Legittima difesa, i reati diminuiscono ma Salvini soffia sul fuoco della paura

Focus

Nel 2017 i reati sono diminuiti del 10,2% rispetto all’anno precedente ma la paura e il senso di incertezza aumentano

I dati forniti dal Censis sono molto chiari: il 39% degli italiani è favorevole all’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma da fuoco per la difesa personale. E Matteo Salvini cavalca subito l’onda.

Con un tweet dà il suo via libera ad “una nuova legge che permetta la legittima difesa delle persone perbene nelle proprie case” perché è una”priorità”per il nostro Paese. Non importa che i dati ci dicano che i reati in realtà siano diminuiti, ciò che interessa a Salvini è la paura. E sa bene come sfruttarla.

I reati diminuiscono

Nel 2017 sono stati denunciati complessivamente 2.232.552 reati, diminuiti del 10,2% rispetto all’anno precedente. In particolare, gli omicidi si riducono dai 611 del 2008 ai 343 dell’ultimo anno (-43,9%), le rapine passano da 45.857 a 28.612 (-37,6%) e i furti scendono da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni (-13,9%). La concentrazione dei reati in alcune zone amplifica però le paure. In sole quattro province italiane, dove vive il 21,4% della popolazione, si consuma il 30% dei reati. Capitale del crimine è Milano, al primo posto con 237.365 reati commessi nel 2016 (il 9,5% del totale), poi Roma (con 228.856 crimini, il 9,2%), Torino (136.384, pari al 5,5%) e Napoli (136.043, pari al 5,5%). Anche considerando l’incidenza del numero dei reati in rapporto alla popolazione, Milano resta in vetta alla classifica, con 7,4 reati denunciati ogni 100 abitanti, seguita da Rimini (7,2), Bologna (6,6), Torino e Prato (entrambe con 6 reati ogni 100 abitanti).

Aumentano i detentori di armi

Nel 2017 nel nostro Paese si contavano 1.398.920 licenze per porto d’armi, considerando tutte le diverse tipologie (dall’uso caccia alla difesa personale), con un incremento del 20,5% dal 2014 e del 13,8% solo nell’ultimo anno. La crescita più forte si è avuta per le licenze per il tiro a volo (sono quasi 585 mila: +21,1% in un anno), più facili da ottenere. Si può ritenere che oggi complessivamente c’è un’arma da fuoco nelle case di quasi 4,5 milioni di italiani (di cui 700 mila minori). E il dato fa il paio con il crescere della paura.

Il 31,9% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive. Le percentuali più alte si registrano al Centro (35,9%) e al Nord-Ovest (33%), ma soprattutto nelle aree metropolitane (50,8%), dove si sente insicuro un cittadino su due. La criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave per il Paese, segnalato dal 21,5% degli italiani, al quarto posto dopo la mancanza di lavoro, l’evasione fiscale e le tasse eccessive. Ad essere più preoccupate sono le persone con redditi bassi, che vivono in contesti più disagiati e hanno minori possibilità di utilizzare risorse economiche personali per l’autodifesa: per loro la criminalità diventa il secondo problema più grave del Paese (segnalato dal 27,1%), dopo la mancanza di lavoro.

La risposta più semplice ad un problema sovrastimato è quindi dotarsi di un’arma da fuoco

Se guardiamo agli Usa dove le armi da fuoco sono molto diffuse e mietono vittime per circa 33mila persone, ci rendiamo conto di quanto sia rischioso aprire a modelli simili anche in Europa. Fra l’altro il problema nel Vecchio continente esiste già: ogni anno nell’Ue le morti per arma da fuoco sono almeno 6.700, una cifra preoccupante.

Per questo la Commissione in Europa ha avuto il via libera definitivo del Consiglio, che ora dovrà essere attuato dagli Stati membri, per un testo che argini questo fenomeno, diffuso sopratutto in alcuni paesi dell’ex Cortina di ferro. Il provvedimento serve a tracciare con più facilità le armi, limitare la riconversione delle armi disattivate e classifica le armi in base alla pericolosità, favorendo lo scambio di informazioni tra stati membri.

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