Liberata Raqqa, la ‘capitale’ dello stato islamico

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Le milizie filo-Usa hanno issato la propria bandiera all’interno dello stadio, ultimo bastione dell’Isis nella ‘capitale’ del Califfato

Raqqa è stata liberata: lo riferisce l’Osservatorio per i diritti umani. Le milizie filo-Usa hanno issato la propria bandiera all’interno dello stadio, ultimo bastione dell’Isis nella ‘capitale’ del Califfato. Nei dintorni proseguono sporadici combattimenti.
Centinaia di jihadisti dell’Isis e migliaia di civili erano stati evacuati da Raqqa domenica in base ad un accordo raggiunto tra le cosiddette Forze democratiche siriane (Sdf) alleate degli Usa e lo Stato islamico con la mediazione di capi tribali locali. Negli ultimi due giorni i combattimenti erano continuati tra le Sdf e altri miliziani dell’Isis che resistevano in un area molto ristretta del centro. Tra di loro, secondo l’Ondus, molti sono ‘foreign fighter’.

 

Le forze curde alleate degli Usa che combattono l’Isis hanno confermato di avere interamente strappato Raqqa al controllo dell’Isis. L’annuncio e’ stato dato dalle Forze democratiche siriane (Sdf), a predominanza curda, sostenute dalla Coalizione internazionale a guida Usa.

 

Dopo aver perso la sua ‘capitale’ nel nord siriano liberata oggi da un’alleanza sostenuta da Washington, lo Stato Islamico (Isis) sta crollando anche a Deir Ezzur, ultimo suo bastione nell’est del Paese nel mirino delle forze del regime del presidente Bashar al Assad sostenute da Mosca. Secondo attivisti siriani le truppe di Damasco “controlla ormai oltre il 92% di Deir Ezzor”. “Le forze del regime sostenute dal cielo da un intenso bombardamento dell’aviazione russa e dell’artiglieria sono riuscite a realizzare una grande avanzata nei quartieri al Rassafah, al Ummal e al Sina’a riducendo enormemente le aree controllate dall’Isis ed estendendo il proprio controllo ad oltre il 92,3% di Deir Ezzur”, ha riferito sul proprio sito web l’Osservatorio siriano per i diritti umani, una Ong con sede a Londra che conta su una estesa rete di attivisti in tutto il Paese.

Oltre 3mila persone, tra cui più di mille civili, sono state uccise in un anno di campagna militare curda e americana per la conquista di Raqqa, ex roccaforte dell’Isis nel nord della Siria. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus). L’offensiva su Raqqa, a nord dell’Eufrate, era cominciata ai primi di novembre del 2016. L’Ondus afferma che in tutto sono morte 3.250 persone, di cui 1.130 civili. Altre fonti non indipendenti riferiscono dell’uccisione di circa 3.500 uccisi tra le file dello ‘Stato islamico’ e circa 400 morti tra le forze curde e della Coalizione anti-Isis. E’ impossibile verificare sul terreno e in maniera indipendente queste cifre.

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