L’impasse M5s-destra, il Pd tiene il punto

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Martina: “Da M5S e Lega 43 giorni di chiacchiere. Ci vuole più rispetto dei cittadini”

“Il Paese aspetta da settimane, da 43 giorni ormai, che le forze che hanno prevalso il 4 marzo dicano con serietà cosa intendono fare. Ci vuole più rispetto dei cittadini, la smettano con questo spettacolo desolante fatto solo di tatticismi e personalismi”.

Lo ha affermato il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, all’inizio di una nuova settimana, stando alle scaramucce a cui si sono lasciati andare Salvini e Di Maio – e al netto di una probabile iniziativa di Mattarella  – densa di incognite.

Un punto ribadito dal coordinatore della segreteria del Pd, Lorenzo Guerini, che interpellato dall’Ansa ha detto: “Le dichiarazioni di Di Maio? Lui e Salvini stanno giocando con gli interessi del Paese”.

“Dopo la grande, e anche abbastanza indecente, spartizione di tutte le cariche parlamentari – ha aggiunto Guerini -, anche di quelle di garanzia, continuano a tenere bloccata l’Italia sulle loro ambizioni inondando gli italiani di battute e dichiarazioni ma a un mese e mezzo dalle elezioni sono ancora fermi a quello”.

La posizione del coordinatore del Pd, che ricalca quella tenuta dal Pd in queste settimane, è chiara: “Ci dicano, e lo dicano soprattutto al Paese, quel che vogliono fare se ne sono capaci, altrimenti prendano atto del loro fallimento”.
“Hanno bloccato la situazione su ambizioni personali, regolamenti di conti e veti reciprochi – è il ragionamento -, in un gioco irresponsabile, quando invece, anche alla luce degli scenari di tensione di natura internazionale, sarebbe necessario uno sforzo di responsabilità”.

Stessa posizione, circa l’impasse del Governo, ribadita anche dal ministro per lo Sport Luca Lotti che, interpellato dai cronisti a Firenze a margine della presentazione delle iniziative per celebrare i 1000 anni della basilica di San Miniato al Monte, ha detto: “È passato più di un mese, ormai, dal giorno delle elezioni. Ci sono due gruppi, i 5 Stelle e la Lega, che hanno il compito se riescono di formare il governo“.

La richiesta, anche da parte del ministro dello Sport, è chiara: “La smettano di usare i personalismi, i veti incrociati e parlino finalmente al Paese. Lo hanno fatto in campagna elettorale, mi sembra che stiano continuando a fare una campagna elettorale anziché pensare all’interesse del Paese”.

Dopo un weekend segnato, politicamente, dalle visite simultanee (senza incontri) di Di Maio e Salvini a Vinitaly a Verona, con tanto di battute incrociate, un commento arriva dal vicepresidente della Camera Ettore Rosato, che richiamando la vignetta di Giannelli pubblicata oggi dal Corriere della Sera che disegna i due leader “imbottigliati”, ha scritto su Facebook: “Efficace e simpatico come sempre oggi Giannelli sul Corriere della Sera. Ma il vero giorno in cui Salvini, Di Maio e Berlusconi si sono imbottigliati è stato il 4 dicembre 2016: quando hanno rinunciato ad avere una sola Camera che dà la fiducia e un sistema elettorale con ballottaggio che avrebbe assicurato a chi arriva primo di poter governare”.

Sul versante del dibattito interno al Pd, Francesco Boccia, deputato vicino a Michele Emiliano, ha ricordato che “la richiesta del rinvio dell’assemblea Pd del 21 aprile, è arrivata da Martina e le minoranze non l’hanno condivisa, pur rispettando lo sforzo unitario che il segretario sta facendo. In ogni caso, aver rinviato la discussione non significa che non sia cambiata la maggioranza proprio sul merito delle questioni. Dovremo confrontarci a lungo dentro il partito, senza la solita fretta da Tg o da tweet”.

Per Boccia “è un errore gravissimo spingere fuori dal partito chi non la pensa come te. Sbaglia Bettini ad auspicare una sorta di scelta alla Macron di Renzi. Noi abbiamo bisogno di Renzi e di Bettini, insieme. Abbiamo semplicemente bisogno di tornare a rispettare le idee di tutti”.

Mentre sempre in mattinata, a innescare la polemica era stata l’intervista al ministro Carlo Calenda a Repubblica, nella quale aveva proposto “un Governo di transizione supportato da tutte le forze e commissione parlamentare per sbloccare le riforme istituzionali e la legge elettorale”.
Un’ipotesi subito bocciata dal deputato dem Dario Parrini, che ha definito l’intervista del ministro “una fuga in avanti che non mi convince”.

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