“Gli affari sporchi tra Mosca e la Lega, a spese degli italiani”, parla Anna Zafesova

Focus

I leghisti e gli affari con il sottobosco di oligarchi russi in cerca di un posto al sole nella cerchia ristretta di Putin

I rapporti tra la Russia e Salvini. Il leader leghista non ha mai nascosta il suo apprezzamento per Vladimir Putin. Oggi un’anticipazione del settimanale l’Espresso parla di alcuni rapporti oscuri tra intermediari leghisti e oligarchi russi. Solo affari o c’è qualcosa di più? A spiegarcelo è la giornalista de La Stampa ed esperta di Russia Anna Zafesova, con cui abbiamo cercato di approfondire meglio gli aspetti del potere russo e il sottobosco che lo circonda.

L’anticipazione del settimanale l’Espresso porta alla luce un presunto finanziamento della Russia di Putin a Salvini per le elezioni europee. Lei pensa sia plausibile? E quali interessi ha Putin nel successo elettorale leghista?

E’ perfettamente plausibili, tutto è molto verosimile. Il punto principale è il guadagno sullo storno del 4% della vendita di questo gasolio scontato a favore dei russi. In sostanza è un contratto, poi su questo prezzo si fa uno sconto. Tutto quello che gli italiani guadagnano da quello sconto va nelle tasche dei russi. In pratica è una cresta che verrà pagata dai consumatori italiani in primis e dai contribuenti russi. Quindi innanzitutto si parla di affari. Si deve però precisare che questa cricca degli oligarchi ortodossi – quelli incontrati dai rappresentanti leghisti e con cui si è fatto quest’affare -, adesso viene tenuta parecchio a distanza dal Cremlino. Quindi cercano di scalare posizioni per raggiungere nuovamente i favori del presidente. Sia la cresta che questa voglia di entrare nelle grazie del presidente sono qualcosa di consueto nella vita economica e politica russa. Dopo che questi soldi guadagnati dai venditori italiani siano usati per finanziare la Lega è verosimile. Ma non si tratta di un finanziamento diretto del Cremlino a Salvini, ma piuttosto di una sorta di finanziamento indiretto.

L’inchiesta parla di un sottobosco di intermediari. E spesso quando ci si riferisce alle interferenze russe in occidente compaiono alcune figure poco inquadrabili. Quanto il sistema di potere di Putin utilizza questi personaggi?

Le ingerenze e le sortite russe nelle varie vicende internazionali, dalla Siria al Venezuela alla fine si fanno risalire a personaggi ambigui. Dal cuoco al violoncellista di Putin solo per citarne due. Il sistema putiniano è un sistema in cui il presidente è al centro della vita del Paese, attorno a lui si muovono cerchi concentrici con una sorta di lotta per raggiungere il cerchio più ristretto. La legittimità del potere Putin la esercita attraverso il consenso elettorale. Tutte le figure politiche ed economiche cercano di accattivarsi le grazie del presidente. Molte iniziative, anche quelle più bizzarre, sono esclusivamente in funzione di ingraziarsi i favori di Putin. Ad esempio la legge antigay -solo per citarne una – è la proposta da un politico locale di San Pietroburgo, che poi  riscontrando i favori di Mosca diventa legge federale, con il propositore promosso deputato della Duma. Il percorso dello stesso cuoco di Putin è uno scalare posizioni nel cerchio magico del presidente fino poi ad innalzarsi a fedelissimo. Quello che però si deve capire che tutto gira intorno agli affari e nello scalare posizioni in seno al potere russo.

Da tempo si analizzano i rapporti tra il presidente russo e i sovranisti. Come una vittoria del fronte sovranista in Europa potrebbe aiutare la Russia? C’è il rischio di uno spostamento da Washington a Mosca con tutte le sue conseguenze?

In molti sperano in un fronte europeo sovranista che possa spostare l’asse verso Mosca. Seppur con diverse tonalità – lo stesso Putin anche se non si è mai sbilanciato troppo apprezzerebbe quest’eventualità -, è una realtà che si fa sempre più strada. Le ideologie tra il partito del presidente e i partiti di destra europea sono molto affini. Un’ideologia anti-liberale e anti-occidentale. Sugli aiuti della Russia ai sovranisti il discorso è diverso. La Russia vorrebbe che governi amici si insediassero in Europa per abolire le sanzioni alla Russia. Al momento Putin non ci è riuscito, nemmeno con i governi amici come quello ungherese di Orban o con lo stesso governo italiano. Conte quando si è insediato aveva parlato di rivedere le sanzioni, ma in Europa nessuno l’ha proposto. E’ tutto una questione di soldi, in pratica la Russia non ha niente da offrire. Anche la boutade che era circolata circa un’acquisizione da parte russa del debito italiano si scontra con la realtà economica del Paese.

Quando in Italia si parla di Russia si pensa sempre ad una grande potenza economica, ma è realmente così oppure la grande potenza economica e militare si è dissolta con l’Urss?

La Russia secondo vari sistemi di calcolo ha un Pil paragonabile a quello italiano. Avendo molti più abitanti si può considerare che ha un terzo del Pil pro capite rispetto all’Italia. La ricchezza è concentrata in poche mani, gli oligarchi di Putin sono molte più ricchi degli oligarchi di Eltsin. La Russia è un paese che dipende dal petrolio, non c’è un vero tessuto industriale e le infrastrutture non sono minimamente paragonabili a quelle occidentali. Questi dati e queste considerazioni fanno riflettere sulla situazione economica che vive oggi il Paese.

Ma il potere putiniano è vicino alla fine?

La fine dell’era Putin è inevitabile, se non altro per motivi fisiologici. E’ al potere da vent’anni e dal 2024 non si potrà più candidare alla presidenza. Quindi si parla già di una transizione. Poi si sono i problemi del Paese. Si è interrotta la mobilità sociale dei primi due decenni post caduta. Quello russo è un sistema che ha smesso di generare ricchezza dal 2014. A quel punto c’è stato un cambio di strategia di Putin: lo scambio tra la ricchezza generata e la promessa di tornare ad essere un grande Paese. La strategia tra la televisione e il frigorifero: per quanto la televisione possa piacere, è il frigorifero ad essere prediletto. In Russia ci sono quasi venti milioni di poveri – secondo il sistema russo e non quello occidentale -, quindi un russo su sette. Una dura realtà che mostra il fallimento di un sistema di potere.

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