Accordo fra 8 Paesi, Lifeline potrà attraccare a Malta: “La nave verrà trattenuta per indagini”

Focus

Alex Steier, fondatore della Ong, aveva attaccato il ministro dell’interno tedesco Horst Seehofer: “Sarà responsabile quando ci saranno dei morti”

Svolta nel nuovo caso della nave ong Lifeline da 6 giorni i balìa del mare nonostante 234 migranti siano a bordo e necessitino di soccorso: nel pomeriggio potrà attraccare in un porto di Malta.  La situazioni ieri sembrava aver trovato una soluzione tanto che il premier Conte aveva rassicurato: “Ho appena sentito al telefono il presidente Muscat: la nave della ong Lifeline attraccherà a Malta”. Ma qualcosa si è bloccato e la nave era rimasta senza un porto sicuro.

Il Presidente maltese non aveva dato il via libera perché mancava la certezza della ridistribuzione dei migranti in territorio europeo, in particolare da parte del governo tedesco. Anche se Muscat ha tenuto a precisare in conferenza stampa che lo stallo fosse dovuto unicamente al comportamento del capitano dell’imbarcazione che “avrebbe violato le leggi internazionali,  non si è trattato di uno scontro tra due stati membri”. Per questo ha confermato che, una volta attraccata,”la Lifeline sarà sequestrata per l’avvio di un’indagine“.

I migranti a bordo della nave saranno assistiti da 8 paesi europei: “Ringrazio per questo Francia, Italia, Irlanda, Portogallo e Lussemburgo”, ha aggiunto Muscat che ha sottolineato che “altri stati membri dell’Ue si sono rifiutati di accogliere i migranti”. Il premier ha inoltre ringraziato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, per aver avanzato la proposta, domenica, di ridistribuire i migranti a bordo della Lifeline. Ai Paesi sopracitati bisogna aggiungere anche la disponibilità dell’Olanda e del Belgio. “Credo che altri Stati membri offriranno la propria assistenza, sono sicuro che cresceranno nelle prossime ore”, ha detto ancora il premier maltese che ha voluto anche specificare che l’accordo è “un caso unico” per la sola vicenda di una nave “in cui il capitano ha disobbedito gli ordini”.

La soluzione della questione porta Salvini a parlare di vittoria: “Dopo anni di parole, in un mese arrivano i fatti!”.

L’appello dalla nave

In mattinata era arrivato il drammatico messaggio lanciato dal comandante della nave: “Tre persone sono nella nostra infermeria, hanno bisogno di cure intensive, gli altri soffrono quasi tutti il mal di mare. Ora il tempo è peggio. Abbiamo chiesto a Malta se possiamo cercare protezione in una baia ma finora nessuna risposta. Perché?”.

A ritardare l’ingresso nel porto di Malta della nave, secondo Lifeline, sarebbe stato il parere negativo all’accordo faticosamente raggiunto da cinque Paesi europei (Italia, Malta, Francia, Spagna e Portogallo) da parte della Germania. “Sembra che manchi solamente il suo ok” ha attaccato il fondatore della Ong tedesca, Alex Steier, riferendosi al ministro dell’interno tedesco Horst Seehofer, che non consentirebbe l’attracco in porto. Il ministro dell’Interno tedesco, continua Steiner “agisce come una versione tedesca del collega italiano Salvini e rende il governo tedesco complice della mancata assistenza a persone in pericolo. Se la situazione a bordo della nave subirà un’escalation a causa delle condizioni di sfinimento e debolezza delle persone a bordo, e del peggioramento del tempo, Seehofer ne avrà piena responsabilità“, aggiunge una nota.

Una versione che dalla Germania rimandano al mittente: “E’ inverosimile che gli altri Stati si orienteranno solo al comportamento del ministro Seehofer. Qui abbiamo detto che è una decisione del governo tedesco e così sarà affrontata con una procedura governativa”. E’ quello che ha detto, in conferenza stampa a Berlino, la portavoce di Horst Seehofer, Petermann. Secondo quanto riporta Dpa la Germania aveva messo come condizione di accettare una parte dei migranti presenti sulla nave solo a patto che la Lifeline venga sequestrata.

La solidarietà delle ogn italiane e maltesi

“Vogliamo chiarire che, offrendo soccorso in situazioni di emergenza in mare, le ong non commettono alcuna violazione delle norme internazionali, mentre le operazioni di salvataggio dipendono dall’adempimento dei singoli Stati all’obbligo di indicare un porto sicuro per garantire lo sbarco immediato delle persone soccorse. Ricordiamo alle autorità chiamate in causa che effettuare sbarchi in un porto o Paese non sicuro per gli individui soccorsi in mare, come ad esempio la Libia, costituirebbe una violazione alle norme internazionali e che questa opzione non costituisce, dunque, una soluzione valida alla situazione attuale. Perciò esprimiamo la nostra preoccupazione di fronte all’annuncio delle autorità sia italiane che maltesi di voler prendere provvedimenti contro il capitano e l’equipaggio della nave da soccorso Lifeline”. In una nota congiunta numerose organizzazioni non governative di Italia e Malta prendono posizione dopo gli attacchi subiti da parte dei governi dei due Paesi. “Pur accogliendo con soddisfazione i recenti sviluppi in relazione all’avvenuto sbarco delle persone a bordo della nave cargo Alexander Maersk e la notizia dell’attuale coordinamento tra i governi italiano, maltese, francese e spagnolo – scrivono le ong – chiediamo che tutte le parti coinvolte permettano lo sbarco immediato delle oltre 230 persone soccorse in mare, tra cui bambini, minori non accompagnati e altri individui vulnerabili, che si trovano a bordo della nave da soccorso Lifeline. Pur comprendendo il bisogno di chiarire le responsabilità legali relative alla situazione, vogliamo sottolineare come la protezione della vita e della dignità umana debbano, in casi come questi, rimanere la priorità principale. Al fine di preservare l’integrità delle leggi marittime internazionali, secondo le quali il soccorso deve essere garantito a chiunque in caso di emergenza in mare – aggiunge la nota – riteniamo fondamentale che le autorità costiere coordinino gli sforzi per assicurare uno sbarco immediato in luogo sicuro, come da obblighi derivanti dalle norme internazionali”.

 

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