La mia lettera aperta al Segretario Nazionale PD Nicola Zingaretti

Focus
simbolo pd europee

A poche ore di distanza dalla Direzione PD, ti consegno queste mie riflessioni a titolo esclusivamente personale

Caro Segretario,
da numerosi Circoli in diversi territori mi arrivano, in queste settimane, richieste di partecipazioni a iniziative per la campagna elettorale Pd alle prossime europee.
Sollecitazioni preziose a cui non intendo ovviamente sottrarmi anche se non è facile, per me e so con certezza per moltissime e moltissimi dei nostri iscritti e militanti, comprendere a pieno, allo stato dei fatti e a presentazione delle liste avvenuta, le parole d’ordine e il programma politico con cui il nostro Partito si appresta a condurre una delle campagne elettorali più complesse e difficili per il rinnovo del Parlamento europeo che noi si sia vissute negli ultimi venti anni.
Per le difficoltà enormi che il Paese sta attraversando, esito devastante di un Governo che ogni giorno di più conferma la sua pericolosa inadeguatezza, e per l’impasse oggettivo in cui versa l’Europa, col bisogno di una analisi e una proposta organica all’altezza della sfida cui siamo chiamati.
Se non è difficile immaginare come qualsiasi iniziativa elettorale correrà obbligatoriamente lungo questi due assi, a maggior ragione è evidente e forte l’esigenza di una proposta precisa, ampia, puntuale, capace di legare il qui ed ora nel nostro Paese con il qui ed ora dell’Europa.

Altrettanto evidente – se non di più – l’esigenza che avverto diffusa, non solo mia, di riconoscere nei nomi delle candidate e dei candidati in lista (per ora tralascio la ridotta
presenza delle donne nei ruoli apicali che sta caratterizzando questa fase nel nostro Partito) non solo la coerenza con un impianto programmatico (che al momento manca) quanto l’incarnazione, uso questo termine non a caso, di piattaforme e valori che restituiscano immediatamente e plasticamente l’idea di un obbligatorio rinnovamento dell’Europa per fare realmente argine ai sovranismi e ai populismi che la minacciano.

Mi sarei dunque aspettata, desidero troppo?, che all’indomani della tua elezione  ci si mettesse immediatamente al lavoro sulla costruzione di una proposta del Pd, forte e autonoma, piuttosto che iniziare dalla fine, ovvero nomi e apparentamenti.

Che primo momento di quel nuovo corso, che tu hai sostenuto e che ti è stato affidato, fosse l’avvio di una grande discussione pubblica, al nostro interno e chiamando al confronto chiunque avesse voglia e desiderio di rimboccarsi le maniche mettendosi in gioco apertamente, su temi e questioni che un grande partito come il nostro non può ignorare per tenere fortemente connessa l’opposizione parlamentare all’opposizione politica nel Paese e richiamare a noi parti di elettorato disaffezionato e disancorato.
Su Mezzogiorno e autonomia rafforzata che diciamo?

E sul lavoro, è sufficiente continuare ad avanzare proposte sul salario minimo o dobbiamo aprire un confronto anche sulle politiche industriali a livello europeo e sull’armonizzazione contrattuale e salariale? Che diciamo sull’Europa, della adesso evidente bulimia con cui abbiamo costruito l’allargamento, del dumping interno funzionale a precisi rapporti di forza e interne leadership.
Che diciamo su quanto accade in Africa, sull’emergenza libica, sul landgrabbing, sul modo in cui l’enorme disponibilità dei capitali cinesi sta cambiando il volto delle regioni africane e di buona parte di quelle classi dirigenti? Che diciamo sulla antica questione che o si importano merci o si importano braccia e che noi qui, adesso, se non siamo capaci di una politica che rimetta in discussione le ragioni di scambio ci condanniamo a umanitarismi di facciata e ferocie di sostanza? Qual è la nostra politica sulle migrazioni?

Con chi facciamo alleanze, chi sono le nostre controparti.
A quali pezzi di Italia stiamo parlando, con quali pezzi di Europa ci accingiamo a costruire piattaforme programmatiche per modificare limiti e storture che le destre utilizzano come comodo cavallo di troia?
Sulla transizione energetica confermiamo la strategicità – sostenuta a partire dal Governo Letta – di un’infrastruttura come il Tap che io – pagando prezzi altissimi personali e politici – ho difeso ritenendo che fosse questa la via per la decarbonizzazione – o abbiamo cambiato idea e non ce lo siamo neanche detto?

Sono domande retoriche? Credo di no, potendo capitare di fare campagna elettorale, e su questo la mia fedeltà al Partito è indiscutibile, con chi non esclude, se eletto, di modificare il giorno dopo il proprio posizionamento nelle alleanze parlamentari europee o con chi, proprio nel marzo 2018, firmava per bloccare la realizzazione del Tap e non perdeva occasione per additarci come nemici mentre adesso – vedi tu il paradosso – quell’infrastruttura viene ritenuta strategica financo da parlamenti e Ministri del Movimento 5Stelle. Con chi, intervistato, giustifica con l’ombrello del Pse la sua presenza nelle liste Pd, su cui infatti glissa, “bon gré malgré”.

Una grande discussione pubblica, magari scomoda ma politica, capace di generare una proposta autorevole, larga e accogliente ma con il coraggio degli spartiacque e dei distinguo, mentre oggi non capisco se sia avvertito ancora come un valore il contributo di quanti, come la sottoscritta e tantissime/tantissimi altri, fino alle scorse politiche non hanno esitato a scendere in campo e impegnarsi con generosità sostenendo e difendendo il lavoro svolto. Senza tirarsi indietro misurandosi con chi aveva scelto altre strade brindando alle nostre sconfitte e con chi ci additava vergognosamente come servi delle lobby.

A poche ore di distanza dalla Direzione PD che non ha chiarito questi dubbi, ti consegno queste mie riflessioni a titolo esclusivamente personale, per esigenza di chiarezza e lealtà, con l’umiltà di sempre, da militante ancor prima che da dirigente.
Buon lavoro a tutti noi.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli