Lanzalone lascia Acea. Chi è il Mr Wolf mandato da Grillo a Roma

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Luca Lanzalone con Luidi Di Maio

In manette Lanzalone, superconsulente M5s tra Livorno e Roma

Doveva sbrogliare le matasse intricate della giunta Raggi, e invece ha contribuito a intricarle ancora di più, fino a rimanerci invischiato. Lui è Luca Lanzalone da Crema, avvocato cinquantenne, un “tecnico al servizio della politica” come si definisce.

Impigliato nell’indagine sullo stadio di Roma e finito in manette, oggi si è dimesso da presidente di Acea dove era stato mandato da Virginia Raggi.

Al servizio della politica, dunque, ma non la politica qualunque: in particolare quella del carro dei vincitori che, negli ultimi anni, porta il logo delle 5 stelle. E così nel 2016 arriva a Livorno, dove il sindaco grillino Filippo Nogarin gli affida il concordato dell’azienda municipalizzata dei rifiuti Aamps. Da Livorno passa poi a Roma.

Pare che sia stata la stessa sindaca Virginia Raggi a chiedere consiglio al primo cittadino livornese, dopo lo scandalo che, nel dicembre 2016, porta all’arresto per corruzione dell’ex capo del personale del Comune di Roma Raffaele Marra, fedelissimo della sindaca. Comunque sia andata, Lanzalone nel giro di poco tempo passa dal cacciucco alla pajata e a Roma si trova a gestire dossier di grande delicatezza. È l’uomo di riferimento dei 5Stelle e di lì a poco ha nelle mani la questione dello stadio della Roma a Tor di Valle, certamente dossier fra i più importanti della giunta capitolina. In realtà, si tratta di una consulenza senza contratto, anche perché nel frattempo si dimette l’assessore all’Urbanistica, ma Lanzalone deve essere un generoso, un altruista e rassicura tutti: “Se non si dovesse formalizzare la consulenza? La mia resterà un’attività gratuita”.

Tanta disponibilità sarà poi premiata, nell’aprile 2017: nella corsa alle poltrone dei 5 Stelle: a lui tocca la presidenza di Acea, la società che fornisce acqua e elettricità agli abitanti della capitale. Questa cosa del ‘non preoccupatevi, lo faccio gratis’, non è nuova. I livornesi, ad esempio, l’hanno già sentita. Siamo agli inizi del 2016 e dalla sera alla mattina ritroviamo Lanzalone a presiedere il consiglio d’amministrazione di Aamps. In quel momento c’è in discussione il concordato e il cda, nonostante sia di nomina grillina, ha opinioni non proprio in linea col sindaco. Nogarin la risolve a suo modo: spazza via il cda sostituendone i membri e chiama Lanzalone a dirigere e comandare. Ovviamente -bontà sua – anche in questo caso l’avvocato ripete che è lì gratuitamente. Ma, come già a Roma, poco tempo dopo diventa l’advisor legale di Aamps per il nuovo concordato.

A marzo 2017 Lanzalone si candida advisor anche per il concordato di Spil, la storica Società Porto Industriale Livorno, partecipata dal Comune al 61%. Come va a finire? Lanzalone ottiene l’incarico di advisor con un compenso di 225 mila euro, nonostante ci fosse la proposta di uno studio legale di Pisa che prevedeva di svolgere la funzione con 60mila euro. Ma non tutto va liscio. In quella riunione del cda di Spil per l’affidamento dell’incarico, succede il finimondo, alla presenza dello stesso Nogarin, e l’incarico viene sospeso.

Nuova riunione del cda dopo una settimana circa, ma va anche peggio, con le dimissioni della presidente che era lì da pochi mesi. Si litiga per i compensi insomma, sino ad arrivare alla proposta di tagliare la cifra di 75mila euro. Alle liti in cda, si aggiungono gli esposti alla Guardia di Finanza. A quel punto Lanzalone fa il bel gesto, si tira dietro e rinuncia all’incarico. Ma non soffrirà troppo: di lì a poco arriverà la presidenza Acea.

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