Legittima difesa, solo noi a contrastare la Lega

Focus

Il Movimento Cinque Stelle non ha mai fatto parlare nessun suo rappresentante, anzi diverse e significative sono state le assenze tra i suoi banchi

Un copione molto particolare ed inedito ha caratterizzato  alla Camera la discussione sul varo della cosiddetta “Legittima difesa sempre legittima”. Un copione inedito e forse profetico. Al dibattito sugli emendamenti presentati dalle opposizioni al testo di maggioranza, non hanno partecipato tutti. Il Movimento Cinque Stelle non ha mai fatto parlare nessun suo rappresentante, anzi diverse e significative sono state le assenze tra i suoi banchi, così come nessuno dei suoi sedeva tra i banchi del Governo; parimenti nessun esponente leghista ha preso la parola, salvo però, al contrario dei soci pentastellati, avere tutta la prima fila degli esponenti leghisti al Governo, ben rappresentata in aula a partire da Matteo Salvini. A testimonianza coerente di un copyright politico sulla nuova idea di sicurezza Far West.

Il dibattito dunque ieri si è svolto, un po’ surrealmente, quasi solo tra le due forze di opposizione principali, il PD e Forza Italia, salvo che una, cioè noi, ci opponevamo e ci opponiamo con forza a questo insulto alla civiltà giuridica del nostro paese, e l’altra invece non faceva che riaffermare con passione il proprio legame storico, culturale e politico con la Lega di Salvini, proprio attraverso l’adesione incondizionata alla sicurezza fai da te in salsa sovranista. Solo che al richiamo forzista per adesso Salvini non ha e non può rispondere vista la singolar tenzone in corso a Palazzo Chigi sul Tav i cui esiti determineranno il futuro prossimo del governo.Salvo prevedibili e inconcludenti rinvii sine die.

Dunque una specie di dialogo tra sordi, con molti attori muti. Ma ovviamente, per noi che non abbiamo interesse ad alcuna alleanza con i protagonisti del Governo o con Forza Italia, e neppure ad alcun mercanteggiamento sui nostri valori, questo dibattito assume invece il carattere di una battaglia di civiltà, nel merito, sui valori che sono coinvolti, sullo scenario che si introduce, di ribaltamento di alcuni assunti fondamentali della Costituzione.
È “sempre” l’avverbio nuovo, che introdotto nel testo dell’Art. 52 del Codice Penale, assume il significato, per noi drammatico ed epocale, di escludere per “sempre” il margine di discrezionalità a disposizione dell’autorità giudiziaria nel valutare la legittimità dell’azione di difesa. L’Art. 1 del nuovo testo dell’Art. 52 del Codice Penale infatti, stabilisce per norma che la proporzionalità tra offesa e difesa nei casi di legittima difesa domiciliare, è “sempre” verificata. Se è sempre verificata, l’attività discrezionale ed indipendente della magistratura, che valuta, come parte terza rispetto agli eventi, come in ogni condotta umana sottoposta al suo giudizio, i termini, le caratteristiche, le modalità dello svolgimento di un evento, non ha più nessun senso di esistere. E se in una democrazia liberale come la nostra, perde di ruolo la magistratura, se la sua indipendenza di giudizio viene sterilizzata dal vincolo di una norma che già prescrive il giudizio finale, allora sotto attacco non è un singolo articolo del Codice penale; è l’impalcatura di un aspetto rilevante del nostro sistema democratico, l’equilibrio trai poteri dello Stato.

Il legislatore approva le Leggi, l’Esecutivo le applica, la Magistratura valuta secondo le leggi, i comportamenti umani. La Democrazia si basa sull’equilibrio e sull’autonomia di questi poteri. Vedere la volontà di prevaricazione che la maggioranza, con l’aiuto di Forza Italia e Fratelli d’Italia, sta attuando nei confronti dell’indipendenza della Magistratura, segnala un passaggio di stato non indifferente.

Sta tornando il bipolarismo. La plastica immagine di queste ore alla Camera in cui, nel silenzio succube dei Cinque Stelle, nel silenzio orgoglioso della Lega, Forza Italia, sposa tradita da Salvini, e Partito Democratico, dibattono su questioni dirimenti della Democrazia su fronti diametralmente diversi, fotografa l’inizio di un cambiamento della dinamica politica.

I Cinque Stelle, il terzo polo che ha spezzato l’assetto bipolare dei 20 anni precedenti, sta mostrando tutti i suoi limiti, dal caso Diciotti, alla Tav e oggi sulla Legittima Difesa, la realpolitik di Di Maio sta prosciugando il consenso raccolto nel Marzo scorso; per questo si riaccende il tentativo di ricomposizione del centrodestra. Problemi loro.

Noi siamo estranei a queste dinamiche. Anche la grande spinta delle Primarie ci dice che sulle questioni di principio non c’è tattica che ci interessi. I principi su cui si basa l’assetto democratico di questo paese non sono alla mercè di questa o quella dinamica politica. La Politica che ci viene chiesta non è quella delle alleanze, ma quella di un’identità chiara e forte su valori inalienabili.

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