L’Europa contro i Paesi dell’Est e plaude alla politica di Minniti

Focus

Plauso dell’Ue al ministro dell’Interno: “Molto bene l’Italia, gli sbarchi diminuiti dell’81%”. E la Corte europea blocca i “furbetti” della relocation.

Bisogna dire che adesso sembra di essere proprio a una svolta sui migranti, il metodo Minniti funziona e il riconoscimento ufficiale arriva nel giorno in cui si verifica un’importante novità: La Corte di Giustizia europea ha respinto i ricorsi della Slovacchia e dell’Ungheria contro il meccanismo provvisorio di ricollocazione obbligatoria di richiedenti asilo.

Il che significa che gli alzatori di muri, i promotori convinti del Not in my backyard, Ungheria, Slovacchia , Repubblica Ceca , Romania e Polonia, dovranno vedersela adesso con una sentenza che gli dà torto e che mette finalmente un punto definitivo alla solidarietà à la carte. I giudici di Bruxelles hanno infatti stabilito che l’accoglienza dei rifugiati è un dovere comune, di tutti, non di qualcuno sì e di altri no.

Due anni fa il Consiglio Europeo decise che per affrontare la crisi migratoria che incombeva in particolare su Grecia e Italia, gli stati membri avrebbero dovuto accogliere una quota stabilita di rifugiati: le persone da ricollocare erano 160 mila, per ora ne sono stati ricollocati quasi 28mila (19.244 dalla Grecia e 8.451 dall’Italia), in media 2.300 al mese.

Che servano “sforzi comuni” lo hanno ripetuto a turno i leader di mezza europa, ma l’altra metà della luna, i paesi dell’Est hanno sempre risposto nello stesso modo: alzando muri. Anzi, chiedendo pure l’aiutino ai vicini di casa: il premier ungherese Viktor Orban, lo stesso che ha firmato il ricorso contro la decisione del Consiglio Ue che oggi è stata respinta,  ha avuto il coraggio di chiedere un aiuto economico europeo per la costruzione di un muro al confine con la Serbia. L’ottima risposta è arrivata dal  presidente dell’esecutivo comunitario Jean-Claude Juncker :” la solidarietà è una strada a due sensi. L’Ungheria dovrebbe accogliere 1.294 rifugiati. Per ora, non ne ha accolto alcuno”. Come dire, prima salda il tuo debito.

Perché in realtà il principio da applicare è proprio quello di un debito: chi non accoglie scarica la propria mancanza su chi invece se ne fa carico, in primis Italia e Grecia che non possono certo fare a meno di essere dove sono. Ecco dunque che la strada sembra ora segnata: ora che c’è la sentenza seguano le infrazioni. Senza queste la decisione della Corte rischia di rimanere solo una carta.

A giudicare dalle reazioni dell’Ungheria, poi, non ci sono dubbi che alla sentenza debba far seguito un provvedimento urgente: è stato lo stesso ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto ad assicurare che il suo Paese “non intende accettare neanche un immigrato”, giudicando “irresponsabile” la decisione dei giudici. Pronta la reazione da Bruxelles “Se Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca non dovessero cambiare il loro approccio sui ricollocamenti dei rifugiati, dovremmo considerare l’ultimo stadio della procedura di infrazione: deferirli alla Corte di Giustizia”, ha detto  il commissario europeo alle Migrazioni e agli Affari Interni Dimitris Avramopoulos.

Ecco perché è necessario da oggi in poi “andare avanti con i ricollocamenti e le procedure di infrazione contro chi non rispetta la decisione della Commissione “ dice il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. “Budapest e Bratislava ora devono ricollocare i profughi, se non lo fanno, la Commissione deve essere seria e sanzionare” afferma il presidente del gruppo parlamentare Socialisti&Democratici Gianni Pittella.

Insomma, la solidarietà è cosa seria e non c’è più spazio per i “furbetti” della relocation. Anche perché l’Italia sta facendo molto bene il suo lavoro: l’81% di sbarchi in meno in agosto rispetto allo stesso mese dello scorso anno e in luglio del 66% hanno un solo significato per il commissario europeo Avramopoulos che commenta così l’operato di Minniti :” Il ruolo giocato dall’Italia in Libia è stato molto positivo e costruttivo. Il governo italiano ha contribuito a salvare vite umane e assistere i migranti in Libia, aumentando il numero dei rimpatri volontari” con il risultato  che “nelle ultime settimane molte meno persone hanno perso la vita cercando di attraversare il mar Mediterraneo rispetto ai mesi precedenti”.

Ora sta a chi non fa e non ha fatto fin qui il suo dovere saldare il debito verso l’Europa che pare aver trovato una strategia comune dando (finalmente) ragione al nostro Paese.

 

 

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