Così parlò De Crescenzo

Focus

Se ne va un bell’intellettuale popolare che ha saputo rappresentare la grandissima Napoli del Novecento

Luciano De Crescenzo, scomparso all’età di 91 anni, ha impersonato a suo modo – un modo elegantissimo – la saggezza disincantata e gaudente della napoletanità. In lui, pur senza voler esagerare, c’era tutto il tipico impasto colto e brillante di un Marotta, un La Capria, un De Filippo persino: la grandissima Napoli intellettuale del Novecento. Quel porgere la cultura come fosse un babà e quel raccontare il mondo come fosse una favola per bambini era naturale in lui: se ne accorse un napoletano acquisito come Renzo Arbore che lo inserì nell’incredibile cast di Quelli della notte, a tutt’oggi il programma più bello della storia della televisione italiana.

De Crescenzo naturalmente era colto, molto colto. E i suoi libri divulgativi di filosofia ebbero enorme successo.

In quegli anni, sostenuto dall’entusiamo dirompente di un vero e proprio gruppo di lavoro, poté dedicarsi alla scrittura anche di film più ambiziosi che riusciti come Il Pap’occhio. Ma certo questi ultimi, e in primis lo stesso Così parlò Bellavista derivato dal suo principale successo letterario, come detto da Lina Wertmuller e dalla Rossellini erano film carini, molto vicini allo stile dei film di Totò. Ovvero una regia in pratica assente e i personaggi interpreti che gigioneggiavano a piacimento, con in testa lo stesso De Crescenzo – narciso reo confesso: tutte le sue copertine dei libri hanno il suo ritratto – che spesso impartiva lezioni di vita derivate dalla filosofia greca.

Insomma, un bell’intellettuale popolare, Luciano De Crescenzo, che non parlerà più a noi, se non con i suoi scritti e con ciò che è depositato nella nostra memoria.

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