Liste uniche per Renzi e per Orlando, Emiliano a rischio in due regioni

Focus

Presentate le liste dei tre candidati

Una lista unica per non contarsi, per non dare cognomi alle correnti, per non lasciare spazio ai capibastone locali. E anche per rinnovare la classe dirigente.

E’ stata secca la scelta di Renzi e di Orlando di presentare liste uniche, mentre Emiliano ne ha presentate cinque ma in due regioni, Liguria e Lombardia, non ha raggiunto il numero sufficiente di firme e potrebbe dunque rischiare di non essere più in campo per le primarie del 30 aprile.

Facile pensare che si troverà una soluzione per il governatore della Puglia, che ha già superato la difficoltà iniziale di arrivare al 5% degli iscritti, nella fase iniziale delle votazioni nei circoli. Prima i circoli, oggi le liste: Emiliano arranca ma alla fine sarà in partita.

La scelta di una lista unica da parte di Renzi lascia qualche malumore e una traccia evidente della rinnovata leadership dell’ex premier che, visti i dati dei circoli, vede vicina la conferma del suo ruolo alla guida del Pd.

“Contarsi conviene meno agli altri che non a Renzi, visto lo straordinario risultato dei circoli”, spiega un fedelissimo in un ragionamento che suona più o meno così: i Giovani Turchi si sarebbero divisi tra la lista di Orfini e quella di Martina, senza contare che il ministro dell’Agricoltura corre in ticket con l’ex segretario e si sarebbe apparentato con Piero Fassino. Il vero problema sarebbero stati però i franceschiniani: la pattuglia dei parlamentari di Areadem è attraversata da posizioni molto diverse, ci sono quelli più vicini a Renzi, come il capogruppo Rosato e ci sono quelli che Renzi lo digeriscono a piccole dosi, e più per spirito di fedeltà al ministro dei Beni Culturali che per passione verso l’ex premier.

Il risultato, però, è buono: oltre al messaggio di compattezza c’è una sorta di rottamazione fase due. Non dovunque, certo.

Prendiamo il caso della Sardegna: qui i popolari riformisti di Fadda e Cabras non hanno accettato di fare la lista unica e rischiano di essere estromessi dall’Assemblea Nazionale. A volte, dietro tali impuntature c’è la volontà di non cedere un potere locale, un tesoretto di voti, senza la certezza di avere qualcosa in cambio.

E invece, reset. La lista unica crea le condizioni per la costruzione dal basso di una nuova classe dirigente ancorata alla necessità di rinnovarsi e aprirsi sul territorio. Chi si vuole pesare lo fa sul consenso, non sulla base della fedeltà al capobastone di turno.

Nomi. Per la mozione Renzi l’input è stato chiaro e il coordinatore Lorenzo Guerini ha risposto allo stesso modo a tutti quelli che facevano storie sugli apparentamenti: “La lista è una”, categorico.  A Roma capolista Maria Elena Boschi, in Emilia il giovane sindaco di Rimini Andrea Gnassi, e ad Ascoli un altro sindaco del territorio Michele Franchi. A Perugia la numero uno è Catiuscia Marini, a Firenze Beppe Vacca e in Basilicata Marcello Pittella. Polemiche a Napoli con Francesco Nicodemo che affida a Fb il suo sfogo per non essere capolista: “Ieri in un tourbillon di mezze notizie il mio nome gira…. Mentre guardo Renzi a Porta a Porta, contrordine compagno, mi avvisano da Napoli che il mio nome è stato sostituito non so da chi per motivi di equilibri di corrente. Quindi ho ringraziato per l’informazione e mi sono addormentato sereno come tutte le sere”. Per la lista Orlando la linea guida è stata duplice: “Inclusione e rinnovamento, secondo lo spirito dell’Ulivo”. E così largo ai giovani, agli amministratori locali e alla società civile, Gad Lerner potrebbe essere in lista in un collegio del Nord.

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