Lo spread riparte, arriva a 290. Grazie, Salvini

Focus

Evidente la crisi politica, che non è ancora crisi di governo. Ma fino a quando?

La frase – insistita – di Matteo Salvini sulla possibilità/necessità di superare il 3% è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E com’era prevedibile stamane lo spread è balzato a 290 punti, segno del nervosismo dei mercati per la conclamata instabilità politica dell’Italia.

Un’instabilità certificata ieri sera in modo esplicito da Giancarlo Giorgetti, uno di quelli che parlano più chiaro: “Se continua così – ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – dopo il 26 maggio sarà difficile andare avanti”.

In effetti la conflittualità fra i due partiti di governo, e in particolare fra i loro leader che ormai non si rivolgono la parola, dettata da evidenti esigenze propagandistiche però rischia di esplodere ad ogni momento. Il premier Conte non ha evidentemente le risorse umane e politiche per mettere le cose in ordine ed è per questo che si guarda bene dal fissare un vertice di governo.

Le due macchine corrono verso il burrone lanciate a una velocità che  neppure Salvini e Di Maio sono a questo punto in grado di ridurre. Sembra esserci una forza inerziale che spinge verso un urto politico fra M5s e Lega. Di fatto, è una crisi politica. Non ancora una crisi di governo, certo. Fino a quando?

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