Lillo e Greg, supereroi “de noantri” fra sketch surreali e must del passato

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Lillo e Greg sgombrano il campo da ogni ombra sul loro talento di coppia ormai consumata in questo loro GagMen, al teatro Olimpico di Roma fino al 6 gennaio

Impossibile chiedergli di intervenire per sventare una rapina in corso. Ti risponderà che non ha protezioni anti-proiettili, che il suo corpo sarebbe sforacchiato come quello di tutti e che, sinceramente, non se la sente. Impossibile pure chiedere un suo aiuto per salvare un gattino sfuggito alla sua padrona e scappato sull’albero di un giardino. Ti risponderà che sì, le migliori intenzioni ci sarebbero pure, ma non ha armi retrattili sotto la tuta, non si allunga come quello dei Fantastici 4, e che, tutto sommato, l’altezza dei rami non è cosa da sottovalutare… Perché lui è Normal Man, l’uomo che “i superpoteri hanno reso normale”, e quindi, in fin dei conti, parte da una sub-dotazione naturale che è un misto di codardia, panza non indifferente che sa di salsicce e pochissimo di criptonite, un concentrato di accidia al top, e al massimo, ma proprio al massimo, un pizzico di sana buona volontà, meglio, di buon vicinato, di quello che però deperisce già nella durata di un viaggio in ascensore. E alla fine si riduce a fare il cambiavalute, ti do cinque euro e mi dai un po’ di monete: sì, qui Normal Man esprime tutto il sesto senso del Nembo Kid de noantri e magari ci razzola pure, dandone come resto quattro e mezzo… Se poi lo affianca anche Amnesia Man, un altro “gigante” dell’eccezionalità, senz’arte né parte, senza il benché minimo segno di X factor, e pure con una smemoratezza cronica che lo costringe a dimenticare non solo chi è ma anche il metodo che con tanta fatica aveva costruito per non dimenticare chi è, beh allora l’armata Brancaleone dei salvatori incapaci della porta accanto è bella che completa, e il cittadino proprio tanto sicuro non può sentirsi…

Lillo e Greg sgombrano il campo da ogni ombra – se mai ce ne fosse stata – sul loro talento di coppia ormai consumata, la loro vis comica e il tempismo e l’acume con cui mettono a segno siparietti travolgenti e surreali, in questo loro GagMen, al teatro Olimpico di Roma fino al 6 gennaio, con una specialissima one night per il veglione di San Silvestro costellata di aperitivi di benvenuto, buffet, auguri di buon 2019 e il repertorio musicale degli intramontabili “Latte e i suoi derivati” fino a tarda notte. Lo spettacolo di due ore e passa fila liscio che è una bellezza. Si ride a crepapelle, ci sono personaggi del passato della loro carriera di cui non si avverte la minima patina di polvere, l’umorismo fine del programma radiofonico che conducono da tempo “610- Sei Uno Zero”, i must di una carriera piena di affondi felicissimi nel mondo dell’assurdo, nei corridoi angusti del linguaggio ordinario, e in quell’immaginario corrente e appiccicaticcio dove basta spostare una parola, un suono, tirare i lacci a uno stereotipo e crolla giù tutto, in una cascata di equivoci e non-sense di cui cogliamo la cialtroneria che avvolge le nostre cose. E del resto il comico cos’è se non un burlone, tragico e beffardo, di tutto quanto è così prevedibile nelle nostre vite da non spingerci più a cambiare in meglio valori e scritture del reale? Lillo e Greg sono i perfetti picconatori di quella correctness da pianerottolo che va davvero smascherata e debellata, di tanto in tanto, come uno scarafaggetto dalle mille zampine, come un virus che ci muta in perfetti deficienti. Forse è questo che negli ultimi tempi li ha spinti al grande ritorno alla forma dello sketch, come nei varietà del sabato sera con i quali siamo cresciuti negli anni ’80 – una splendida pars destruens che può fare a meno di grandi fondali concettuali perché arriva in pochi minuti dritta ai tic, alle piccole brutture, ai piccoli orrori che ci portiamo dentro e che spacciamo a noi stessi come semplici molliche di Pollicino. E forse è anche per questo che stanno insistendo sul filo rosso degli Spider Man da condominio che vorremmo tanto che esistessero per davvero, in tutto il loro fulgore, la loro potenza catastrofica, come i mitici personaggi della Marvel, ma che alla fine si ritrovano a essere, loro per primi, pieni di difetti, defaillance, pretese fantascientifiche e obiettivi irraggiungibili perché sono solo proiezioni della nostra voglia di sicurezza. O, più semplicemente, del nostro bisogno di un mondo epico, leggendario, fatto di duelli celesti e segreti per cui battersi, riscattandoci dal grigiore di casa-ufficio-culla-vacanze.

Anche nello spettacolo del 2017, L’uomo che non capiva troppo, l’ispirazione era questa. Un uomo tranquillo con una vita tranquilla. Fino al giorno in cui scopre che tutta questa tranquillità è la facciata di un mondo che non gli appartiene, fatto di spionaggio e società occulte. Ciò in cui ha sempre creduto non è come sembra: né la moglie, né tantomeno il migliore amico; si ritrova quindi in una dimensione di cui non comprende più i codici e, di conseguenza, il modo di comunicare. Da qui iniziano le sue pericolose peripezie, tra inseguimenti, sparatorie ed interrogatori, nella disperata lotta per sventare il progetto di dominio dell’universo da parte di una “mente” invisibile. In Gagmen c’è un oceano di ilarità e zigzag semantici gustosissimi, garantiti anche dalla brillante e convincente partecipazione di Marco Fiorini, della sexyssima Vania Della Bidia e di Attilio Di Giovanni, ma tutto sembra portare all’apoteosi di fine sipario quando protagonisti sul palco sono i quattro componenti di una nuova pattuglia di mezzi-eroi del suburbio, fra i quali non possono che spiccare Elastic Man – l’uomo che, altro che diventare lungo di dieci metri, possiede solo una molletta con cui dovrebbe “colpire” i mostri avversari – e l’Uomo Bradipo, interpretato fino alle lacrime degli spettatori da Lillo, ovvero l’uomo più lento di tutti, che fa fatica pure a stringere alleanza con gli altri, e che alla fine brilla solo in sagacia: se i nemici sono più forti di noi e ci schiacceranno, “che ve la prendete se io m’avvio?”…

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