Il Pasticciaccio della lettera UE

Focus

Diventa un giallo la lettera che il ministro Tria ha inviato ieri all’Unione Europea. Leghisti e 5 Stelle si addossano la colpa a vicenda.

Ecco che rispunta un’altra volta la manina. E anche in questo caso la confusione è grande e l’Italia del governo Lega – M5S colleziona una nuova, ennesima pessima figura. Ma andiamo con ordine. Mercoledì scorso la Commissione Europea ha inviato una lettera al governo Conte in cui chiedeva spiegazioni sulla mancata riduzione del debito.

L’esecutivo gialloverde doveva rispondere alla nota di Bruxelles entro mezzanotte di ieri. Nel pomeriggio, a mercati finanziari ancora aperti, una prima versione della risposta viene fatta filtrare alle agenzie giornalistiche, le quali immediatamente la rendono pubblica.

Nel testo si parla di revisione della spesa, con meno risorse da destinare a Quota 100 e Reddito di cittadinanza, con nuove politiche di welfare, con tagli alle detrazioni fiscali e con la Flat tax.

C’è, in particolare, un passaggio nel testo della missiva del governo italiano all’UE che deve aver fatto saltar sulla sedia il vice premier Di Maio. Si tratta di un riferimento ai possibili tagli: “Il Governo sta avviando una nuova Revisione della spesa e riteniamo che sarà possibile ridurre le proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022“.

Appena il testo della lettera viene diffuso, ogni componente della maggioranza gialloverde entra in fibrillazione. Di Maio, alle 18.03 di ieri pomeriggio, fa partire la prima bordata e su Facebook scrive: “Non ho avuto ancora il piacere di leggere la lettera preparata dal ministro Tria all’Unione Europea, ma apprendo che prevede tagli alla spesa sociale, alla Sanità, a Quota 100, al Reddito di Cittadinanza. Ma stiamo scherzando? Lo dico chiaramente: al governo Monti non si torna. Basta austerità, basta tagli, di altre politiche lacrime e sangue non se ne parla. Non esiste! Magari è utile fare un vertice di maggioranza con la Lega insieme al presidente Conte e allo stesso Tria, così sistemiamo insieme questa lettera, prima che qualcuno la mandi a Bruxelles!“.

E così il Mef – il ministero dell’Economia e delle Finanze – poco dopo interviene per smentire: “Il Mef smentisce nel modo più categorico le notizie di stampa che anticiperebbero i contenuti della lettera che il ministro Tria si prepara a inviare alla Commissione europea. Tali contenuti non corrispondono alla realtà. Come si potrà constatare quando si prenderà visione della lettera che sarà firmata dal ministro e inviata a Bruxelles“.

E già qui siamo al caos. A questo punto anche Palazzo Chigi prende la parola. Dopo aver denunciato “la gravità” della diffusione di testi “non corrispondenti a quelle su cui il ministro Tria e il Presidente Conte stanno lavorando“, precisa che il primo ministro non ha ancora approvato la lettera e in ogni caso il testo non è quello anticipato dalla stampa.

A complicare le cose, in serata, arriva anche la dichiarazione della vice del ministro Tria, la grillina Laura Castelli, sottosegretaria al Mef: “Mi sorprende che Tria smentisca la versione della lettera circolata, nel pomeriggio anche io avevo visto una bozza con i tagli al welfare. Mi rincuora che Conte abbia deciso di correggerne aspetti per noi irricevibili”.

Come termina il teatrino del governo pentaleghista? Quando manca poco alla scadenza dettata stabilita dalla Commissione Europea, arriva la lettera ufficiale del ministero dell’Economia. Ovviamente non c’è traccia dei tagli a Quota 100 e al Reddito, si parla solo di “un programma complessivo di riforme della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche non tributarie“. Si legge nel documento che “il disavanzo dovrebbe attestarsi significativamente al di sotto delle previsioni della Commissione e la variazione del saldo strutturale dovrebbe essere conforme al PSC anche sulla base della stima di output gap della Commissione“.

Di chi è stata la manina che scritto e diffuso la prima versione? Dentro la maggioranza è guerra: il governo contro il governo, gli alleati l’un contro l’altro armati. Il M5S che guarda con sospetto a Tria, considerato a tutti gli effetti un organico leghista. I leghisti che sospettano che a rendere pubblico il primo testo siano stati i 5 Stelle.
Oggi il Corriere della Sera apre con “Il caso Tria scuote il governo”, mentre Il Fatto Quotidiano, come fosse un giallo Mondadori, titola: “Tria e il mistero delle due lettere”; Il Giornale ammette “Siamo senza governo” e Il Foglio parla di “Una giornata da sbando”. L’unica certezza è che l’incertezza fa sprofondare sempre più giù questa povera Italia.

 

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