“Non mi piace ma la voto”. Come la legge sulla legittima difesa certifica la debolezza di Di Maio

Focus

Il leader di M5S , nonchè vicepremier, dice che la legge non lo “entusiasma” ma la voterà ugualmente perché è nel contratto di governo: una presa di posizione davvero ipocrita

Se il calo dei consensi è certificato, se la base in rivolta non capisce più la linea politica del M5s e se il timore più grande è quello della scissione, non è certo con una timidissima presa di distanza che Di Maio può pensare di cavarsela. Le sue parole sul nuovo traguardo raggiunto dalla Lega, con la complicità attiva del Movimento 5 Stelle, fanno tenerezza ma anche molta rabbia. La legge sulla legittima difesa, si affretta a dire il vicepremier intervistato da Radio Rtl “è sicuramente una legge della Lega”.

“Come quando si è votato la legge anticorruzione del M5s a dicembre – spiega Di Maio – non è che c’era tutto questo entusiasmo da parte della Lega, allo stesso modo, quando si vota la Legittima difesa, che è una legge che sta nel contratto di governo e io sono leale al contratto“, si porta avanti e si vota. Anche se non è che ci sia tutto questo entusiasmo nel M5s”. Alla domanda su cosa non gli piaccia del provvedimento, Di Maio indica “il messaggio” che arriva. “Non è una questione di cosa c’è scritto nella legge, è il messaggio. Se approvando questa legge – spiega – si comincia a dire che si possono utilizzare di più le armi, questo non è il mio modello di Paese. Il mio obiettivo è comunque spiegare ai cittadini che la difesa personale va bene ma i cittadini devono essere difesi prima di tutto dallo Stato e dalle forze dell’ordine”.

Parole che pronunciate dal vicepremier e da un ministro della Repubblica sono a dire poco imbarazzanti. Perché, come cantava Fabrizio De Andrè, “anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”. Il Movimento 5 Stelle avrebbe potuto non votare questa legge, avrebbe potuto fare ostruzionismo, avrebbe potuto cercare sponde in altri partiti o avrebbe potuto mettersi di traverso. Insomma avrebbe potuto fare qualcosa. Invece ha deciso di non fare niente, salvo poi accennare ad un’ipocrita dichiarazione. Ma la realtà è solo una: se la legge, che viene salutata dai vecchi amici di Salvini come il primo provvedimento di questo governo veramente di destra, verrà approvata così come è, la colpa e la responsabilità è anche del Movimento 5 Stelle.

Dire che non gli piace non è sufficiente: dove sono finite le barricate, dove sono le scatolette di tonno e dove la coerenza di pensiero? Sacrificate sull’altare di un contratto di governo per un posto caldo in Parlamento.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli