L’internazionale populista in fila dietro Trump. Grillo e Le Pen seguono la linea

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Ribaltare la realtà, distrarre l’opinione pubblica, individuare il nemico perfetto, cavalcare il sentimento anti-establishment. Ecco come la strategia prende forma, in vista della stagione elettorale

L’internazionale populista affina le proprie strategie in vista della stagione elettorale. A dare la linea è Donald Trump. L’obiettivo è chiaro: cavalcare l’onda anti-establishment, spostare l’attenzione delle persone dai problemi reali, indurre una sorta di reazione collettiva diretta dall’alto facendo finta che sia una “rivolta dal basso”. Come fare tutto questo? Il processo è lungo e complesso, tutt’altro che scontato, ma in primo luogo occorre preparare il terremo.

In questo senso, la prima cosa da fare è trovare un nemico da dare in pasto all’opinione pubblica. Questo nemico, ancor prima che gli avversari politici, è stato individuato nella stampa, nei giornalisti in generale, rei di essere “schiavi del sistema”, colpevoli, per esempio, di voler mettere in evidenza anche i problemi (e le magagne) dei vari movimenti nazionali. Per fare questo, ecco lo strumento che fino a pochi anni fa non esisteva: i social network. Tramite l’uso massivo di account ufficiali e non, la narrazione populista (spesso creatrice e megafono di vere e proprie fake news) arriva a milioni di persone: senza filtro, senza controlli, senza verifiche.

Ecco quindi che, per distogliere l’attenzione, si sceglie consapevolmente, scientificamente, di ribaltare tutto e puntare il dito (ebbene sì) contro le “bufale” della stampa e delle televisioni cattive. Un paradosso incredibile e quasi inspiegabile ma purtroppo molto, molto reale.

Ecco allora che Grillo, per provare a far dimenticare all’opinione pubblica i guai dell’amministrazione Raggi e per scappare dalle accuse rivolte alla Casaleggio Associati di aver creato un vero e proprio sistema di produzione e diffusione di notizie false sul web, inventa una “giuria popolare” estratta a sorte che si occupi di stabilire la veridicità o meno di quanto riportato dai media tradizionali. Una cosa che, se non fosse ridicola e noiosa, sarebbe quasi preoccupante. E in parte lo è. Non tanto per la sua eventuale (quanto impossibile) applicazione, quanto più per il sentimento che va ingenerando in un’opinione pubblica sempre più disorientata a manipolabile.

D’altronde, se c’è riuscito Trump in America perché non dovrebbe riuscirci Grillo?

E’ quello che deve aver pensato anche Marine Le Pen, candidata dell’estrema destra alle presidenziali francesi, che ha dichiarato di voler condurre una campagna “innovativa” sui social media, rimarcando di non “riconoscersi” nella copertura offerta dalla stampa. “Questo è un canale complementare a quello della stampa tradizionale e penso sia essenziale per noi parlare direttamente alla gente, senza filtro”, ha detto alla stampa la candidata del Front National.

Il partito ha investito da tempo su internet e i social media: la pagina di Facebook di Marine Le Pen conta oltre un milione di contatti, mentre la nipote Marion Maréchal Le Pen, astro nascente del partito, ne ha più di 632.151. Il candidato della destra, François Fillon, favorito alla presidenza, ha 236.729 follower su Facebook e 382.053 su Twitter, dove Marine Le Pen ne ha 1.223.997. Numeri su cui, il gollista Fillon, dovrebbe far riflettere in fretta qualcuno di bravo, prima che sia troppo tardi.

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