Se l’accordo regge si voterà così

Legge elettorale

Raggiunto l’accordo a quattro: fuori Mdp, FdI e M5s

La proposta sulla nuova legge elettorale comincia a diventare sempre più concreta. Si profila, infatti, un accordo maggioritario attorno al testo – il Rosatellum bis – depositato dal deputato pd relatore della legge, Emanuele Fiano, in commissione Affari costituzionali. L’appoggio arriva da Ap, Forza Italia e Lega. Contrari al nuovo testo M5s, Mdp e Fdi. Entro mercoledì della prossima settimana alle 17 potranno essere presentati gli emendamenti al testo, mentre il testo base sarà votato il giorno prima.

Secondo il presidente della prima commissione Andrea Mazziotti sarà complicato arrivare con il nuovo testo in aula a fine mese. Molti “hanno indicato – ha detto Mazziotti – la data del 4 ottobre per l’Aula, vedremo cosa deciderà la Capigruppo. Avremo un calendario in commissione serrato, andremo rapidi ma certo qualcuno ha chiesto un po’ di tempo per approfondire prima di presentare gli emendamenti”. Ma la riforma potrebbe essere approvata in tempi brevi a Montecitorio: “Nelle prime due settimane di ottobre ci sono i tempi per approvarla alla Camera – ha detto il presidente dei deputati pd Ettore Rosato – Ma se c’è accordo politico i tempi saranno rapidi” anche a Palazzo Madama.

Infatti, lo stesso testo base è stato depositato anche in Senato dai dem Andrea Marcucci, Roberto Cociancich, Stefano Collina, Fanco Mirabelli e Giorgio Pagliari che hanno commentato: “Il Pd, come è noto, non è autosufficiente quindi per andare avanti prima alla Camera e poi al Senato serve un accordo vero con altri gruppi parlamentari. Le critiche di M5s e Mdp arrivate in queste ore sono ingenerose. Non si può attaccare il Consultellum e poi impedire qualsiasi modifica”. Sulla scelta di Mdp arriva anche il commento di Rosato: “Quando abbiamo proposto il Mattarellum ha votato contro, quando abbiamo proposto il tedesco hanno votato contro. Per loro il tema è votare contro”.

Con i Cinquestelle, in particolare, è saltato il confronto: i pentastellati, infatti, non si sono presentati all’incontro con Fiano, dal momento che il Rosatellum 2.0 prevede le coalizioni e quindi è automaticamente una legge “per fermare il M5s”, ha detto Di Maio dalla Sicilia. “L’impianto con collegi piccoli e uninominali, che poggia su un principio maggioritario, e su collegi plurinominali, che poggia su un principio proporzionale” incontrano per Rosato le richieste di tutte le forze politiche. “Questa legge – ha aggiunto il capogruppo dei deputati dem – trasforma i voti in seggi. Ci si misura per governare il Paese. Ma la loro paura delle elezioni è sorprendente. Il M5S ha perso l’occasione di essere coerente con quanto avevamo deciso. C’e’ chi non vuole fare la legge Elettorale e il Movimento 5 Stelle è tra questi”.

In ogni caso l’accordo a quattro c’è, quindi il Partito democratico è intenzionato ad andare avanti: resta comunque l’incognita del voto segreto e di eventuali “tradimenti” da parte di qualche deputato. “Vedremo che succederà in Aula, ma certo se ci dovessero essere nuovi incidenti con le votazioni segrete questo porterebbe a un fallimento della possibilità di avere una nuova legge elettorale fatta dal Parlamento e non dalle sentenze della Consulta”, ha commentato Fiano.

Cosa prevede il nuovo testo base?
Il sistema è misto, perché su base proporzionale con un correttivo maggioritario con un turno unicoil 36% di seggi viene assegnato con l’uninominale e il 64% con il proporzionale. Lo sbarramento è fissato al 3% per i partiti e al 10% per le coalizioni, che devono essere uguali su scala nazionale. Per le coalizioni non verranno computati i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell’1%. Sono previste inoltre le quote di genere in una proporzione del 60%-40%.

L’assegnazione di 231 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato è effettuata in collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato, mentre l’assegnazione dei restanti seggi avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali.

In base a questa legge alla Camera dei deputati i 630 seggi verrebbero così assegnati: 231 eletti in collegi uninominali; 386 eletti con metodo proporzionale in piccoli collegi plurinominali; 1 collegio uninominale per la Val D’Aosta; 12 nella circoscrizione estero con metodo proporzionale. Al Senato invece i 315 seggi sarebbero così distribuiti: 102 eletti in collegi uninominali (il Molise costituisce un unico collegio); 206 in piccoli collegi plurinominali; 1 collegio uninominale per la Val D’Aosta; 6 nella circoscrizione estero.

Non è permesso il voto disgiunto, quindi è prevista un’unica scheda elettorale. L’elettore potrà quindi esprimere un unico voto per un candidato nel collegio uninominale e il contrassegno della lista o delle liste collegate, corredate dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale. Se l’elettore vota solo il contrassegno di una lista, automaticamente il voto va anche al candidato collegato alla lista.

Nei collegi uninominali il seggio è assegnato al candidato che consegue il maggior numero dei voti. Nei collegi plurinominali, invece, il riparto avviene a livello nazionale, con metodo proporzionale, tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento.

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