono la parola data. Tempo da perdere non ne abbiamo. Io non ho litigato con nessuno. Noi vogliamo andare avanti, la Lega c’è”. Risponde Matteo Salvini, mentre è ancora in corso la conferenza stampa.
Un’ora dopo arrivano su Facebook le parole di Luigi Di Maio che invoca un vertice, quel vertice che finora Salvini ha sempre rifiutato.”Il Movimento 5 Stelle è la prima forza politica di maggioranza e ha sempre sostenuto questo Governo. Lo abbiamo sempre fatto lealmente e crediamo che ci sia ancora tanto da fare e soprattutto un contratto da rispettare. Noi siamo leali, vogliamo metterci subito al lavoro e crediamo che i fatti siano la migliore risposta in questo momento”.
E oggi in un intervista al Corriere della Sera il leader grillino ha ribadito che il governo Lega-M5s può andare avanti se c’è un’agenda condivisa, non per “vivacchiare” ma per “dare risposte, non c’è altro tempo da perdere”. 
Ma l’incontro non ci sarà, almeno a breve. Due dei protagonisti coinvolti sono in giro per l’Italia e per il mondo. Matteo Salvini, infatti, è ancora impegnato nella campagna elettorale. E Giuseppe Conte è impegnato per un evento istituzionale in Vietnam. 
Ma al di là delle parole di rito, tutti sanno che il vero banco di prova saranno i prossimi appuntamenti. A partire dalla giornata di domani, mercoledì 5 giugno. Oltre alla replica attesa di Bruxelles alla lettera inviata dal ministro Tria,  sarà il giorno di due provvedimenti su cui lo scontro non è mai venuto meno: il decreto Sblocca cantieri e il decreto crescita.
Ed è  sullo stop per due anni al codice degli appalti che si manifesta il veleno nei confronti dell’alleato. Niente accordo, ieri sera, alla riunione a Palazzo Chigi sull’emendamento del Carroccio. “Chi tradisce il contratto, tradisce il Paese”, spiega il leader del Movimento sempre al Corriere della Sera. “Se il governo dura? Lo sapremo entro giugno”. Ma precisa: “Per quanto mi riguarda, non ho mai pensato né prima né dopo le Europee di farlo cadere”.

Ma l’emendamento leghista sulla sospensione biennale del codice degli appalti non piace proprio ai pentastellati e se non venisse ritirato potrebbe dare la spallata finale al già precario equilibrio della maggioranza, facendo saltare banco.

Lo dice chiaramente il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli a Radio24: “L’emendamento presentato dalla Lega sullo Sblocca cantieri, che sospende per due anni il codice degli appalti, è un pretesto per creare caos e far cadere il governo. Quell’emendamento è una follia e una stupidaggine: non sta in piedi è contestato da tutti”.

E lo stesso Conte ha (di nuovo) lanciato “un appello agli amici della Lega” perchè “questo super-emendamento al decreto sblocca cantieri è stato presentato adesso, dopo aver rimesso in discussione il lavoro di mesi”, spiegando che “questo super-emendamento ha portato altri 400 emendamenti, anche dalle opposizioni. Siamo a pochi giorni dalla conversione, dobbiamo passare alla Camera”.

Non meno a rischio il passaggio sul decreto Crescita. Il muro eretto dalla Lega ha fatto uscire dal testo approvato dal consiglio dei ministri il cosiddetto “Salva Roma”. E proprio tra le pieghe del provvedimento potrebbe nascondersi la “tagliola” per l’esecutivo gialloverde. 

Alcuni quotidiani paventano l’ipotesi strategica del Movimento 5 Stelle di tentare un rimpasto di governo. L’idea sarebbe quella di mettere alla prova la Lega che, finora, si è tenuta fuori – secondo Luigi Di Maio – dai ministeri più delicati, le cui politiche hanno fortemente ridimensionato i loro consensi. Insomma la soluzione sarebbe affidare al Carroccio i dicasteri più difficili e quelli al centro delle polemiche. Ma prima di pensare ad un rimpasto, dovrebbero almeno vedersi.

Un quadro già compromesso, insomma, in cui pesano le parole del sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti intervistato da Repubblica: Conte voleva farsi “ombrello” per salvare il suo governo, ma è inutile “perché se poi non piove grandine ma pioggia nucleare, radioattiva, hai voglia allora a farti ombrello. Non basta, l’ombrello si scioglie…”.

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