Lingotto, il racconto della seconda giornata di lavori

Focus

A Torino 10-11-12 marzo si riuniscono i sostenitori della mozione Renzi

Inviato a Torino – Si è conclusa la seconda giornata del Lingotto, dove Matteo Renzi ha scelto di cominciare il suo cammino congressuale. Il clima che si è respirato è stato lo stesso di ieri: sorrisi, voglia di partecipare, ma soprattutto tanta attesa di conoscere i lineamenti del nuovo volto che da maggio potrebbe assumere il Pd. L’intensa giornata politica è stata scandita in mattinata dall’intervento appassionato di Martina, gamba sinistra del ticket con Renzi, che ha affrontato il tema dei diritti del lavoro, dell’equità fiscale, della necessità di tassare le transizioni finanziarie speculative. A seguire Chiamparino e l’intervento intenso di Emma Bonino. Nel primo pomeriggio c’è stata la conclusione dei workshop tematici (12 gruppi di lavoro) che contribuiranno a costruire la mozione congressuale. Infine, dalle 17 sono ripresi i lavori dal palco principale con un dibattito politico molto intenso e ritmato. A scaldare gli animi degli oltre mille presenti sono state sopratutto le parole della viceministro Teresa Bellanova che ancora una volta, come già accaduto nell’ultima Assemblea nazionale dei democratici, ha rappresentato uno degli interventi più caldi ed emozionanti. Il punto di maggiore enfasi è arrivato quando ha sferrato una pesante stoccata nei confronti degli scissionisti.

L’intervento di Dario Franceschini ha sollevato invece la questione delle alleanze elettorali nel momento in cui ha chiesto di allargare il campo a “un’area moderata nel centrodestra con cui sarà possibile dialogare e condividere valori”. D’altra parte, ha sottolineato Franceschini, “con 2 camere e 3 poli, i numeri ci dicono che difficilmente un solo polo avrà la maggioranza in entrambe le camere”. Parole che però contrastano con quelle pronunciate poco prima dal presidente dem Matteo Orfini che, parlando a margine della kermesse torinese, aveva replicato a Pisapia spiegando quale sarà la posizione geografica che assumerà il Pd: “È abbastanza evidente – ha detto – che un partito che si chiama Nuovo Centrodestra difficilmente può allearsi con un partito di sinistra”.

A seguire i contributi di Poletti, Boschi (il primo dopo il 4 dicembre), De Luca, Pinotti, fino all’intervento conclusivo di Massimo Recalcati, che Renzi ha ascoltato dalla platea assieme a Maurizio Martina.

La sessione pomeridiana si è aperta con le immagini del terremoto che ha colpito il centro d’Italia e l’intervento di Catiuscia Marini, presidente dell’Umbria. Prosegue così la sessione plenaria, dopo un’intensa mattinata scandita dagli interventi e dopoche si è tenuto nel primo pomeriggio.

polettiPrende la parola dopo il contributo di Marini il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che nel suo intervento sottolinea come non si possa “rinunciare ai 1000 giorni di governo Renzi. Ci dobbiamo interrogare sugli errori – dice – ma se rinunciassimo all’orgoglio cosa racconteremmo agli italiani?”. “Abbiamo immaginato che le riforme sono autorealizzanti, non è vero un cavolo, si cambia se il popolo è con te – prosegue il ministro – dobbiamo capire come riconnettere il senso profondo delle riforme necessarie al paese con il popolo e abbiamo fatto molto bene a mettere qui al centro il lavoro”.

 

A scaldare gli animi dopo Poletti è il presidente dell’Istituto Gramsci Beppe Vacca: “Altro che partito di un uomo solo al comando, siamo un partito di sinistra. Con questo Pd siamo entrati nel Pse, non prima. E si è ridefinita la posizione dell’Italia in europa per il bene nostro e degli altri Paesi europei. Si è definita una strategia costituentistica – come diceva Gramsci – della politica democratica e di governo. Questo per me è un partito della nazione italiana. Imparino anche gli altri – continua Vacca -, di questo ha bisogno la democrazia: di partiti che rappresentino la nazione. La stampa non può raccontare questa fase politica con i pettegolezzi, con i clic: è iniziata la terza Repubblica”, aggiunge ancora.  E conclude così: “La vecchia generazione non è stata generosa per accidia o invidia nei confronti della nuova”.

BellanovaPoi è la volta dell’intervento della viceministro Teresa Bellanova che ancora una volta, come già accaduto nell’ultima Assemblea nazionale dei democratici, rappresenta uno degli interventi più caldi ed emozionanti. Il punto di maggiore enfasi è dedicato alla pesante stoccata nei confronti degli scissionisti: “A chi è andato via auguri – dice – Siete andati via e avete festeggiato la sconfitta al referendum, siete andati via perché avete visto lo spazio di un ritorno alla palude e di un ritorno in campo del manuale Cencelli”. E in un crescendo di applausi, Bellanova h continuato a infiammare la platea: “A chi è andato via, ribadisco: auguri. In alcune realtà neanche si accorgeranno di voi. In altre avranno la certezza che se la scissione era una liberazione. Il legame si era già rotto: stavate su un treno per portarlo verso il deragliamento. Buon lavoro amici e compagni, noi qui ci sentiamo a casa nostra”.

Dario Franceschini, nel suo intervento, chiama invece il Pd a pensare in termini di coalizione: “Ci aspetta una sfida difficile, che dobbiamo affrontare non da soli perché ci sono degli obblighi e dei numeri, ma anche perché dobbiamo lavorare per costruire un terreno di valori condivisi”.  Negli anni di Berlusconi – ricorda il ministro dei Beni Culturali – il campo del centrosinistra si riconosceva nei valori costituzionali. “Oggi abbiamo l’obbligo di allargare questo campo e abbiamo anche l’interesse che nel centrodestra italiano cresca e si allarghi un’area moderata”. E conclude così: “Abbiamo due camere e tre poli e ad oggi i numeri ci dicono che difficilmente un solo polo avrà la maggioranza in entrambe le camere”.

L’intervento del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan si concentra sugli scenari paventati da alcuni osservatori su un’eventuale fuoriuscita dell’Italia dall’Ue: “In questi mesi sono molto di moda scenari apocalittici sulla cosiddetta Ital-exit che mi fanno rabbrividire, li considero incapaci di dare soluzioni ma mi fanno rabbrividire. Chi addirittura teorizza l’adozione di un referendum per esplorare queste proposte non ha alcuna idea dei danni economici, sociali, culturali che andrebbero in primis a colpire i normali cittadini, tutti noi. Succederebbe semplicemente perché non si ha il coraggio di avere soluzioni vere e condivise. E noi questo non lo faremo succedere”.

De ;LucaTra gli applausi della platea, sale poi sul palco Vincenzo De Luca che denuncia i problemi sociali del Sud (e non solo) che rischiano di diventare problemi democratici se attraversano una certa soglia: “Noi avremo quest’anno 200mila persone che perdono diritto a ogni sostegno del reddito”. Per il governatore della Campania, l’Italia è entrata in una stagione politica molto difficile sul piano sociale e per questo “dobbiamo essere un partito moderno con il suo carico di speranze”. “In tante realtà del Sud il Pd è un corpo estraneo, in alcune zone del Sud la gente disprezza il Pd per la nostra nullità politica. Allora – ha aggiunto – dobbiamo essere un partito moderno, ma la cosa più moderna rimane l’uomo. Portiamo gente che ha passione e capacità di respirare il dolore del mondo”. E conclude così: “Credo che soltanto dando vita al nuovo inizio a cui ci invita Renzi saremo in grado di dare nuove speranze ai giovani”.

Boschi palcoL’intervento di Maria Elena Boschi è incentrato sopratutto sui diritti civili e sulle pari opportunità delle donne nel mondo del lavoro. Il suo arrivo tra i militanti del Lingotto nel pomeriggio era stato trionfante, circondato da militanti che le hanno chiesto un selfie, chi la dedica su un libro, chi un autografo. Quanto ai contenuti politici, dal palco dice: “Abbiamo fatto tante riforme, tra questa quella costituzionale. L’abbiamo persa e la sconfitta è stata dolorosa, ma noi non ci siamo persi: siamo in cammino e qui, dal Lingotto, e sappiamo che la nostra avventura è solo all’inizio”. Infine mette in evidenza il differente comportamento avuto rispetto agli scissionisti: “Dopo le primarie perse con Bersani, abbiamo scelto non il rancore e la divisione, ma la lealtà e la comunità”.

