Salvini, un vincitore troppo annunciato. Sondaggio lo dà sotto il 30

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E se non superasse il 30%? Il nervosismo degli ultimi giorni testimonia la Grande Paura che si è impadronita del “Capitano”: è questa la novità

E se va sotto il 30%? Sarebbe certo un ottimo risultato rispetto alle politiche, per non parlare delle europee di 5 anni fa, ma purtroppo per Matteo Salvini le valutazioni che si faranno la sera del 26 maggio avranno come riferimento le aspettative. E’ sempre così, in politica. E poiché le aspettative, veicolate dai sondaggi (maxime quello di Pagnoncelli, la Lega al 37%) danno tutti il Carroccio oltre o ben oltre il 30%, se per combinazione andasse sotto questa fatidica asticella in casa leghista qualche sopracciglio si alzerebbe senz’altro.

Specie al Nord, dove un uomo del peso di Luca Zaia non è affatto entusiasta delle performance muscolari di Salvini sull’immigrazione o sui diritti. Per non dire di Roberto Maroni, l’uomo scalzato dal vertice proprio dall’attuale ministro dell’Interno, che in certi passaggi del suo ragionare sembra uno del Pd. E’ per un contrappasso imprevedibile che il problema maggiore della Lega oggi sia al Nord. La “meridionalizzazione” imposta da Salvini, per di più venata di larvato fascismo, rischia di ritorcersi contro di lui, tanto più in assenza di quella “politica del fare” che gli imprenditori e i lavoratori del Nord si attendevano dalla Lega. La Confindustria del Nord tante volte, con il presidente Bonomi, ha fatto sentire la sua critica. Infatti: dov’è la flat tax? Dove sono gli investimenti? Dove sono le grandi opere? Dove i cantieri? Insomma, più passano i giorni più a via Bellerio si alimenta una Grande Paura: quella di non essere gli assoluti padroni della politica italiana come sembra(va). Mantenersi sotto il 30% vorrebbe psicologicamente significare che i competitors ufficiosi del M5s sono appena lì dietro e peggio ancora che ci sono anche quelli del Pd, un partito che Salvini dava per morto e sepolto.

Persino i sondaggi non aiutano il buonumore, registrando una perdita di slancio della Lega. Oggi arriva il sondaggio di Alessandra Ghisleri: la Lega scende al 29,6%, con un calo addirittura di 2,8 rispetto alla rilevazione del 30 aprile. Mentre il Pd supera M5S: 21,9 a 21,5.

Senza l’annunciato (troppo annunciato) exploit, la scena non sarebbe più dominata dal ministro dell’Interno. Giuseppe Conte – che gli ha appena rifilato una bella stoccata con il licenziamento di Siri – è prontissimo a sottrargli spazio sul palcoscenico della politica, lui che finora quel palcoscenico l’ha calcato pochissimo e malissimo. Una Lega che non sfondasse consentirebbe a Di Maio di meglio leccarsi le ferite, lui che pure è alle prese con lo spettro del declino del M5s, e di fatto lascerebbe aperti tutti i giochi. Il peso di Salvini verrebbe relativizzato.

La Grande Paura di questi giorni si vede sul volto tirato del Capitano, si intuisce dai suoi scatti d’umore con i giornalisti (pessima la prova a Otto e Mezzo con la Gruber e De Angelis), dai suoi comportamenti intolleranti. Ne risente tutto il suo ambiente, a partire dai mitici comunicatori che forse lo hanno consigliato male spingendolo ad una sovraesposizione mediatica ai limiti del parossismo. Indurire i toni, muovere crociate improbabili (ultima, contro la cannabis), cincischiare su un tasto sensibile come il fascismo, inoltre, gli può alienare il consenso degli elettori più avveduti e più legati alla pratica e al pensiero democratici. La Grande Paura si è impadronita di Salvini: è questa la novità.

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