Livorno, la finta rivoluzione

Focus

Dopo solo tre anni di amministrazione M5s, le contraddizioni sono molte ed evidenti

Livorno è stata la città che per prima ha sperimentato la via grillina verso la rivoluzione delle 5 stelle. E’ stata la città in cui le parole d’ordine “onestà”, “trasparenza”, “curriculum” sono andate a sferzare l’opinione pubblica come il libeccio che soffia potente sulla costa livornese.

Oggi, tre anni dopo, le contraddizioni sono molte ed evidenti. E’ qui infatti che il sindaco Nogarin ed un suo assessore, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, hanno scoperto la presunzione di innocenza e abbandonato la colpevolezza preventiva teorizzata per i politici.

Per il sindaco la notizia dell’avviso è stata “una medaglia”. Stridente questa impostazione rispetto al grido dimissioni e onestà o alle interviste dei vari leader nazionali del movimento. Comunque dopo Livorno con Parma, Quarto e Roma sappiamo che esistono quattro pesi e quattro misure. L’onestà o le dimissioni non sono valutazioni oggettive, variano con le stagioni.

LEGGI ANCHE Da Torino a Roma, ecco il malgoverno targato M5s

 

Sempre qui, nella Livorno di Modigliani, Piero Ciampi e del riscoperto Caproni, è stato introdotto quello che i grillini hanno chiamato reddito di cittadinanza ma che tale non è. Indirizzato ai soli disoccupati sotto forma di erogazione di denaro in forma limitata e non strutturale appare più simile ad un sussidio di disoccupazione: 500 euro per 100 persone, per soli 6 mesi. Misura riproposta anche per quest’anno, in forma mutata: fino a 220 euro al mese, per 9 mesi, per 358 persone. Siamo 160mila abitanti…

E’ ancora qui, tra la Terrazza Mascagni e il bellissimo sistema dei fossi e delle fortezze medicee, che i tanto decantati curriculum si sono scontrati con le amicizie e la fedeltà: manager inventati che non avevano mai messo piede in un’azienda, amici nominati in enti e fondazioni. Tutto nei poteri di un sindaco, ma molto distante dal merito e dalle competenze.

Sempre qui, dove abbiamo il Vernacoliere, ma si trova nelle edicole e non a palazzo Civico, il rispetto per le istituzioni e per l’avversario ha trovato esempi da maestro: “Il Pd deve morire” sostiene Nogarin, “Sì, lo abbiamo disinfettato” riferendosi all’ippodromo dove si era tenuta la Festa de L’Unità e dulcis in fundo l’ormai noto “M’importa un **** di questi stron** qui” rivolto da un assessore ai lavoratori durante un Consiglio comunale.

Infine i rimborsi casa-lavoro per la giunta e le consulenze varie, hanno fatto dimenticare l’austerità e l’idea francescana del movimento delle origini. Ma a Livorno siamo gente di mare e di scoglio, abbiamo resistito duramente all’invasione austriaca durante il risorgimento e alla distruzione della città durante la seconda guerra mondiale, cosa volete che ci faccia la propaganda grillina?

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli