Lo spread sotto quota 100, cresce la fiducia nell’Italia

Focus

Se lo spread italiano va meglio di quello spagnolo e guadagna terreno su quello francese è merito anche delle riforme attuate dal nostro governo

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi scende sotto la soglia dei 100 punti base. Eppure non era un secolo fa quando il governo Berlusconi andò a casa (anche) perché aveva raggiunto quota 500. E il Sole 24 Ore titolava “Fate presto” al governo Monti appena insediato.

Il tempo in cui l’Italia figurava come l’osservato speciale della comunità internazionale sembra ormai un lontano ricordo e quell’indicatore macroeconomico, che in qualche modo riproduce l’andamento della nostra economia e mette a fuoco il cosiddetto ‘sentiment’ degli operatori internazionali, scivola sotto la soglia psicologica dei 100 punti. Tutto ciò si traduce in un aumento di fiducia nei nostri confronti: il titolo di Stato italiano piace, genera interesse, e viene comprato in misura maggiore di quello tedesco.

Lo spread oggi arriva a toccare quota 95 punti, spinto senza dubbio dall’impostazione da ‘colomba’ del presidente della Bce, Mario Draghi sul Quantitative easing, e da altre variabili esterne, come il calo del petrolio e la discesa dell’euro rispetto al dollaro. Tuttavia, se il titolo di Stato italiano viene comprato più di quello spagnolo (lo spread Spagna-Germania viaggia sui 119 punti) e di quello francese (il gap con i cugini transalpini continua a ridursi), sulla scelta degli investitori non possono non incidere anche le riforme attuate dal nostro governo. A partire dal Jobs Act e da tutte le altre misure di natura economica, per arrivare a quelle di natura istituzionale, che contribuiscono – lo dimostrano i rendimenti dei Btp – a dare maggiore stabilità e a migliorare le attese sul futuro del nostro Paese.

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