L’Espresso, probabilmente il nome dei Renzi è stato usato

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Carlo Russo, amico di Tiziano, non avrebbe mai raccomandato Alfredo Romeo

Come era facile immaginare, visto la sua genesi, la vicenda Consip non smette di riservare sorprese e colpi di scena. L’ultima in ordine di tempo è quella rivelata su L’Espresso da un’inchiesta di Emiliano Fittipaldi, che svela come Carlo Russo non avrebbe mai raccomandato l’imprenditore Romeo.

Facciamo un passo indietro e ricapitoliamo i fatti: come è noto, il padre di Matteo Renzi, Tiziano, è stato iscritto nel registro degli indagati dai pm di Roma per concorso in traffico illecito di influenze insieme al suo conoscente Carlo Russo, con l’accusa di aver chiesto denaro all’imprenditore Alfredo Romeo (indagato per lo stesso reato) in cambio di un loro intervento sull’allora amministratore delegato della Consip Luigi Marroni nell’appalto miliardario denominato Fm4.

Secondo quanto rivela L’Espresso sul numero in edicola da domenica, sembrerebbe che lo stesso Marroni abbia spiegato ai magistrati come Russo non gli abbia mai fatto pressioni per favorire le imprese di Romeo, come molti avevano finora ventilato e come pizzini e intercettazioni dei carabinieri del Noe facevano immaginare, ma solo quelle del raggruppamento concorrente, guidato dai francesi di Cofely, un’azienda definita dallo stesso Russo in precedenti interrogatori ‘nel cuore’ del deputato di Ala Ignazio Abrignani e, soprattutto, del suo capo. Cioè il senatore Denis Verdini.

Durante i primi interrogatori rilasciati alla procura di Napoli, a cui l’inchiesta faceva riferimento prima di essere trasferita per competenza a Roma, l’ex manager di Consip aveva detto “di non ricordare il nome” della società riferibile a Russo. Con le nuove rivelazioni, invece, si indebolisce ulteriormente il quadro probatorio contro Tiziano Renzi.

Dunque prima i falsi verbali del capitano Giampaolo Scafarto su un incontro tra Tiziano Renzi e Romeo di cui non ci sono evidenze, poi il nuovo verbale di Marroni, impediscono di chiudere il cerchio su Tiziano Renzi e anzi rendono la posizione del padre dell’allora premier sempre più lontana da comportamenti illeciti.

Queste le domande che l’inchiesta dell’Espresso lascia aperte e a cui la Procura dovrà adesso daere risposta: se Russo e Tiziano si facevano promettere (come si legge nel pizzino che i pm presumono scritto da Romeo) 32.500 euro al mese come prezzo per la loro mediazione con Marroni, come mai Russo poi non sponsorizzava Romeo, ma spingeva l’amministratore di Consip a favorire i suoi acerrimi nemici?

E ancora: se Carlo Russo era sponsor del raggruppamento francese, perché avrebbe offerto i suoi servizi anche a Romeo? Insomma la stessa inchiesta di Fittipaldi avanza tra le ipotesi quella che si tratterebbe di un truffatore che avrebbe solo usato il nome dei Renzi.

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