Potente Sorrentino

Focus

Il regista ritrova in “Loro 1” la potenza cromatica e radiografica, eccentrica e surreale de “La Grande Bellezza”

Le geometrie variabili del Potere di Berlusconi & c. viaggiano sui filamenti di una ragnatela, su traiettorie minimali che sfuggono all’occhio nudo, finanche alla coscienza, figurarsi ai dettami dell’antica agorà o della vita istituzionale. Sono piste di cocaina che disegnano affreschi sulla schiena di veneri sodomite da yacht – dove si scambiano chiappe tonde e tatuate per appalti -, o su piatti da cena dove vengono sniffate a tempo di record prima di servire i sofficini riscaldati ai figli incollati alla tv. Sono le delicate ipotenuse delle suolette che servono al presidente per far svettare nei mocassini di rito calcagni e personalità. Sono le volumetrie di drappeggi kitsch per una festa in giardino, che simulano esotismi alla vaccinara acrobaticamente sospesi fra Rodolfo Valentino e Gheddafi, i miti di Hollywood e i papponi del petrolio, le danze delle spade e un “annamosene che è tardi”.

Paolo Sorrentino in questo suo Loro 1 ritrova la potenza cromatica e radiografica, eccentrica e surreale (ma sarebbe meglio dire “surnaturale”) de La Grande Bellezza, tradita con dolo nel manierismo macchiettistico di personaggi così finzionali e grotteschi da non solleticare e turbare per nulla di The Young Pope.

Qui, un intero mondo si accascia precipitando nella dimensione postribolare di una tardo-Repubblica che ritrova fondamenta solo nell’homo novus che concede “forza economica ed entusiasmo” a masse demotivate e teledipendenti, e nella santità deviata di un dio mafioso che si fa masturbare in pochi secondi nel segreto di una sauna multicolor, lezzo e lapide perfetti dell’onnipotenza e del delitto. Sorrentino, perfetto alchimista di testo e immagine, infiamma questa ecatombe del senso di vampe e disperazione, di torbido e torpore, di carnale e carnevale, di virtù (lacerate e marginali, come nella moglie dell’ex premier che legge Saramago insoddisfatta del continuo barzellettame maritale) e virtualità (oppressive e sorridenti, stile Mike e televendite). Il simbolico diventa sistolico. Una tachicardia dell’impotenza e della perifericità, dove anime sfigate languono di frustrazione immaginando vite da showmen altrettanto subordinate ma obese di vanità.

Le ferite non vengono rimarginate nel fiabesco mondo di re Silvio, tutto giostrine, siepi in fiore, vulcani a comando e robottini spazzaerba. Le ferite portano all’estrema vendita di sé, al suicida incantevole gioco di prostituzione e prestidigitazione morale che spinge tante ragazze avvenenti a rinunciare al pudore e a un normale corso di studi, a sacrificarsi sull’altare cannibale del neonato Moloch chiamato Fiction, Popolarità, Visibilità, Danaro, Bellavita. Ma la trasgressione è sotto vuoto. L’erotismo è un tanto al chilo. Dioniso è incatenato. Il suo carceriere? Una Politica che non sa che farsene di valori elettivi ma tutto intinge nell’acqua ragia della conoscenza ravvicinata col Grande Risolutore, col nume nano che tutto irradia di chance e banconote.

E così quando Sergio il cicisbeo (perfetto Scamarcio nel suo ruolo) porta le aspiranti veline nella villa a fianco di quella di B., organizza la catatonia generalizzata delle anfetamine e dell’orgia simulata, ma solo per essere spiati meglio, mica per godere. “Dovremmo restare sempre così”, proclama quando, dopo ore di sculettate e kamasutra, nessuno sembra aver gradito le pose di cotante manze di là dal parapetto… Personaggi di un palco che resta senza autori.

L’Osceno è una scena satura, un niente-pieno che irride la libertà e il giudizio. Patina e Pantano. Una Matrix variopinta e crudele. E allora per il Caimano-ridens omaggiare financo la propria crisi coniugale col Concato vero che canta “Una domenica bestiale” è il sussiegoso compimento di una dialettica hegeliana. La “tesi” del Silvio che tutto pretende perché già tutto può ed è. L’”antitesi” del Silvio che si nega per la mortale paura di un confronto profondo con la verità. La “sintesi” del Silvio che surfa su una schiumosa oleosa dorata scia di illusioni condivise perché è la realtà-femmina ad essere perennemente innamorata di lui…

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