 

PinottiIl ministro della Difesa Roberta Pinotti per l’occasione decide di parlare di altri temi rispetto a quello della sicurezza e lancia un appello all’unità del partito: “Questa sera vorrei ricordare una figura, una madre della Repubblica: Tina Anselmi, anche se non appartiene alla mia tradizione. Non dobbiamo chiuderci in un recinto; superare le provenienze non vuol dire perdere l’identità, vuol dire crescere insieme”.

E per la prima volta la ministra si esprime sui Cinquestelle. “In questi mesi ho notato il disprezzo umano dei grillini verso le altre persone.  Dobbiamo combattere questi germi per quanto possa essere aspra la battaglia politica”.

Infine, la seconda giornata di lavori della kermesse renziana si conclude con l’intervento dello psicanalista e filosofo Massimo Recalcati. Un discorso tutto centrato sul tema della scuola, con sullo sfondo l’immagine, ripresa da Renzi nel suo messaggio, di un libro che piega un muro. “La scuola è una ferita aperta innanzitutto per Matteo Renzi. Noi oggi siamo qui a ribadire che e’ una priorita’ e che crediamo nella cultura del libro”, sottolinea il filosofo. Renzi ascolta l’intervento dalla platea insieme a Maurizio Martina.

Martina, Bonino e gli altri interventi della mattinata

Molto applaudito è stato l’intervento del ministro Maurizio Martina (VIDEO) che ha dato la carica alla platea con queste parole : “Grazie per i contributi di questa giornata splendida. E’ il caso di dire che siamo il Partito Democratico e non torniamo indietro”. “Il tema non sono le vecchie appartenenze di ciascuno di noi, ma la nuova appartenenza comune. Oltre la fusione fredda e il partito che ritorna ad avere un trattino. Non ci interessa questa prospettiva. Diversi e uniti è possibile”. Poi, scherzando dice: “Che io e Renzi siamo diversi è evidente, io sono quello esuberante ed espansivo, lui ha qualche problema di timidezza ma credo che li supererà”. “Non voglio tornare indietro, voglio guardare avanti. Siamo qui al Lingotto, ora, per essere all’altezza della prospettiva di 10 anni fa. Non ci rassegniamo a un ritorno fuori tempo massimo alle antiche case madri”.

Martina cita Regeni. “Un giovane italiano – ha detto Martina – in uno dei suoi ultimi interventi richiamava alla riscoperta del patto sociale tra i cittadini e le istituzioni per una maggiore partecipazione democratica in Europa. Era Giulio Regeni. Occorre dire chiaro che la sovranità europea è la sovranità italiana”.

Renzi commenta su Facebook. Quasi in contemporanea al discorso del ministro dell’Agricoltura, Matteo Renzi posta su Facebook il suo commento sulla convention in corso. “Confesso che mi emoziono ancora. Dovrei esserci abituato ma non è così. Migliaia di persone prendono treni, aerei, auto, pullman. E vengono a discutere fino a mezzanotte nei gruppi di lavoro. E ascoltano relazioni belle e impegnative. E propongono idee, scrivendo dal basso la mozione congressuale ma soprattutto condividendo un’emozione che – semplicemente – per noi si chiama politica”.

Subito dopo Martina è intervenuta Emma Bonino (VIDEO) che si è concentrata su immigrazione ed Europa: “In politica molto spesso gli interessi si scontrano con i valori. lo sforzo è quello di trovare equilibri più o meno precari, più o meno Se c’è un tema su cui i nostri interessi coincidono con i nostri valori è il tema dei migranti e dell’Europa. Ma non dobbiamo farci propinare le falsità”.

Molto atteso anche Sergio Chiamparino. (VIDEO) “Sono ancora renziano? Su questa barca ci sono salito fin dall’inizio e non sarei a posto con me stesso, se ora che il vento non è più quello delle europee, io dovessi cambiare casacca, mi sentieri un vigliacco. Questo non vuol dire rinunciare a dire le proprie opinioni – ha aggiunto il presidente della Regione Piemonte -. Chi non è qui, dovrebbe imparare che serve a tutti avere la discussione dentro ai partiti, dentro alle aree e non fare un partito nuovo”.

