Leonardo, oltre il mito

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Cade oggi il cinquecentesimo della morte del genio di Vinci. Una grande mostra a Roma per cancellare gli stereotipi sull’artista-ingegnere

Chi era Leonardo da Vinci? Il genio isolato del Rinascimento? Il precursore di invenzioni moderne come l’elicottero o l’automobile? Niente di tutto questo. L’immagine stereotipata che resiste ai secoli è (anche) frutto di una mitizzazione di epoca fascista, a caccia di simboli per alimentare il proprio Pantheon. Lo scopo e il merito della bella mostra “Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza” alle Scuderie del Quirinale fino al prossimo 30 giugno è proprio quello di spazzare via i falsi miti e ricollocare nella giusta prospettiva storica il genio di Vinci.

Il curatore, Claudio Giorgione, (Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, Milano) presenta un Leonardo profondamente immerso nella cultura del suo tempo, capace di cogliere  e di far proprio il brulichio di pensieri filosofici, innovazioni tecnologiche, proposte architettoniche che animavano il mondo artistico/ingegneristico della Firenze medicea prima e della Milano sforzesca poi. E capace di fecondare con il suo punto di vista originale la cultura successiva.

Una rilettura della figura leonardesca, a 500 anni dalla sua morte, che si inserisce nella traccia degli studi di storia della scienza che negli ultimi decenni ci hanno restituito un Leonardo diverso. A partire da dieci fogli del Codice Atlantico, provenienti dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, e da numerosi modelli di macchine leonardesche del Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, sono esposte circa 200 oggetti che indagano dieci aspetti differenti dell’opera e del mito. Tutti legati però da un filo conduttore: che si tratti di un giovane Leonardo, apprendista nella bottega del Verrocchio, o di un più maturo artista/ingegnere alla corte di Ludovico il Moro, al centro della sua indagine sul mondo c’è la traduzione dell’osservazione in disegni di precisione straordinaria.

Tutti gli ingegneri/artisti rinascimentali usano per formazione, il disegno per illustrare i propri trattati: da Mariano di Jacopo, detto il Taccola, a Francesco di Giorgio Martini, a Giuliano da Sangallo, ma nei disegni di Leonardo c’è qualcosa che va oltre. Che si tratti di bombarde o di macchine teatrali per la corte sforzesca, di apparati progettati per il volo o di un argano, Leonardo padroneggia la prospettiva, concetto al  centro delle ricerche di tanti contemporanei. E’ la prospettiva che gli permette fantastiche visioni in esploso degli oggetti ritratti, parenti strette delle meno evocative immagini ottenibili oggi in autocad.  Un uso del disegno che, secondo il curatore, è per Leonardo anche strumento di comunicazione: il dettaglio e l’accuratezza di certe macchine belliche immaginifiche come la balestra gigante, un mostro con un arco di 24 metri non realizzabile all’epoca, serviva certamente a impressionare il committente Ludovico Sforza per ottenere altre commesse.

Un uomo così immerso nella cultura del suo tempo non può non essere stato un uomo colto. Da sfatare perciò anche l’idea di un Leonardo “omo sanza lettere” come lui stesso ebbe a definirsi. Certo il suo non fu un percorso d’istruzione formale. Figlio illegittimo di un notaio e di una contadina si impegna a procurarsi gli strumenti del sapere: a 42 anni comincia a studiare latino, e per imparare la matematica ricorre all’amico Fra’ Luca Pacioli, fine matematico noto per gli studi sulla sezione aurea, in cambio Leonardo gli prepara i bozzetti dei solidi geometrici che illustrano il De Divina Proportione, il testo sulla sezione aurea.

Nel tempo si costruisce una rispettabilissima biblioteca di 150 volumi che lo seguono nei suoi spostamenti tra le corti europee. Purtroppo è andata dispersa, come parte consistente dei suoi scritti, ma in mostra c’è il Trattato di architettura militare e civile di Francesco di Giorgio Martini, l’unico volume noto appartenuto con certezza a Leonardo, con le sue annotazioni a margine.

In conclusione, il ritratto che esce dalla mostra romana è quello di un Leonardo tecnologo, che non è ancora scienziato come lo intendiamo oggi, né evidentemente potrebbe esserlo, ma che inizia a tracciare la strada verso quell’identità che sarà più tardi definita da Galileo. Come scrive Marco Malvaldi, nel breve saggio distribuito a ogni visitatore della mostra, Leonardo ha tratti da scienziato nel suo incessante cercare nella natura le cause, le regole, gli invarianti, l’universalità.

 

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