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Mattarella: La storia insegna che il potere può inebriare. Il sistema complesso di pesi e contrappesi della Costituzione ha fatto superare al Paese momenti tragici e difficili

«La storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare, di perderne il senso del servizio e di fare invece acquisire il senso del dominio nell’esercizio del potere». Le parole che ieri il capo dello Stato ha pronunciato davanti ad alcune scolaresche ricevute al Quirinale, più che entrare nella polemica spicciola del dibattito quotidiano, sembrano voler rammentare agli esponenti del governo legastellato il ruolo di “garante del buon funzionamento del sistema”.

 

Più poteri che dialogano, non un potere che soffoca

Di fronte alla sicumera prepotente dei principali attori di Lega e 5Stelle – in particolare i due vice premier Salvini e Di Maio, ai loro comportamenti sguaiati e alle parole offensive espresse contro chiunque dissenta, Mattarella ha atteso qualche giorno e poi è intervenuto non per entrare nella mischia, quanto per ricordare che la divisione dei poteri è alla base di ogni democrazia occidentale.

La Costituzione repubblicana, ha evidenziato Mattarella, non prevede un unico potere accentratore e assoluto, bensì più poteri che dialogano, parlano fra di essi, nessuno dei quali può arrogarsi le funzioni degli altri o può prevalere sugli altri, se non entro i limiti assegnati dalla stessa Costituzione.
Parole che la politica ha interpretato in più modi: per Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, si tratta di una vera e propria tirata d’orecchi per Salvini e Di Maio; per Andrea Scanzi del Fatto Quotidiano Mattarella fa opposizione, mentre il ministro Savona, interrogato dai giornalisti, ha allargato le braccia dicendo «Meno parlo, meglio è…».

 

Un salutare ripasso della Costituzione

Più che opposizione al governo, in realtà è stato, come scrive oggi Massimo Franco sul Corriere della Sera, “Un salutare ripasso sugli equilibri della Costituzione”. La sfida all’OK Corral che Salvini e Di Maio lanciano continuamente ora alla Banca d’Italia, ora all’Unione Europea, ora all’Ufficio parlamentare di bilancio o all’Inps o all’Anac o al Fondo monetario internazionale o a chiunque critichi le scelte e i provvedimenti del governo, si gioca tutta sul malinteso – che però tanta presa fa sull’elettorato – che gli unici legittimati a parlare siano coloro che siano stati investiti dal voto popolare. “Noi parliamo perché siamo voce del popolo”, sembrano affermare a ogni pie’ sospinto i due vice premier, dimenticando che gli unti dal popolo spesso non hanno trovato destini troppo gloriosi.
Il presidente della Repubblica ha voluto puntualizzare che alcuni poteri sono sì espressione del voto popolare, mentre altri no, ma sono comunque parti integranti e fondamentali dello Stato e c’è proprio la Costituzione a prevedere che tali e tanti poteri siano in equilibrio.

Quando uno degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado ricevute al Quirinale, gli ha chiesto: «In qualità di garante della Costituzione, quanto ritiene sia difficile il suo lavoro?», Mattarella ha così risposto: «La nostra Costituzione consente di superare difficoltà e di garantire l’unità della società anche perché ha creato un sistema in cui nessuno, da solo, può avere troppo potere. C’è un sistema che si articola nella divisione dei poteri, nella previsione di autorità indipendenti, autorità che non sono dipendenti dagli organi politici ma che, dovendo governare aspetti tecnici, li governano prescindendo dalle scelte politiche, a garanzia di tutti».

 

Il potere inebria, la Costituzione ripara dalle tentazioni

Insomma, non è altro che il «sistema complesso di pesi e contrappesi» che prevede e difende la Carta costituzionale italiana. E poiché «la storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare», ci sono due antidoti: il primo è personale, è l’autodisciplina che ciascuno di noi si impone, ma poi c’è un rimedio più oggettivo e meno dipendente dagli umori personali di come ci si alza al mattino: quello dei meccanismi costituzionali, «di equilibri che distribuiscono le funzioni e i compiti del potere tra più soggetti, in maniera che nessuno, da solo, ne abbia troppo».

È un buon sistema, questo, poiché le stesse regole valgono per tutti, presidente della Repubblica incluso, che ha «la funzione di garante del buon funzionamento del sistema in maniera adeguata».

 

Grazie alla Carta, abbiamo superato momenti tragici

Mattarella ha voluto sottolineare con vigore il particolare assetto della Costituzione italiana, studiata e scritta per far sì che potesse affrontare e superare anche momenti difficili della vita della Repubblica, tanto che il capo dello Stato ha voluto tornare con la memoria ad anni assai drammatici: «Ogni presidente della Repubblica che si succede in questo ruolo incontra problemi e difficoltà, incontra condizioni diverse. Io penso sempre a quelle maggiori che vi sono state in periodi precedenti. Quando penso alle difficoltà che vi sono in questo periodo, penso gli anni ’70. Voi non eravate nati, ragazzi, ma io ero già tra i trenta e i quaranta anni. Era il decennio del terrorismo, degli attentati, delle bombe; venivano assassinate moltissime persone, spesso tra le migliori della Repubblica. Quelle erano condizioni tragiche, di difficoltà.
Bisogna sempre avere la conoscenza e il ricordo della storia per valutare le condizioni in cui si opera. E questa è una cosa che si riallaccia in fondo alla forza della nostra Costituzione: essere garante della Costituzione, o perlomeno essere presidente della Repubblica garante che rappresenta l’unità nazionale, che non è soltanto quella del territorio ma anche quella della società, quella delle istituzioni, quella della vita in comune. La nostra Costituzione, per fortuna, è riuscita a superare momenti difficili, riesce sempre a superare momenti difficili, anche perché ha anche alcuni elementi che la difendono. È una Costituzione, come si dice, ‘rigida’ nel senso che non può essere cambiata da una legge normale, occorre una procedura particolarmente impegnativa per cambiarla. Questo le garantisce stabilità e autorevolezz
a».

Nell’arco di breve tempo, questo è il terzo, pacato monito che Mattarella lancia alla politica: lo aveva già fatto al Quirinale davanti al presidente del Consiglio Conte e ai ministri, e anche al Consiglio superiore della magistratura. Segno evidente che in questa Italia 2018 di lezioni di diritto costituzionale c’è davvero bisogno.

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