L’Europa non crede alle parole di Conte: “Rispettate le regole”

Focus

La trattativa sui conti pubblici è in salita e non si vedono sbocchi per il disinnesco della procedura

La procedura d’infrazione si avvicina inesorabilmente visto che la due giorni del Consiglio europeo appena concluso non ha fatto altro che inasprire il duello tra l’Italia e la Commissione europea. La trattativa sui conti pubblici è in salita e non si vedono sbocchi per il disinnesco delle sanzioni.

Anche perché la distanza di vedute è davvero grande. È chiaro che gli aggiustamenti proposti da Conte e Tria nella loro lettera sono largamente sotto le aspettative della Commissione. E soprattutto preoccupa l’isolamento sempre più percepibile del nostro Paese, assente dai vertici ristretti, che non lascia ben sperare sul prossimo pronunciamento dei partner europei sulla procedura pendente. Senza un compromesso politico i piccoli aggiustamenti di bilancio potrebbero infatti non bastare.

La due giorni del Consiglio ha evidenziato la poca rilevanza del nostro Paese. E ci si chiede quale appoggio politico possa trovare il nostro Paese per evitare quelle sanzioni. Anche perché la parte più propensa allo scontro, la Lega di Salvini, continua nel frattempo a mettere sul piatto strumenti che inaspriscono il negoziato, soprattutto quando parla di minibot come moneta parallela all’euro.

E seppure si arrivasse a un compromesso per scongiurare la famigerata procedura, si tratterebbe comunque di rimandare il problema, visto che si continua a parlare di una flat tax in grado di scardinare qualsiasi tenuta dei conti pubblici. D’altra parte la lettera inviata a Bruxelles si riferisce soltanto all’anno in corso ed evita attentamente di mettere nero su bianco numeri che parlino della prossima legge di Bilancio.

È come se si volesse temporeggiare in attesa che venga designata la nuova Commissione europea, disinnescando momentaneamente la scure della procedura. L’impressione è che i due vicepremier vogliano quindi aspettare settembre prima di lanciare nuovi fendenti alle istituzioni europee (sempre che l’intesa traballante tra Salvini e Di Maio non salti prima).

Conte, nelle sue trattative, ha continuato a dire di non voler “sottrarsi ai vincoli europei”, ma ha giocato anche su un altro terreno, più politico, mettendo in discussione le regole che considera sbagliate e controproducenti, “come dimostra il caso della Grecia”. Una strada che Bruxelles non ha voluto seguire. In questo senso il monito del commissario agli affari Economici Pierre Moscovici è stato chiaro sottolineando come non bisogna perdere tempo parlando di modifiche a norme che sono state concordate da tutti: “La procedura non si evita attraverso commenti sulle regole”, ha avvertito.

Intanto il tempo stringe e l’iter verso le sanzioni andrebbe interrotto prima del 2 luglio, giorno in cui la Commissione potrebbe adottare la raccomandazione di apertura della procedura che poi l’Ecofin dell’8-9 luglio dovrà approvare. I commissari e i tecnici sono al lavoro sulla lettera e il prossimo giudizio arriverà mercoledì quando il consiglio dei Ministri italiano approverà il nuovo assestamento di bilancio. Ci saranno numeri più dettagliati, che però potrebbero non bastare. La procedura si avvicina, l’Italia rischia.

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