L’Italia del governo Conte in Europa sa solo pattinare

Focus

Ma a Bruxelles e Strasburgo non si pattina, ci sono dei momenti in cui bisogna dire o “sì” o “no”, o si sta da una parte o si sta dall’altra

Siamo molto delusi dalla relazione burocratica letta oggi in Aula del presidente Conte sul Consiglio europeo del 20 e 21 giugno, perché in un momento critico come il passaggio da una legislatura euroepa all’altra, dal governo italiano, dal premier, dal ministro Moavero ci saremmo aspettati una valutazione oggettiva sulla condizione dell’Italia in questo contesto europeo.

Invece ci hanno solo ribadito che l’unica strategia del governo italiano in UE è pattinare. Ma a Bruxelles e Strasburgo non si pattina, ci sono dei momenti in cui bisogna dire o “sì” o “no”, o si sta da una parte o si sta dall’altra, o si dicono cose chiare o, se non si dicono, di fatto, ci si isola.

I gruppi Lega e M5S che sostengono il Governo consegnano al prossimo Parlamento europeo 28 leghisti, iscritti al gruppo Identità e Democrazia, che entrano in un gruppo sparuto di sovranisti pari a 73. Potete immaginare quanto possano incidere 73 deputati nel Parlamento europeo: zero. I 14 eletti nel MoVimento 5 Stelle, lo dico col massimo rispetto per i colleghi del MoVimento 5 Stelle, sono ancora nomadi, non sanno dove andranno e sicuramente non saranno in maggioranza. I due principali gruppi parlamentari che danno il sostegno al suo Governo, di fatto, certificano l’isolamento politico di questo Governo e dei due partiti politici che lo sostengono.

Di fronte a questo isolamento politico, noi ci saremmo aspettati una relazione che consentisse alle opposizioni e al Parlamento di ragionare nell’interesse nazionale, guardando all’Europa di domani. Noi non vogliamo solo l’Europa con la bandiera e l’euro, noi vogliamo un’Europa con l’anima, ma metterci l’anima significa andare avanti, non andare indietro, come vogliono i sovranisti. Significa assumersi responsabilità, significa fisco comune, salari comuni, pensioni comuni, difesa comune, debito comune; significa prendere posizione, non far finta che i nodi non ci siano. Ci saremmo aspettati un’attenzione totale per le condizioni in cui è l’Europa. Da 4 mesi siamo senza il Ministro per le politiche comunitarie. Questa è l’attenzione del governo gialloverde sull’Europa!

Il 20 e il 21 giugno il presidente Conte è chiamato a rappresentare il nostro Paese sull’Agenda strategica dell’Unione europea, ci saremmo aspettati alcune parole chiare. Sulle nomine ha ricordato che sono strategiche e che auspica le nomine a pacchetto. Ma le nomine a pacchetto non si auspicano; si media e ci si infila in quelle cinque nomine. Ci sono tre italiani uscenti: Mario Draghi è stato un riferimento per tutto il continente europeo nei sette anni che abbiamo alle spalle, ci saremmo aspettati dal governo una parola in sostegno del Presidente della BCE. L’attacco vergognoso del Presidente degli Stati Uniti, Trump, non è fatto a Draghi: è fatto all’Europa ed è fatto all’Italia. La politica monetaria espansiva serve all’Italia come serve a tutta Europa e dovrebbe essere un punto di riferimento della politica economica.

Andando nel merito del quadro finanziario pluriennale, stiamo parlando di 1.135 miliardi, l’1,11% del reddito nazionale lordo. Pensate di costruire così un’Europa con l’anima, un’Europa dei popoli, un’Europa che si occupa di questioni sociali, con l’1,11 per cento del reddito nazionale lordo dell’Unione a 27? Se questo è, vorremmo sapere qual è la posizione del Governo sul crollo delle risorse alla politica agricola comune per il periodo 2021-2027. L’Italia pagherà questo prezzo. I nostri eurodeputati negli anni che abbiamo alle spalle hanno tentato di frenare l’emorragia. Ci saremmo aspettati una sua parola sulla quantità delle risorse che sono state redistribuite. L’Italia ha fatto alcune mediazioni: in alcune ha perso, in altre ha pareggiato ma non vediamo una mediazione in cui l’Italia ha vinto. Sull’agricoltura perderemo e perderemo tanto. Sui migranti ci ritroviamo il 154% di risorse in più: peccato che non sappiamo a cosa serviranno e qual è la strategia. Spero che i leghisti sappiano che dal “povero” bilancio comunitario arrivano più risorse: vorremmo capire per far cosa.

Sul digitale si è solo detto: “è strategico” e “l’Europa investirà ancora sull’innovazione tecnologica digitale”. Peccato che è la società intera ad essere digitale; è il capitalismo che è digitale; è la nostra vita che è diventata digitale. Il governo Lega M5S deve chiedere in UE che quel bilancio diventi parte integrante del bilancio stesso dell’Unione; deve chiedere con chiarezza che si leghi all’unione fiscale, battaglia mai fatta dal governo Conte. Mai una parola sul fisco legato alle multinazionali del web. Avevamo approvato con grande difficoltà, ma trovando un accordo con l’Europa nell’ultimo scorcio della legislatura che abbiamo alle spalle, una norma che questo esecutivo ha cancellato, riscritto e poi rinviato. Morale: siamo sempre fermi; sul Pil allo 0.1 mentre l’Europa è all’1%, così come in ogni altro ambito.

Le multinazionali del web continuano a non pagare le tasse; noi continuiamo ad avere meno risorse sia sulle imposte indirette che per gli ospedali, le scuole e gli investimenti. Vorremmo sapere se il governo sta con i ciclorider e con i commercianti italiani o con gli amministratori delegati delle multinazionali del web. Non si può stare da una parte e dall’altra.

Sul clima, l’obiettivo 20% energie rinnovabili nel 2020 sembrava lontanissimo dieci anni fa. Ci siamo arrivati e ci siamo arrivati per merito di tutti coloro che hanno avuto responsabilità nel decennio che abbiamo alle spalle. Per arrivare al 2030 con il 30% è necessario finanziare la transizione energetica. Non c’è traccia nel piano italiano di un finanziamento adeguato sulla transizione energetica che possa portarci al 30 per cento: si eviti di parlare del 2050, perché non abbiamo ancora capito come arriveremo al 2030 e per il 2050 di fronte allo stop and go del governo tra marzo e giugno in Europa, vorremmo capire qual è la posizione del Governo sul carbone perché si sono dette delle cose e fatte delle altre.

Infine ricordiamo al Governo Lega-MoVimento 5 Stelle che l’Europa è sempre cresciuta abbattendo muri, dazi e fili spinati. C’è una maggioranza che punta tutto su dazi, fili spinati, muri e rotture. Noi sappiamo che solo l’Europa può farci giocare la partita sulla centralità delle questioni sociali. Noi italiani, come diceva Longanesi, non siamo né il braccio né probabilmente la mente dell’Europa: siamo il cuore. Auguro al presidente del Consiglio di essere all’altezza di questo cuore e dell’idea di Europa che gli italiani hanno sempre avuto e continueranno ad avere.

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