La prima parte della sessione plenaria

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L’inizio della sessione plenaria (ore 10) è stato meno tradizionale ed è stato dedicato al racconto di quattro storie di successo e di buone pratiche: povertà educativa, asili di periferia,  formazione, start up.

 

 

IMG_2231Sono stati gli stessi protagonisti ad esporle e, al termine di ogni racconto, la storia è stata approfondita in una breve tavola rotonda costituita da alcuni politici e intellettuali che si sono riconosciuti nella mozione di Renzi e Martina. Un format semplice: prima la storia e subito dopo la discussione politica legata a quel tema. “Vogliamo che si dia una risposta a quelle storie e che la politica pensi a come metterle poi a sistema, con l’obiettivo di spargerle in tutto il territorio – ha spiegato a Unità.tv Tommaso Nannicini, organizzatore politico del Lingotto – non ci accontentiamo soltanto di raccontare che da qualche parte qualcuno ce la fa e che va tutto bene”.

Applausi e standing ovation dalla platea sono arrivati all’imprenditore nel mirino della ‘ndrangheta, Vincenzo Linarello del consorzio Goel. Un intervento molto apprezzato anche da Renzi che lo ha fotografato dal retropalco per poi scrivere su Instagram: “In prima fila contro la ndrangheta. L’ho incontrato la scorsa settimana nella Locride. Felice di averlo con noi al Lingotto. #incammino”.

Subito dopo è partita una sessione con il tradizionale dibattito politico. Ermete Realacci ha parlato di imprese green economy che “risparmiano, inquinano meno e producono sviluppo sostenibile. Oltre a creare posti di lavoro”. E di lavoro ha parlato anche il segretario nazionale della Cisl Gigi Petteni il quale pone l’accento sul tema delle politiche attive che a suo giudizio “devono essere tradotte in modo concreto. Dobbiamo dire alle gente che abbiamo l’obiettivo che chi perde e cerca il lavoro non sarà mai lasciato solo”.

IMG_2200La musica che ha accompagnato i cambi palco è un mix di tradizione e modernità e richiama il concetto del cammino da fare assieme: da “Strada facendo“ di Baglioni, passando per “Sulla strada” di Francesco De Gregori fino ad arrivare a “Potremmo ritornare” di Tiziano Ferro. Il messaggio del nuovo corso di Renzi, dicono infatti i suoi, è quello della squadra e della pluralità. Non a caso l’ex premier ha scelto di fare il ticket con Maurizio Martina per affrontare la campagna congressuale.

Poi è stata la volta di Sandro Gozi che nel suo intervento affronta il futuro dell’Europa e attacca la regola del fiscal compact evidenziando come questo “non possa trovare spazio nei trattati Ue” e rivendicando il ruolo di Renzi grazie al quale “in tre anni non siamo mai stati succubi di Bruxelles”.

I gruppi tematici che contribuiranno a costruire la mozione congressuale

IMG_2221Nel primo pomeriggio invece (dalle 14,30 alle 17) c’è stata la parte dedicata al momento del confronto e dell’elaborazione: si sono conclusi i dodici workshop tematici, iniziati ieri in serata, in cui tutti  i partecipanti (oltre duemila) hanno dato il proprio contributo alla stesura del programma congressuale. Nella prima sessione dei gruppi tematici di ieri c’è stata un’alta affluenza di partecipazione, fino alle 23,30, soprattutto nella sala dedicata al tema del partito. “E un messaggio molto positivo – ha sottolineato Nannicini – perché tanti partecipanti rappresentano il contributo di chi ha voluto prendere un pullman o un treno per partecipare fisicamente e non soltanto on line”.

IMG_2233In effetti, dati alla mano, la media dei partecipanti per ognuno dei 12 workshop è stata di oltre 250 iscritti. Tra i temi di approfondimento Europa e Mediterraneo; capitale umano, scuola, università e ricerca; lavoro di cittadinanza; istituzioni e pubblica amministrazione; welfare e salute, tra protezione e promozione; nuova economica e fisco amico; diritti, legalità, giustizia; crescita e Mezzogiorno; cultura, identità e cittadinanza; città e territori.

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