Legittima difesa, ok definitivo al far west di Salvini

Focus

L’Assemblea del Senato ha infatti approvato il provvedimento, in terza lettura, con voti 201 favorevoli, 38 contrari e 6 astenuti

E arrivò il giorno della legittima difesa. Oggi infatti il provvedimento “bandiera” di Matteo Salvini  è legge: l’Assemblea del Senato ha infatti approvato il provvedimento, in terza lettura, con voti 201 favorevoli, 38 contrari e 6 astenuti. Il voto è stato accolto dagli applausi della Lega e di parte dei M5s.

Il testo arriva a Palazzo Madama dopo l’ok della Camera di una ventina di giorni fa. In quell’occasione fecero rumore le polemiche nella maggioranza, scaturite nel no di 25 deputati grillini e nelle parole dello stesso Di Maio, che in quelle ore affermò: “La legge non entusiasma, ma siamo leali”.

Dissapori di cui, per il momento, non vi è traccia al Senato, forse per la concomitanza della discussione, nelle stessa Aula, del decretone in scadenza il 29 marzo e contenente le misure per Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Fatto sta che con ogni probabilità l’approvazione del provvedimento sarà per Salvini l’occasione per l’ennesimo show a favore di propaganda, già annunciato del resto dalla presenza tra gli spalti del Senato di Graziano Stacchio e di altri commercianti diventati il simbolo della “difesa libera”.

Ma cosa cambia, nel concreto, con l’introduzione nel nostro ordinamento della legittima difesa nella versione di Salvini? Cominciamo col dire che già oggi, a leggi vigenti, il rinvio a giudizio per chi si difenda in casa propria non è cosa automatica. Al contrario, come abbiamo spiegato su Democratica, numeri alla mano sono pochissimi i casi di cittadini arrivati alla sbarra, dal momento che i procedimenti a loro carico, dopo gli accertamenti da parte del giudice, per la maggior parte sono stati archiviati. Per dire, anche per due dei componenti della claque che Salvini porterà oggi e domani in Senato, Stacchio e Sicignano, il gip ha stabilito l’archiviazione; storie che dimostrano, al netto della scelta dei commercianti di prestare il proprio volto allo spot del ministro dell’Interno, la bontà delle leggi attualmente vigenti, nel più classico caso di eterogenesi dei fini.

Ma tornando alla legge, e per meglio capirne la ratio, veniamo ai due punti più controversi e che in qualche modo ne tratteggiano l’anima. A far discutere sono soprattutto l’introduzione del concetto di “difesa sempre legittima”, e dello stato di “grave turbamento” indicato come condizione necessaria e sufficiente a giustificare la difesa armata.

Due concetti che aprono la strada a quello che gli oppositori hanno definito “far west”, e che puntano innanzitutto a limitare il raggio d’azione dei giudici, con l’intenzione marchiana di dare a chi oggi possiede armi in casa una pericolosa idea di impunità.

Sono cambiamenti, sia chiaro, che non impediranno l’apertura delle indagini in caso di ipotesi di eccesso colposo, ma che in tutta evidenza porranno dei paletti molto più alti all’accertamento dei fatti da parte della magistratura, che tra l’altro sarà chiamata di volta in volta a decidere sul “grave turbamento”, concetto del tutto inedito nel nostro ordinamento giuridico.

Da parte sua, il ministro dell’Interno, forse conscio del fatto che l’evocazione di una giustizia “fai da te” segna innanzitutto la sconfitta di chi, per ruolo, è chiamato a proteggere i cittadini con i mezzi dello Stato, ha parlato di una legge che “spero non venga usata mai”; subito dopo però, togliendo la felpa da ministro e indossando quella da leader della destra estrema, ha affermato che “se un solo aggredito fosse costretto a difendersi, grazie a quella legge non dovrebbe più passare per anni e anni per tribunali”.

Un buon senso distorto, a cui nel governo si accingono a piegarsi anche quelli, come il grillino Di Maio, per i quali “questo non è il mio modello di Paese”.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli