L’Italietta gialloverde dietro la chiusura dei negozi

Focus

Chiudere i negozi non è una buona risposta: ma Salvibni e Di Maio dicono no a tutte le forme della modernità

L’Italia che Di Maio e Salvini hanno in mente è l’Italietta anni Cinquanta e forse di prima ancora. Quella nella quale gli italiani vogliono stare fra di loro, vivacchiare nelle lunghe stagioni fredde e svagarsi un poco d’estate, e alla domenica. Certo, con il tablet piuttosto che la tv, tanto per sfogare frustrazioni e sognare frequentazioni importanti – la mitica “richiesta d’amicizia”. Ma studiare, leggere, informarsi, discutere: roba da élites, cose per quei tristanzuoli della sinistra (poi Conte cade sull’8 settembre e Di Maio su Matera ma tant’è). Il popolo va illuso con promesse di guadagni facili e di lavoro ridotto – l’odiata Fornero! – tanto pensano a tutto loro del governo, lasciate fare. Alla fine è questo l’esito del famoso populismo, altro che il popolo che decide. Ci mancano solo i cartelli “Qui si lavora, non si fa politica” e siamo a posto. O il “culturame” di scelbiana memoria.

A guardar bene, dietro le motivazioni della chiusura dei negozi la domenica – o rotazione, poco importa -c’è proprio l’idea frugale del “focolare domestico”, del negozietto chiuso, della passeggiatina e delle pastarelle domenicali. Un quadretto da provincia di cinquant’anni fa, quando la famigliola borghese sciamava per il corso prima di concedersi un vermouth al caffè tutto specchi e lindi tavolini. Un mondo che non esiste più. I megastore, i supermercati, la città-che-non-chiude-mai: lasciamola agli americani ‘sta roba.

La questione è seria, ma chiudere non è mai una buona soluzione. Bisogna aprire, aprire il più possibile, vediamo come: questo è il problema di un grande paese moderno. D’altra parte, il no grillino alle grandi opere è intriso di questo sapore d’antico, la nostalgia per le nazionalizzazioni evoca il vecchio caro Stato – in mano a loro, s’intende – che pensa a tutto lui. E i musei gratis, ma che idea! Vogliamo forse un’Italia più colta e che si muove da casa per ammirare Picasso o Bernini? Vadano retro dunque le Olimpiadi, vade retro l’apertura al mondo, vade retro Europa, vade retro modernità!

Ora, passi per Salvini che è un politico dell’età della pietra, ma che dire di Di Maio! Un ragazzo di poco più di 30 anni che pare un viveur d’anteguerra (salvo poi usare a suo vantaggio la peggiore modernità di troll, fake e hacker), lasciateci lavorare, vi diamo pure la domenica per mangiare spaghetti pollo insalatina e una tazzina di caffè: e se restate senza zucchero in casa, nessun problema, andate dalla signora del piano di sopra che è tanto gentile. La domenica tutti a casa (come il film di Comencini sull’8 settembre, presidente Conte).

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