L’inutile show di Salvini: forte con i deboli e debole con i forti

Focus

L’accordo con Austria e Germania è solo un patto tra partiti, dietro le chiacchiere niente. Molto meglio continuare a fare il duro con i migranti

Lo show di Salvini non ammette pause. E’ uno spettacolo senza intervalli, una messa in scena propagandistica studiata nei minimi particolari e recitata con cinismo e astuzia. Oggi, ne abbiamo avuto la riprova. Prima con il finto accordo del cosiddetto “asse dei volenterosi” (il nome fa già rabbrividire), poi con la presa di posizione nei confronti dei migranti (tra cui molti bambini) costretti a stare a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera, perché, in piena sindrome da Chuck Norris, li vuole vedere scendere solo in manette. Debole con i forti, forte con i deboli, con gli ultimi, con i bambini.

La giornata del titolare del Viminale comincia di buon’ora, in quel di Innsbruck, dove si svolge il vertice tra ministri dell’Interno dell’Unione. Alle 7,15, per anticipare i colleghi, Salvini incontra l’omologo austriaco, Herbert Kickl, e quello tedesco, Horst Seehofer. Sorrisi, strette di mano e un fantomatico accordo, celebrato dall’ormai omologata stampa nazionale, come un’intesa vera. Ma l’unico accordo raggiunto è quello politico, anzi partitico, volto a ribadire un asse (questo sì, reale) in vista delle elezioni europee del prossimo anno (e bavaresi in autunno). Tante parole, pochi fatti, a cominciare dall’idea di costruire hotspot per l’identificazione e il riconoscimento dello status di profughi nei Paesi d’origine. Un’idea di cui i tre parlano come se fosse stata assunta dal consiglio Ue di fine giugno e che invece, proprio durante quel vertice, è stata scartata. Di ricollocazione dei migranti neanche l’ombra, di cose concrete ancora meno.

Poi arriva il momento della conferenza stampa, l’atto principale della commedia salviniana. Mentre i suoi colleghi dell’asse parlano ai giornalisti insieme al commissario europeo Avramopoulos, il capo leghista si presenta in solitaria. E lo spettacolo è assicurato. I suoi ormai celebri riferimenti al fatto di essere padre (come se la cosa lo assolvesse dalle bestialità che dice) si sprecano. “Alla gentile richiesta del collega tedesco Seehofer che mi ha chiesto di riprendere gli immigrati arrivati in Germania, ho opposto un altrettanto gentile ‘no grazie'”. Chissà cosa dirà “il collega tedesco” quando parlerà con la stampa tedesca? Ognuno, si sa, a casa sua recita la propria parte. D’altronde per Salvini l’obiettivo è primeggiare nei sondaggi, per Seehofer la partita sono le elezioni in Baviera, che per la prima volta potrebbero regalare un risultato diverso dalla maggioranza assoluta della Csu.

Molto meglio, per il “leone italico”, tornare a bastonare i migranti. E allora si va sul sicuro, parti ormai imparate a memoria e ripetute allo sfinimento. Dalle ong che non attraccheranno più nei porti italiani alla luna di miele con Cinque Stelle, “con cui non sono mai andato così d’accordo”. Poi, il lato più inquietante, da dare in pasto agli altri leoni (quelli da tastiera) che si nutrono delle sparate dell’ex ‘felpato’. “Voglio vedere scendere i migranti in manette dalla nave”, dice riferendosi ai migranti che la Guardia Costiera vorrebbe far sbarcare a Trapani. Parole che fanno orrore, se pronunciate in uno Stato di diritto.

Ma tant’è, a Salvini dello Stato di diritto non importa nulla. Molto meglio puntare dritto al premio Oscar che non hanno ancora inventato, quello dell’ipocrisia.

 

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