Così vogliamo estendere il Rei

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Lasciamo ad altri le favole da campagna elettorale

Flat tax per i più ricchi, cancellazione della legge Fornero, reddito di cittadinanza e altro ancora: misure che costerebbero alle casse dello Stato, cioè alle tasche degli italiani, qualcosa come 120 miliardi di euro almeno. Favole da campagna elettorale. Lega e Cinque Stelle vivono e si muovono in un’eterna campagna elettorale. I numeri però hanno la testa dura tant’è che pescare nei documenti ufficiali, come il testo letto dal presidente Conte dinanzi alle Camere, dove si trovano i soldi per le coperture è impossibile. Ma dichiarazioni, interviste e dirette Facebook un’infinità. Così ogni giorno, ed anche diverse volte al giorno, Salvini e Di Maio possono continuare a raccontare che le tasse saranno ridotte e l’età pensionabile abbassata e che il sussidio generalizzato arriverà, questo però con qualche leggero ritardo. E sicuramente non è estranea a questa evidente impossibilità di trasformare in realtà le promesse elettorali, la disumana e bugiarda campagna del ministro dell’Interno contro i migranti che fuggono dalla povertà, dalla fame e dalle guerre. La vicenda dell’Aquarius con il suo carico di 629 uomini, donne, bambini, ammalati costretti a vagare per giorni nel Mediterraneo per consentire a Salvini di dire – mentendo – che lui ha fermato “l’invasione” (ma non c’è nessuna invasione) rischia di restare come una macchia indelebile sull’onore degli italiani. Per qualche punto di sondaggio si mettono a rischio vite umane.

Gli sbarchi sono calati grazie all’azione dei governi che hanno preceduto l’esecutivo Salvini-Di Maio. La riforma del Trattato di Dublino è stata affondata dagli alleati in Europa dei due partiti di governo. Che sono gli stessi, Ungheria e Polonia in cima, a non voler accogliere nemmeno uno dei richiedenti asilo sbarcati in questi anni in Italia e Grecia infischiandosene degli italiani e delle decisioni dell’Unione europea. No, non siamo più forti in Europa, come si compiace il ministro dell’Interno. Siamo più soli. E chissà dove rischia di condurci questa strategia di isolamento che Salvini sta imponendo all’esecutivo e a quello che in teoria è il partner numericamente più forte dell’alleanza.

L’Italia non può aspettare. Le famiglie, i giovani, chi ha bisogno non possono aspettare. A cento e più giorni dalle elezioni la realtà, nonostante la quotidiana sarabanda di parole, è che l’Italia continua a sostare in una bolla dove tutto sembra in movimento mentre nulla è in movimento. Perfino il Parlamento ancora non è messo in condizione di lavorare perché Lega e Cinque Stelle dovevano prima risolvere le questioni della divisione delle poltrone di sottogoverno e delle presidenze di commissione. Se il cambiamento è la cifra che la maggioranza si auto attribuisce occorre essere d’accordo, hanno ragione, è cambiato molto già in queste prime settimane: in peggio.

Il Pd oggi ha presentato la sua iniziativa legislativa per il potenziamento e l’estensione del reddito di inclusione. È una proposta già depositata in Parlamento e presto lo saranno anche le altre che compongono la nostra agenda sociale e che riguardano le imprese, le famiglie, i non garantiti. L’obiettivo è raddoppiare il numero delle persone che possono avvalersi di questo sostegno, portare il numero delle famiglie beneficiarie a circa 1,4 milioni, quelle che secondo le stime dell’Istat vivono in condizioni di povertà. Noi vogliamo sradicare la povertà. Prima dei nostri governi non esisteva una misura universale di contrasto alla povertà, nel bilancio dello Stato appena arrivati abbiamo trovato 40 milioni di euro nel Fondo: con l’introduzione del Reddito di inclusione e le previsioni delle ultime leggi finanziarie oggi sono disponibili, e coperti, circa tre miliardi l’anno. Ma non bastano.

La nostra legge prevede di raddoppiare il numero di coloro che possono avvalersene, prevede anche una revisione verso l’alto delle risorse per le famiglie ed altre misure che possono aiutare l’inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro. Servono tre miliardi dall’anno prossimo che, come già accaduto in passato, possono essere ricavati da provvedimenti di revisione della spesa pubblica. Lasciamo ad altri le favole da campagna elettorale ma chiediamo loro, se davvero hanno a cuore la vita delle persone che soffrono e sono in grande difficoltà, di approvare con noi questa legge.

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