Loro litigano, il lavoro si ferma. E il Paese torna indietro.

Focus

La cassa integrazione esplode mentre il governo è bloccato, troppo indaffarato su scandali internazionali

A sentire certi dati sembra proprio di essere tornati indietro. Al 2011, quando il Paese precipitava nella crisi, le aziende chiudevano e il governo si avvitava sugli scandali dei suoi ministri. Invece è il 2019. La nuova destra accompagnata dai pentastellati è passata dagli scandali notturni alla corruzione internazionale. La cassa integrazione esplode, segna +42% sul giugno dello scorso anno e praticamente raddoppia quella straordinaria.

Le domande di disoccupazione aumentano spinte dalle norme folli del decreto dignità, che ha solo infilato i precari in un vortice di terribile insicurezza. Ma i temi economici sono fuori dall’agenda del governo, sono fuori persino da quella dei media. Ogni giorno il tema è sempre e soltanto la battuta con cui si offendono vicendevolmente, l’arma di distrazione di massa con cui tirano un po’ più forte la corda a cui è appesa una possibile crisi di governo.

Una crisi tanto minacciata tanto rifuggita, per il rischio di ricevere una severa punizione nelle urne vista l’inconsistenza delle soluzioni costruite per i bisogni quotidiani dei cittadini. Il reddito di cittadinanza non è quello che molti si aspettavano, e non solo per la platea e per le cifre: mancano i servizi per ricostruirsi una vita, i navigator sono una barzelletta, il presidente Anpal Mimmo Parisi scelto da Di Maio rischia di sfruttare le politiche attive del lavoro per vendere all’Italia il proprio software made in Mississippi. Quota 100 lascia le imprese e la pubblica amministrazione senza personale mentre le assunzioni sono ferme, il turn over non funziona come prometteva Salvini.

Mancano i medici, rischiano di mancare addirittura gli insegnanti a settembre per il caos in cui il governo sta precipitando la scuola pubblica. Eppure decine di migliaia di giovani continuano a lasciare l’Italia. Al sud un giovane su due è disoccupato, mentre si rischia di disperdere quel tanto di patrimonio industriale da proteggere e rilanciare: Whirlpool, Almaviva, Ilva, e tanti altri casi ancora.

Eppure il governo trova il tempo di far fare il giro ai sindacati di 4 o 5 palazzi diversi. Ieri al Viminale da Salvini, domani al Mise da Di Maio, fra un po’ a Palazzo Chigi da Conte e poi chissà, magari facciamo un giro anche da Toninelli. Perdono tempo, giocano mentre il Paese perde pezzi e posti di lavoro. Eppure le parti sociali chiedono qualcosa di molto semplice per il Paese, per chi lavora, per chi guadagna meno: chiedono il taglio del cuneo fiscale, la stessa proposta del Partito Democratico. Né flat tax né altro: taglio del cuneo fiscale. Semplice, di effetto immediato sulle tasche degli italiani. Nessun regalo agli evasori, nessun taglio allo stato sociale. Ma non ci riescono, non ce la possono fare. E allora mettano la parola fine a questa farsa. Vadano a casa, e lascino la parola agli italiani.

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