Lega, sondaggi concordi: il vento sta cambiando

Focus

Tutti gli istituti di sondaggi fotografano il calo della Lega, e il nervosismo negli ultimi giorni di Salvini ne è la dimostrazione

A due settimane dalle elezioni europee, si voterà anche per le amministrative in quasi 4.000 comuni e per le regionali in Piemonte, i sondaggi mostrano un trend netto: l’avanzata della Lega si è fermata. Anzi, non solo il partito di Salvini non guadagna più, ma è in calo. Altro dato ben evidenziato da Ilvo Diamanti su Repubblica è l’indecisione dell’elettorato. Infatti secondo l’istituto Demos solo il 34% degli elettori ha deciso per chi votare. Questo dato ci fa vedere come l’esito delle elezioni non sia scontato.

Gli istituti concordi sul calo della Lega

Se guardiamo alla Lega il calo è evidente. In questo sono concordi tutti gli istituti di sondaggio. Per Demos la Lega oggi è il primo partito con il 32,2%, ma in calo rispetto alla rilevazione di metà marzo di 2,2 punti percentuali. Ancor più significativo il calo registrato dall’istituto Ipsos per il Corriere, che stima il partito di Salvini al 30,9% sei punti in meno rispetto alla rilevazione del 19 aprile. La rilevazione di Winpoll per il Sole24Ore attesta la Lega al 33,8% contro il 36,4% che aveva registrato il 23 aprile. Euromedia Research per Porta a Porta è l’unico istituto di sondaggio che stima il partito di via Bellerio sotto il 30% al 29,6% con un calo di 2,8 punti percentuali in una settimana. Anche l’istituto Piepoli vede la Lega in calo al 30,5% rispetto al 31% rilevato una settimana orsono.  Lunedì Swg per il Tg La7 aveva registrato un calo della Lega dello 0,2% rispetto alla settimana precedente stimandola al 30,5%.

Il nervosismo di Salvini

L’ultima pubblicazione di sondaggi, da domani non si potranno più pubblicare, mostra la Lega in forte calo di consensi. Un calo che si nota anche dall’atteggiamento di Salvini, da giorni nervoso. Lo ha fotografato bene ieri su questo giornale Mario Lavia che analizza questo calo di consensi, e che vede questo nervosismo del ministro dell’Interno come la paura di scendere sotto il 30%, di non poter più brandire il consenso elettorale stimato nei mesi precedenti nei confronti dei nemici/alleati grillini. Tra due settimane ci saranno i verdetti, e come al solito gli indecisi faranno la differenza.

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