L’ossessione di Toninelli per le autostrade pubbliche (e per le gaffe)

Focus

L’ultima uscita del ministro dei Trasporti è il riassunto perfetto della sua azione di governo

In questi sette mesi di governo abbiamo ormai imparato a conoscere il ministro Danilo Toninelli. Ai tempi del Movimento 5 Stelle all’opposizione, si era fatto notare soprattutto per il suo presenzialismo televisivo e per la sua spiccata attitudine ad affrontare tematiche costituzionali, dalle riforme alla legge elettorale. Ambiti in cui, fin da subito, si fece notare, più che per i contenuti proposti, per quel particolare tipo di retorica apparentemente piatta e sottomessa che però mal celava il cinismo tipico di chi sapeva di stare nel posto giusto nonostante fosse la persona meno indicata.

Queste sue caratteristiche hanno registrato una crescita esponenziale da quando si è ritrovato ad occupare uno dei ruoli più strategici del governo, quello di ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, compito troppo spesso derubricato a mansione di seconda fascia, ma in realtà decisivo nell’azione di un esecutivo. Specie se in questo esecutivo il partito di maggioranza relativa (anche se ormai non sembrerebbe) è il Movimento 5 Stelle, da sempre allergico a qualsiasi investimento che abbia come obiettivo la crescita e la modernizzazione del Paese.

Ebbene, in questi mesi, Toninelli si è rivelato per quello che è: un ministro incompetente, arrogante e saccente. Più impegnato a scalare gli indici di popolarità tra i troll del Movimento, che a dare un indirizzo al suo dicastero-chiave.

Guardando a questi sette mesi e pensando a cosa abbia fatto il ministro, vengono in mente quattro filoni, dai quali non si è mai discostato, mostrando un’invidiabile coerenza. Il primo, per cui è ormai diventato un personaggio celebre in rete, è quello legato alle sue innumerevoli gaffe. Indimenticabili il “tunnel del Brennero” (che non esiste), il “decreto Genova scritto col cuore”, il nuovo Ponte nel capoluogo ligure “su cui si potrà anche mangiare”, la foto con il plastico da Vespa e chi più ne ha più ne metta.

Il secondo filone? Tutto ciò che riguarda i trasporti deve essere nazionalizzato e reso pubblico. Lo ha detto subito dopo il disastro di Genova, continua a dirlo dopo ogni disservizio sulla rete autostradale. Le concessioni così, nel lessico grillino diventano “mangiatoie”, gli imprenditori “prenditori” e così via. Nell’ultimo episodio, quello riguardante la grande situazione di disagio verificatasi proprio sull’A22 del Brennero, Toninelli ha messo insieme le due caratteristiche principali della sua azione di governo, dicendo subito che l’autostrada deve diventare “pubblica” ma ignorando che lo è già per l’81%, cercando poi di riparare, inutilmente, quando la frittata era già fatta.

Il ministro è poi diventato celebre per la retorica dell’analisi costi benefici. Da che doveva essere una rivoluzionaria metodologia per valutare la effettiva bontà dei progetti delle grandi opere (in particolare la Tav), si è trasformata in una specie di barzelletta, scomparsa dai radar della politica, strumento finto utilizzato dai Cinque Stelle per segare sul nascere lo sviluppo del Paese.

Infine Toninelli si è fatto riconoscere anche per la sudditanza, nel suo ruolo di ministro dei Trasporti (e quindi dei porti), in tutta la vicenda migranti, in cui si è limitato a fare ciò che gli diceva di fare Salvini e a provare a rincorrere il capo leghista sul terreno del “cattivismo”. Con risultati un po’ comici e un po’ tragici.

Insomma, nel disastro collettivo di questi sette, deliranti, mesi di governo, spicca la figura di Danilo Toninelli da Soresina, ministro a sua insaputa, alfiere del grillismo più evanescente e dannoso.

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