Libia, solo una photo opportunity per Conte

Focus

Questi due giorni sono stati una serie di figuracce che danneggiano gravemente la nostra credibilità e i nostri interessi in Libia

Dalla stabilità della Libia dipende la sicurezza nazionale dell’Italia. Per questo dall’opposizione abbiamo seguito attentamente l’organizzazione della Conferenza di Palermo dialogando con il governo, con la speranza che potessero emergere da lì, come nei precedenti incontri sulla Libia organizzati dall’Italia, passi in avanti verso la pace. Non ci siamo mai augurati un fallimento ma oggi ci è chiaro che la conferenza è stata solo una photo opportunity per il premier Conte, ritratto tra Serraj e Haftar.

Il successo della conferenza è tutto qui. Per il resto questi due giorni sono stati una serie di figuracce che danneggiano gravemente la nostra credibilità e i nostri interessi in Libia.

Per ottenere la foto, il governo Lega-M5S fino all’ultimo si è fatto ricattare da Haftar, e lui con le sue pretese di molto superiori al suo reale peso politico in Libia è diventato il motore degli avvenimenti intorno alla conferenza.

Per convincerlo a partecipare all’incontro la Lega e i 5s si sono appoggiati a Al Sisi e a Lavrov, rendendoci satelliti di una linea filo-russa e filo-egiziana sulla Libia e sul Mediterraneo.

Arrivato a Palermo, gli sono stati organizzati vertici paralleli alla conferenza plenaria (a cui non ha voluto prendere parte) con il risultato di creare una frattura con la Turchia, esclusa da questi incontri, che ha abbandonato i lavori della conferenza in polemica.

Forse anticipando l’impreparazione con cui il governo ha affrontato la conferenza, le principali potenze globali (Stati Uniti, Germania, Arabia Saudita) hanno inviato a Palermo solo i numeri due o tre del ministero degli esteri.
Alla fine di tutto, ci si chiede se davvero valeva pena di modificare così radicalmente la linea della nostra politica estera per ottenere quella foto. Per Rocco Casalino magari sì, ma per gli interessi dell’Italia no.

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